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giovedì 13 ottobre 2011

Anche nel Piceno si costituisce il coordinamento provinciale per la salvaguardia del territorio e del paesaggio

Colli del Tonto- 9 ottobre 2011-
A breve inizierà una raccolta firme per presentare una legge regionale sul governo del territorio e del paesaggio delle Marche



n un partecipato incontro tenutosi a Colli del Tronto, si è costituito il Coordinamento provinciale per il Suolo ed il Paesaggio della provincia di Ascoli Piceno. Come nel resto delle Marche, anche nell’Ascolano associazioni, comitati, movimenti si mettono in campo, insieme ad oltre settanta associazioni marchigiane, per spingere dal basso le istituzioni, in particolare la Regione, a cambiare le politiche di gestione del territorio e ad aprire una nuova stagione capace di guardare al futuro. Dalla crisi infatti non si esce con la cementificazione speculativa che, come ci dicono gli economisti e dimostra l’esplosione delle bolle immobiliari in America ed in Europa, droga il mercato delle case, riduce la possibilità di acquisto e di vendita di abitazioni (per l’eccesso di offerta che però non intacca il livello dei prezzi), distrugge gli investimenti delle famiglie, pietrifica i capitali, riduce l’attrattività del territorio e taglia le prospettive per le economie legate alla qualità, ai turismi, alle nuove agricolture.

E che dire del dissesto idrogeologico, dei costi sociali ed economici che i marchigiani debbono pagare per i disastri ambientali scatenati da frane ed alluvioni, frutto non dell’aggressività della natura ma di una gestione dissennata del territorio, di fiumi sfruttati e degradati, di strutture e fabbricati industriali costruiti in aree golenali vincolate nel 63% dei Comuni delle Marche, di interi quartieri edificati in zone a rischio esondazioni? Non è più accettabile che le Marche continuino ad essere la terza regione d’Italia per degrado idrogeologico, una delle prime per consumo di suolo con il 12,5% di incremento della superficie edificata fra 2001 e 2008 a fronte di una media nazionale del 7,8%, una delle prime per quantità di pannelli fotovoltaici installati sui suoli agricoli anziché nelle aree industriali e già urbanizzate: e tutto ciò nel mentre si prelevano dalle tasche dei cittadini ingenti quantità di denaro per promuovere la Regione attraverso il suo paesaggio, decantato in televisione, sfregiato e distrutto nella realtà.

Di fronte a questa cinica schizofrenia degli amministratori pubblici i cittadini, gli imprenditori, i tecnici e gli esperti aderenti al Coordinamento per il Suolo e per il Paesaggio di Ascoli Piceno organizzeranno incontri di informazione e dibattito con la popolazione e, in raccordo con il Coordinamento regionale, parteciperanno alla elaborazione ed alla raccolta firme per una Proposta di legge regionale di iniziativa popolare sul governo del territorio , che consideri il suolo ed il paesaggio fondamentali beni comuni, grandi risorse strategiche per lo sviluppo dei territori, da sottrarre, come l’acqua, alle logiche accaparratrici di pochi e da valorizzare invece nell’interesse generale secondo principi di partecipazione, equità, sussidiarietà, condivisione delle scelte e trasparenza degli atti di governo.

Amici della Bicicletta di Ascoli Piceno Archeoclub d’Italia, sede di CupramarittimaAssociazione I Care di San Benedetto del TrontoErmo Colle di Colli del TrontoItalia Nostra di Ascoli PicenoLegambiente di Ascoli PicenoLegambiente di San Benedetto del TrontoLuoghi Comuni di Ascoli PicenoOfficina San Giacomo di MonteprandoneTavolo piceno acqua bene comuneTutela e Sviluppo del Territorio di CossignanoTutela e Valorizzazione della Valdaso

giovedì 20 gennaio 2011

PERCHE' ESIGIAMO UN FOTOVOLTAICO NON SUI TERRENI AGRICOLI

Ovunque, tranne che in Italia e men che meno nelle Marche, si è capito che proprio sulla produzione del cibo, attraverso l’attività agricola e il collegamento di essa con l’industria di trasformazione, si gioca la partita decisiva per il futuro del mondo globalizzato. Questo paese dipende a tal punto dal commercio estero da far stimare (previsioni non mie ma della finanza internazionale, leggete i documenti di bruxelles) che, qualora una crisi internazionale arrestasse il commercio di alimenti, la nostra popolazione italiana sarebbe ridotta alla fame nel giro di poche settimane. L’esempio del rincaro del grano duro per la pasta (ve lo ricordate?) , dovrebbe insegnarci qualcosa. Esso ha gettato nell’allarme più totale l’Italia per mesi e mesi, per via dei rincari ( rincari, non scomparsa!!) della pasta, piatto nazionalpopolare. Eppure, con una disinvoltura che non ha eguali nel resto del mondo, si pianifica di trasferire una cospicua fetta delle terre agricole residue dalla produzione alimentare a quella elettrica e di farlo in particolare su quelle fertili di pianura e fondovalle, delle colline più produttive, con l’assurda motivazione che queste sono più facili da installare e nascondere, con l’ausilio di siepucce , alla vista del passante “distratto”. Sono anche BELLE. Come ci dice, se ancora non l’avessimo pensato, un certo Luciano Spinozzi , "portavoce " dei "verdi"  nel piceno (Arg!!). ma anche…vari compagni del partito dei verdi, a quanto sembra. Ricordo che il PRIMO CONTO ENERGIA che dobbiamo sostenere è il nostro CIBO di QUALITA’, senza quello dopo pochi giorni moriamo. Un governo responsabile ed oculato come quello tedesco ha capito questo problema per tempo e, nel luglio scorso, ha abolito qualsiasi forma di incentivazione sul FV istallato su terreni agricoli. Quello italiano, invece, dopo aver fatto sperare ad una progressiva riduzione delle aliquote a partire dalla fine del 2010 (soldi nostri) , ha fatto votare in un senato dimezzato dalle ferie estive una proroga degli elevatissimi incentivi del D.L. sul Contoenergia fino al giugno del 2011. Qualcuno poi ci dovrà spiegare perchè si continua questa installazione selvaggia nelle Marche quando la Regione ha pure ufficializzato che si è di GRAN LUNGA superato il tetto che la regione aveva stabilito di raggiungere nell’ambito delle rinnovabili. Dobbiamo aggiungere altro a Spinozzi e verdolini? O stanno anche loro facendo una fine scilipotiana?
mimma, con libero pensiero




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martedì 18 gennaio 2011

PUNTI SALIENTI DELLA LEGGE DI INIZIATIVA POPOLARE SUL PAESAGGIO

COORDINAMENTO REGIONALE PER LA TUTELA DEL
PAESAGGIO DELLE MARCHE
Contributo per la modifica della proposta di legge n. 156 del 01.03.2007 avente ad oggetto:
“Norme per lo sviluppo sostenibile ed il governo del territorio regionale”
(modifiche alla L.R. 5 agosto 1992 n. 34)

1. Premessa
2. Considerazioni generali
3. Proposte normative
4. Elementi da approfondire

1. PREMESSA
Il “Coordinamento regionale per la tutela del Paesaggio delle Marche”, costituitosi da quasi tre anni con l’obiettivo prioritario di portare un contributo fattivo per la conoscenza, salvaguardia e valorizzazione del Paesaggio della nostra regione, riconoscendo nella sua globalità un valore inestimabile per l’intera comunità regionale sotto i profili culturale, socio-economico, psico-fisico ed identitario e condividendo i principi ispiratori e le finalità della “Convenzione Europea del Paesaggio”,

con il presente documento intende adoperarsi per il miglioramento del testo legislativo di cui all’oggetto, - adottato dalla Giunta Regionale precedente, discusso dalla IV Commissione Consiliare della scorsa legislatura e mai arrivato al Consiglio Regionale -, ritenendo di assoluta importanza che l’Ente Regione si doti di una legislazione di altissimo profilo culturale, capace di avviare una nuova stagione di piani paesaggistico - territoriali ed urbanistici orientati alla prioritaria ed irrinunciabile salvaguardia dei beni culturali e del paesaggio delle Marche, considerati nella loro complessità ed integrità come patrimonio comune inalienabile ed inscindibile, quale risultato di secolare e sapiente interrelazione tra opera dell’uomo e della natura.

A tal fine riteniamo però che sia di fondamentale importanza che l’organo legislativo disponga ed effettui, prima della stesura definitiva del testo di legge, una specifica ed esaustiva indagine sull’attuale stato della pianificazione nella Regione tale da mettere a confronto le attuali disponibilità di aree e volumetrie edificabili con le realistiche esigenze provenienti dal territorio e questo per i diversi usi: abitativi, industriali e artigianali, commerciali, direzionali, servizi pubblici.

L’indagine potrà essere opportunamente condotta per ogni singola Provincia con il supporto degli attuali strumenti informativi (SIT e GIS) verificando tutte le previsioni dei piani regolatori comunali in modo da effettuare un’ attendibile analisi prospettica utilissima anche per la predisposizione del nuovo PPAR adeguato al Codice dei BB.CC. Questa indagine costituirà così il presupposto stesso della legge così da renderla efficace nel suo primario scopo di governare in maniera sapiente e lungimirante l’attuale e futura realtà territoriale regionale in funzione del perseguimento di quegli imprescindibili obiettivi di lungo termine di tutela e di corretto uso del territorio.

2. CONSIDERAZIONI GENERALI
La proposta di legge regionale n. 156 avente ad oggetto “Norme per lo sviluppo sostenibile ed il governo del territorio regionale”, modificativa ed integrativa dell’attuale L.R. n. 34/92, è ben lontana dal poter essere considerata una vera ed organica riforma della legge vigente.
Si tratta infatti di una revisione dell’attuale legge urbanistica che non riesce a rappresentare quella svolta culturale e politica necessaria a garantire un’efficace e coerente tutela del Paesaggio delle Marche e un partecipato, efficiente e rigoroso Governo del territorio.
Gli aspetti ancora irrisolti rimangono troppi e troppo importanti per essere certi che la nuova generazione di Piani che seguiranno la nuova legge “urbanistica”, sia locali che territoriali, possa salvaguardare adeguatamente le immense e delicate risorse naturalistiche, storico-culturali, socio-economiche ed urbanistiche a noi pervenute.

Ad esempio, nell'oggetto della proposta di legge si dà per scontato il concetto di “sviluppo sostenibile”, senza che sia definito in modo chiaro di cosa si tratti e di quali contenuti ad esso sottendano; al contrario riteniamo sostanziale che l'ente proponente fornisca una precisa definizione di tale concetto in quanto esso è strettamente connesso alla futura “identità regionale”, da cui derivare gli obiettivi fondativi di tutti gli strumenti individuati per la gestione del territorio; identità che dovrebbe costituire il focus dell’intera legislazione in materia di territorio e di Paesaggio.

Tale identità, inoltre, dovrebbe scaturire da una partecipazione ampia e articolata di una serie di soggetti non istituzionali, oltre ai soliti “stakeholders”, che quasi sempre rimangono avulsi dai comuni processi di costruzione delle leggi e che invece potrebbero portare un grande contributo di conoscenza e di sensibilità.

In merito ai concetti sopra espressi, riteniamo sia utile rifarsi a quanto pubblicato nella deliberazione amministrativa n. 99 del 29.07.2008 – documento unitario di programmazione regionale (pubblicato sul B.U.R.M. n.79 del 20.08.2008).

3. PROPOSTE NORMATIVE
Ora passiamo ad illustrare nel dettaglio alcune proposte specifiche di modifica della legge, partendo dai principi fondativi.
2.1 Il principio fondativo della nuova legge, da inserire all’art. 1, dovrebbe essere quello che il territorio, l’ambiente ed il paesaggio costituiscono “beni comuni”, appartenenti all’intera collettività regionale, a cui associare valore sociale e culturale (e non solo economico) e che quindi vanno considerati nel loro insieme “patrimonio non alienabile e inscindibile”, salvo che per dimostrati e palesi motivi di pubblico interesse, dato che soltanto il loro corretto uso, la loro tutela, risanamento e valorizzazione possono garantire il “benessere durevole” dei singoli esseri viventi e dell’intera comunità marchigiana, come pure la conservazione del patrimonio naturale (ecosistemi e biodiversità).

Da questo assunto culturale ed etico, ne deriva che le trasformazioni del territorio devono essere rese possibili solamente se non compromettono la conservazione e la vitalità delle risorse non rinnovabili, siano esse materiali o immateriali, siano esse beni culturali, paesaggistici o ambientali e migliorino le condizioni specifiche e complessive dei contesti di intervento.
2.2 Un secondo principio basilare, peraltro già presente nell’attuale testo, ma privo dei necessari regolamenti attuativi, deve essere quello dell’equità sociale, della compensazione ambientale e del riequilibrio territoriale delle scelte di governo del territorio, da garantire attraverso strumenti di tipo perequativo.
Una “perequazione urbanistica” per garantire un’equa ripartizione tra diritti ed oneri all’interno degli ambiti di trasformazione (art. 5 del testo attuale); una “perequazione territoriale ed ambientale” che deve operare per un riequilibrio tra enti locali che sopportano differenti pesi urbanistici ed ambientali. (un buon passo l’art. 6 sulla perequazione intercomunale).
Da notare che i buoni propositi inseriti nel PTC della Provincia di Ancona a riguardo delle aree produttive sono rimasti purtroppo disattesi in mancanza di una regolamentazione operativa e cogente.

Una particolare perequazione tra diritti edificatori ed oneri sociali riferiti all’Ente pubblico ed ai privati proprietari potrebbe essere inserita, previa opportuna verifica della sua legittimità costituzionale, mediante la limitazione temporale del diritto di edificabilità in capo al privato al pari della decadenza dei vincoli espropriativi finalizzati alla realizzazione di opere pubbliche, limite già introdotto nella legislazione statale per effetto di note sentenza della Suprema Corte.

2.3 Un terzo principio fondativo dovrebbe essere costituito dalla “partecipazione consapevole e democratica” delle comunità locali alle scelte di governo del territorio, oltre le normali procedure oggi in vigore (osservazioni); una partecipazione da rendere obbligatoria, effettiva e strutturata attraverso la codificazione di metodologie già sperimentate con successo o in fase di sperimentazione in altre regioni italiane o paesi europei (vedi la recentissima legge della Toscana del 20.12.07 o i più sperimentati modelli anglosassoni di urbanistica partecipata); l’attuale norma dell’art. 14 sull’inchiesta pubblica è troppo debole e discrezionale a questo riguardo, soprattutto se paragonata alle procedure previste per la Valutazione di Impatto Ambientale delle grandi opere (L.R. n. 7/04 sulla VIA) e per la Valutazione Ambientale Strategica (VAS) di piani e programmi (D.Lgs. n. 152/06 e D.Lgs. n. 4/2008), e quindi va resa obbligatoria nei casi di piani e progetti che rivestono anche il minimo interesse pubblico.

2.4 E’ inoltre opportuno inserire in questa legge a pieno titolo le disposizioni relative alle procedure VAS di cui alla L.R. n.6 del 12/06/2007 e successive linee guida (ci risulta di imminente approvazione). Nel contempo occorre far sì che la nuova legge renda obbligatori i processi di adeguamento del PPAR da parte dei PTC per superare il limite perverso dei soli adeguamenti comunali a livello di PRG. Tale processo di adeguamento va avviato subito dopo l’approvazione della legge. Inoltre la legge deve riattribuire alla Regione il ruolo di controllo e verifica degli adeguamenti dei PRG e dei PTC al PPAR da parte dei Comuni e delle Province.

2.5 Altro principio ineludibile da inserire nella nuova legge dovrà essere quello del contenimento del “consumo di suolo”, o meglio del “risparmio di suolo”, partendo dall’assunto che il territorio è tra le principali risorse non rinnovabili del pianeta.
L’obiettivo ambizioso, ma necessario e strategico in prospettiva futura, del “consumo di suolo zero” potrà essere perseguito per gradi a partire dalla fissazione di livelli intermedi, mediante attribuzione di obblighi, limiti, incentivi e disincentivi ai Comuni in fase di adozione dei propri strumenti urbanistici, a partire dai piani strutturali.
Uno degli obblighi potrebbe essere costituito dalla verifica del livello di attuazione dei PRG vigenti da parte delle Province in sede di espressione del previsto parere di conformità al PTC (o, come da noi suggerito, di verifica di conformità a leggi e piani sovraordinati prima della approvazione dei PRG da riattribuire alle Province) e dalla possibilità di prevedere nuovi insediamenti (residenziali, produttivi, commerciali e direzionali) solo dopo aver raggiunto e completato una certa quota delle potenzialità edificatorie disponibili (per esempio almeno l’80%). Vanno inoltre ammesse le sole varianti parziali che prevedano trasferimenti di volumetria realizzabile, cambi di destinazione d’uso di aree ed immobili a parità di carichi e standards urbanistici.
Un interessante incentivo potrebbe essere quello della attribuzione di limitati “bonus” edificatori in caso di Comuni che decidano di procedere ad una pianificazione associata per ambiti intercomunali omogenei, tale da razionalizzare l’individuazione delle zone produttive e/o di servizi pubblici territoriali. Certamente è necessario prevedere specifici finanziamenti per la redazione dei Piani Strutturali di piccoli e medi Comuni; oppure, quale alternativa da valutare con attenzione, inserire una norma che individui il nuovo PTC adeguato al PPAR quale piano strutturale per i piccoli Comuni (p.es. sotto la soglia dei 5000 abitanti).
Viceversa un elemento disincentivante potrebbe essere rappresentato dall’impossibilità di prevedere nuove espansioni urbanistiche in assenza di una puntuale ed attenta verifica del possibile recupero e riuso di aree ed immobili dismessi.
E’ anche necessario impedire il ricorso a varianti parziali ai Piani Strutturali che prevedano aumenti del carico insediativo senza che sia verificata la loro necessità oggettiva e sempre che le nuove previsioni non riducano le aree di riserva ecologica ed ambientale.

2.6 Altro elemento sostanziale è quello del risparmio energetico e della ecocompatibilità degli interventi.
Anche in questo caso lo strumento dell’incentivo/disincentivo (sempre però limitando il ricorso ai soli incentivi volumetrici) potrà essere efficace nell’indirizzare i Comuni verso sempre migliori “buone pratiche” che prevedano un obbligatorio ricorso almeno integrativo a fonti rinnovabili.
Un buon inizio sarebbe comunque l’inserimento per legge dell’applicazione di criteri di valutazione ex ante dei nuovi interventi edificatori sul modello del “protocollo ITACA” e del Metodo di Valutazione Integrata (Me.V.I.), strumenti già in parte sperimentati con buoni esiti rispettivamente a livello regionale e territoriale (Parco del Conero).
Su questo aspetto il Piano Energetico Ambientale Regionale (PEAR) deve assumere un ruolo centrale e strategico all’interno della pianificazione provinciale e comunale, orientando sempre più verso il contenimento dei consumi delle risorse naturali non rinnovabili e dell’acqua piuttosto che sulla produzione di nuova energia.
A questo proposito è necessario che il PEAR sia articolato in Piani Energetici Provinciali e Comunali al fine di rendere organica e capillare una normativa che impedisca la realizzazione di interventi energivori.
Un'altra scelta positiva ed originale potrebbe essere rappresentata dall'incentivare l’adozione di criteri progettuali e costruttivi innovativi, sia per le nuove costruzioni che per gli edifici da recuperare, ossia l'uso dell'”edilizia mimetica”, quale soluzione per rendere meno impattanti gli interventi di nuova costruzione e meno “invasive” le ristrutturazioni. Tale azione sarebbe estremamente utile anche per riqualificare le aree produttive esistenti che hanno spesso brutalizzato il nostro paesaggio.

2.7 Un ulteriore punto che riteniamo essenziale per un equilibrato e sostenibile sviluppo urbanistico delle nostre città, per il recupero e la rivitalizzazione dei nostri piccoli centri alto collinari, pedemontani e montani in fase di continuo abbandono e per una sempre migliore tutela del paesaggio, è quello di attribuire maggior forza ed incisività al livello provinciale di pianificazione e programmazione territoriale che oggi si esprime attraverso il Piano Territoriale di Coordinamento (PTC); uno strumento attualmente troppo debole e disomogeneo tra le quattro Province, che si sta rivelando incapace di indirizzare in modo incisivo e determinante le politiche di governo delle singole amministrazioni comunali, spesso troppo condizionate dalla necessità di “fare cassa” attraverso il reperimento di risorse finanziarie derivanti da oneri di urbanizzazione, ICI ed imposte accessorie.

• Tra gli obiettivi ed indirizzi cogenti da assumere a livello di PTC dovrebbero essere prioritari quello della introduzione di limiti drastici ed invalicabili alla crescita ulteriore dei centri urbani costieri (introducendo p.es. il limite di 300-500 metri di inedificabilità dalla costa) e delle zone produttive sparse (in particolare industriali e commerciali di grande distribuzione) e quello del decongestionamento della viabilità intercomunale ed urbana mediante ricorso a piani territoriali della mobilità che prevedano anche l’imposizione di limiti e disincentivi al traffico privato nei casi di particolare insostenibilità ambientale e l’individuazione di parcheggi di scambio intermodale a ridosso delle stazioni ferroviarie e delle autolinee. A tal fine i PTC obbligatoriamente devono individuare fra i suoi contenuti le conurbazioni continue per le quali deve essere attivata una pianificazione strutturale intercomunale e gli ambiti sovracomunali laddove il piano strutturale deve assumere efficacia di piano intercomunale, previa concertazione preventiva con i Comuni interessati.

2.8 E’ inoltre necessario rivedere le procedure per l’approvazione dei Piani Regolatori Generali, in prospettiva almeno al livello dei previsti Piani Strutturali, che riteniamo non possa essere ancora attribuita ai Comuni, ma che debba tornare di competenza almeno provinciale, fatte salve alcune eccezioni da stabilirsi con il massimo rigore (p.es. le città capoluogo prevedendo procedure concertative specifiche).
Anche il rilascio delle autorizzazioni paesaggistiche, relative ad interventi ricadenti in ambiti di tutela paesaggistico-ambientale, andrebbe attribuito a specifici uffici provinciali dotati di competenze professionali adeguate, anche qui con la sola eccezione dei Comuni maggiori che possono usufruire di adeguata capacità organizzativa e dell’opera di tecnici di provata preparazione professionale.
Si ricorda in proposito che il Codice dei BB.CC. e del Paesaggio già prevede che la Regione verifichi la sussistenza di un adeguato livello di competenze tecnico-scientifiche e di autonomia gestionale delle strutture comunali delegate al rilascio delle autorizzazioni paesaggistiche (art. 146, comma 6).

A tal proposito va eliminata la possibilità per gli sportelli unici di autorizzare la realizzazione degli insediamenti produttivi al di fuori delle previsioni dei piani regolatori, in particolare laddove essi comportino occupazione di suolo libero.

2.9 Altro punto di grande preoccupazione è costituito dalla proposta di legge sugli insediamenti in territorio agricolo, modificativa della vigente L.R. n. 13/90.
Riteniamo che l’importanza della tutela del paesaggio rurale delle Marche, inestimabile e primario patrimonio socio-culturale prima ancora che economico della nostra regione, debba essere affrontato all’interno della nuova legge sul governo del territorio e non attraverso una riforma parziale della L.R. 13/90, che rischierebbe di vanificare anche il previsto e necessario processo di revisione del PPAR.

4. ELEMENTI DA APPROFONDIRE
Ulteriori elementi da inserire come criteri, requisiti od obiettivi da dettagliare ed attuare attraverso specifici regolamenti regionali o piani di settore, potranno essere costituiti da:
• Sussidiarietà, differenziazione ed adeguatezza nella ripartizione delle competenze tra soggetti istituzionali
• Autonomia e responsabilità nell’azione di governo del territorio
• Tempi certi nella conclusione dei procedimenti, con relative sanzioni per le inadempienze gravi (fino alla decadenza delle procedure già concluse e relativi poteri sostitutivi)
• Fissazione di regole per lo svolgimento delle conferenze di copianificazione e degli altri strumenti concertativi
• Fissazione di regole certe ed efficaci per lo svolgimento e la conclusione di accordi procedimentali e negoziali tra soggetti pubblici e privati, da basare sui principi della concorsualità e concorrenzialità delle proposte ed oggettività e trasparenza delle scelte
• Salvaguardia delle “dotazioni territoriali” (aree per servizi pubblici) e loro incremento non solo quantitativo ma soprattutto qualitativo
• Tutela del territorio agricolo e del paesaggio rurale in quanto patrimonio collettivo culturale, oltre che socio- economico, nel quale limitare l’estendersi del fenomeno della residenza civile e se possibile fermare quello delle seconde case
• Salvaguardia ed incremento delle “dotazioni ecologiche ed ambientali” (quali le aree naturali, le reti ecologiche, gli habitat delle specie faunistiche locali, non solo quelle già protette, ecc.) al fine di costituire un patrimonio inalienabile e non negoziabile di risorse indispensabili per garantire la vitalità del paesaggio e dell’ambiente regionale, completando prioritariamente gli studi sulla Rete Ecologica regionale
. Introduzione di strumenti penalizzanti per limitare l’adozione di soluzioni tecniche energivore per le nuove costruzioni e le ristrutturazioni edilizie
• Un'ulteriore tema specifico su cui focalizzare l'attenzione della nuova legge è quello della “manutenzione del territorio”. Tutti noi assistiamo, più o meno costantemente ed impotenti, ai danni che il territorio subisce a causa di eventi naturali eccezionali. Molti dei problemi si possono far risalire alla mancanza di costante manutenzione dei corsi d'acqua, dei suoli agricoli di versante e dei crinali che, fino a non molti anni fa, veniva attuata dagli agricoltori nella normale buona pratica agricola e che ora, con l'imporsi dell'agricoltura meccanizzata, è venuta quasi sempre a mancare.

Altri danni sono dovuti alle aree di espansione urbanizzate che, oltre ad essere state attuate anche in aree a rischio geologico o idrogeologico, dovrebbero essere curate dalle Amministrazioni Comunali che ne hanno permesso la realizzazione, ma che poi non dispongono delle risorse economiche per garantire un'adeguata manutenzione.

Infine esiste il problema della progressiva rigenerazione naturale e/o artificiale delle aree di cava, per le quali dovrebbe essere reso obbligatorio il risanamento a carico dei cavatori stessi naturalmente sulla base di specifici progetti.

Per il tavolo tecnico – il coordinatore

Arch. Riccardo Picciafuoco
Ancona, dicembre 2010

lunedì 10 gennaio 2011

A COSSIGNANO UNA RIUNIONE PER PRESENTARE UNA LEGGE DI INIZIATIVA POPOLARE SULLA SALVAGUARDIA DELL'AMBIENTE delle MARCHE

Il prossimo 16 gennaio 2011, domenica, alle ore 17, presso la sala delle Culture del Comune di Cossignano, si terrà la prima importante presentazione a livello regionale , della proposta di legge di iniziativa popolare sulla salvaguardia del Paesaggio delle Marche.
Vi aspettiamo numerosi per capire di cosa si tratta e per discutere dei molti problemi che la nostra regione sta incontrando nella difesa del paesaggio, alla luce delle attuali difficoltà normative, politiche, economiche contingenti.
Certi che si tratterà di materia molto importante per tutti noi e per i nostri discendenti, ci incontreremo a Cossignano!!!

mercoledì 21 aprile 2010

PRIMAVERA SILENZIOSA

Pubblichiamo questo appello del Prof. Fabio Taffetani, docente dell'Università Politecnica delle Marche
PRIMAVERA SILENZIOSA
Appello di Fabio Taffetani
(Botanico dell’Università Politecnica delle Marche, Ancona)

UNA PRATICA ASSURDA
Sono profondamente indignato, e così tutte le persone con le quali ho avuto occasione di
parlarne, per l’assurdità, l’arroganza e la superficialità dimostrate dalla Provincia di Ancona nel
perseguire l’insensato progetto di trattare tutti i bordi stradali con diserbante.
Sembra proprio che, 50 anni dopo la pubblicazione di Primavera silenziosa, la maledizione della
pazzia autodistruttiva che Rachel Carson presagiva, già all’inizio degli anni sessanta, osservando i
primi effetti dell’abuso irrazionale della chimica nelle campagne americane (Silent Spring, 1962),
stia giungendo alle sue fasi più preoccupanti anche nella nostra regione, un territorio che dovrebbe
avere cultura, tradizioni, prodotti della terra, paesaggio e ambiente tra le risorse più preziose e
condivise.
Ci sono sempre più agricoltori che utilizzano il diserbo anche al di fuori delle aree coltivate, ma
anche semplici cittadini che irrorano le fasce erbose sotto casa con erbicidi per evitare lo sviluppo
delle erbe infestanti. La pratica del diserbo nata per il controllo delle commensali in agricoltura,
erroneamente considerata come alternativa allo sfalcio, viene ora proposta dall’Amministrazione
Provinciale di Ancona, sostenuta dalle industrie chimiche che producono il diserbante più
aggressivo e meno selettivo oggi sul mercato (il glyphosate), per il “decoro” delle strade pubbliche
e con la scusa di combattere le allergie da polline (in realtà, anziché ridurre le fonti di produzione di
polline, se ne determina un aumento significativo con la proliferazione delle graminacee, oltre alla
nebulizzazione nell’aria di principi chimici tossici anche in aree urbanizzate e ad alta intensità di
traffico), ben sapendo che, una volta effettuato il primo trattamento, si dovrà continuare anche negli
anni successivi per evitare la proliferazione delle erbe più aggressive, libere di espandersi, in
seguito alla scomparsa della vegetazione che presidiava il terreno.

giovedì 3 dicembre 2009

Torquati: «Violato l'ecosistema marino? Nel caso, agiremo contro i responsabili»


Pubblichiamo da ww.sanbendettoggi.itdel 3-12-09 articolo di annalisa cameli ( http://www.sambenedettoggi.it/2009/12/03/83450/torquati-%c2%abviolato-lecosistema-marino-nel-caso-agiremo-contro-i-responsabili%c2%bb/)

«Il ripascimento delle spiagge e cassa di colmata dimostrano la totale mancanza di attenzione sulle caratteristiche fisicheo, chimiche e biologiche delle aree marine», afferma Torquati, dal Comitato Salvaguardia Costa Picena. Pubblichiamo il Pdf.
GROTTAMMARE – Ancora cassa di colmata e ripascimento delle spiaggie, due “casi difficili” su cui in molti vorrebbero vederci più chiaro. Se è infatti vero che, secondo le ultime dichiarazioni (tra cui la nostra intervista al sindaco Merli pubblicata sul settimanale Riviera Ogi), il progetto viene dalla Regione e non poteva essere rifiutato, dall’altra comitati, associazioni, privati e cittadini si domandano se effettivamente erano necessari e, soprattutto, se non abbiano procurato un danno alle nostre coste.
Non da ultimo il Comitato Salvaguardia Costa Picena che, con la voce di Nazzareno Torquati, porta ulteriori domande riguardo il ripascimento delle spiagge e la cassa di colmata, in riferimento al Parco Marino del Piceno: «Il lato tragico di queste due situazioni – afferma - riguarda la totale mancanza di attenzione sulle caratteristiche fisiche, chimiche e biologiche delle aree marine soggette a queste operazioni. Nell’ambito delle procedure per l’istituzione del Parco Marino furono evidenziate le particolarità naturali della costa picena con le colline plioceniche formate da sabbie e ghiaie ciottolose che scivolavano in mare a formare biotopi di grandissimo valore naturalistico. Direttamente sul mare vi era insediata poi quella che viene definita biocenosi, che poi non sarebbe altro che un insieme di popolazioni marine di specie diverse che vivono nello stesso habitat dopo millenni di adattamento alle particolari caratteristiche dei sedimenti e delle sabbie».
Nella relazione del Cnr di Ancona, realizzata nel 2001, che comprende il tratto di mare tra le foci dei fiumi Chienti e Salinello fino a 3 miglia dalla costa, per una superficie complessiva di circa 300 chilometri quadrati, si legge della presenza anche di specie animali rare, come la Phyllodoce kosteriensis, finora conosciuto in Italia solo per il Mar Ligure (prima segnalazione per il Mar Adriatico).
«Tutto questo – continua Torquati - è quasi sicuramente stato provocato dalle sabbie nere del ripascimento messe lì per permettere di ricavare una decina di metri di spiaggia a favore di stabilimenti balneari che in quel luogo non dovevano esserci. Operazione pagata con soldi pubblici, con soldi nostri. Ma l'interesse non è pubblico, come si capisce».
«Comunque – conclude - ci attiveremo per fare le verifiche del caso e se verrà dimostrata anche una minima alterazione dell’ecosistema marino agiremo di conseguenza contro quanti ai diversi livelli ne saranno ritenuti responsabili».

venerdì 27 marzo 2009

I PAESAGGI PICENI E PERICOLI INCANTANO ANCHE "REPUBBLICA"


“Paesaggio Marche – I luoghi visti da Tullio Pericoli” è il titolo dell’ampio speciale che “I viaggi”, l’inserto di “Repubblica”, dedica oggi alla grande mostra antologica sull’artista piceno che si è aperta la scorsa settimana alla Galleria d’arte contemporanea.Otto pagine (a cui si aggiunge la rubrica “Viaggi nel tempo che fa” a cura del meteorologo Luca Mercalli dedicata alle condizioni climatiche nel Piceno) esaltano i “percorsi disegnati” di Pericoli con un testo sostenuto da meravigliose fotografie che esaltano le qualità dei paesaggi piceni e da consigli per trascorrere qualche giorno in questo lembo meridionale delle Marche.Per Rita Tripodi, autrice del pezzo, l’evento dedicato a Pericoli è l’occasione per allargare lo sguardo all’intera opera di valorizzazione del paesaggio piceno che la Provincia di Ascoli Piceno ha inserito sin dal 2004 tra i suoi obiettivi prioritari. Scrive infatti Tripodi: “Quante province italiane possono vantare tanta eleganza? Quante province possono dirsi scampate a guasti, abbandoni, cattedrali nel deserto per scopi elettorali? Poche. … Per il presidente Massimo Rossi e per l’assessore alla cultura e pubblica istruzione Olimpia Gobbi la tutela della bellezza è un bene primario. I due amministratori lavorano per realizzare la “democrazia del bello”. Conservare, migliorare, rilanciare, arricchire: biologico in agricoltura, recupero di padiglioni industriali dismessi. Parchi, energie alternative. Al bene comune ci credono in questa terra con 73 cittadine. Tutte con nuclei storici ben conservati. Anche se contano meno di 5mila abitanti, custodiscono teatri storici, pinacoteche, splendidi musei, come quello della Ceramica ad Ascoli. Chiese romaniche, palazzi rinascimentali… Dopo tanta bellezza, potremmo dimenticare che in questa provincia si lavora tanto. Si lavora con la tenacia del picchio, non a caso simbolo della splendida Ascoli Piceno”.“Il bellissimo servizio ha ovviamente un enorme valore promozionale in sé – dicono il presidente della Provincia Massimo Rossi e l’assessore alla cultura Olimpia Gobbi – ma è particolarmente apprezzabile perché individua esattamente l’obiettivo che la Provincia si era prefissa, quello cioè di promuovere con la mostra di Pericoli le relazioni strette tra il paesaggio reale e il paesaggio raccontato ed interpretato dall’artista nei suoi quadri, con un riscontro profondo e suggestivo tra realtà e immaginazione, fra paesaggio fisico e paesaggio pittorico. Questa relazione - dicono ancora Rossi e Gobbi - permette non soltanto alle popolazioni locali di guardare con più consapevolezza, apprezzandone il valore, il proprio contesto di vita, ma rende il territorio particolarmente affascinante ed attrattivo per chi ancora non lo conosce in quanto l’interpretazione che di esso dà l’artista ne svela tutto il fascino emotivo ed estetico”.

giovedì 19 marzo 2009

ALTRO IMPORTANTE CONVEGNO ad ASCOLI PICENO SUL PAESAGGIO il 28 marzo 2009


A seguire, dopo il convegno del 17 marzo, un altra giornata di lavori sul paesaggio presso la Provincia di Ascoli Piceno, con eminenti studiosi e amminstratori provenienti da tutta Italia e connotati da diverse esperienze.
Seguiamo, se possibile questi lavori , perchè sono unici nel loro genere, nel panorama "scempio edilizio Italia-consumo di territorio"!

mercoledì 18 marzo 2009

PAESAGGIO, BENE DI TUTTI. L'Europa e le Marche scelgono il piceno quale capitale del paesaggio




Dal sito della Provincia AP, pubblichiamo:
"Paesaggio, bene di tutti”: questo semplice slogan potrebbe riassumere i temi discussi nella giornata del 13 marzo 2009 ad Ascoli, nella bella sala dell’hotel Guiderocchi che ha ospitato il V Meeting del Consiglio Direttivo della RECEP (Rete Europea di enti di governo per l’applicazione della Convenzione Europea del Paesaggio”.Proprio a sottolineare il ruolo di membro fondatore della Provincia, la rete europea ha chiesto di svolgere la sua quinta riunione del Consiglio Direttivo ad Ascoli dopo le città di Barcellona e Palma di Maiorca che già lo avevano ospitato. Erano presenti rappresentanti delle amministrazioni di Maiorca, Tenerife e le regioni di Murcia, Andalusia, Catalogna (Spagna) e Prahova (Romania). Per l’Italia, le regioni Marche (rappresentata dal vicepresidente Paolo Petrini), Umbria, Piemonte e Toscana, la provincia di Reggio Emilia, i comuni di San Quirico d’Orcia (SI) e Altidona. Era presente inoltre, Bas Pedroli, Direttore dell’Uniscape, la rete delle Università europee unite per l’applicazione della Convenzione Europea del Paesaggio.All’importante giornata erano anche presenti i rettori delle quattro università marchigiane, Giovanni Bogliolo, Fulvio Esposito, Marco Pacetti e Roberto Sani, per annunciare le ultime iniziative promosse in riferimento al tema del paesaggio.Petrini ha annunciato il varo della legge regionale che ha formalizzato l’adesione dell’Ente alla rete RECEP, mentre i quattro rettori hanno presentato un documento con il quale si sancisce l’inizio di un’alleanza che li coinvolge insieme nella promozione del paesaggio come risorsa culturale ed ambientale, oltre che come fondamento essenziale delle politiche per lo sviluppo sostenibile, in coerenza con i principi della Convenzione Europea del Paesaggio.Il prossimo appuntamento per stabilire un primo confronto tra Enti locali ed Università è previsto per il 28 marzo, in occasione del convegno dal titolo “Per scegliere il proprio paesaggio. Osservatori dinamici e partecipati delle qualità paesaggistiche”. In questa giornata, organizzata anch’essa dalla Provincia di Ascoli nell’ambito del festival “Saggi Paesaggi”, le esperienze del Piceno e delle Marche avranno occasione di dialogare con quelle di diverse Province italiane e straniere.

giovedì 5 febbraio 2009

L'ASSESSORE MARONI E LA SALVAGUARDIA del PAESAGGIO

Riportiamo uno stralcio della nota stampa inviata dall'assessore MARONI comparsa il 4-2-09 sul Quotidiano.it

“La salvaguardia del paesaggio è il risultato di un lavoro corale”
Ascoli Piceno La prof.ssa Neroni richiama l'assessore Maroni nel suo libro: "Una citazione che mi ha sorpreso ma che mi ha riempito di soddisfazione, perché l’amore per la nostra terra nasce dalla consapevolezza che in essa sono le nostre radici".Ubaldo Maroni, per tanti anni sindaco di Ripatransone, oggi assessore provinciale, ringrazia pubblicamente la concittadina prof.ssa Brunilde Neroni, docente all'Università di Padova, insigne letterata ed orientalista, che gli dedica un significativo pensiero nell'introduzione nel suo libro "A casa", edito da una delle più importanti case editrici italiane, la Sellerio di Palermo, e dedicato alla memoria di suo padre Luciano, grande tenore di cui quest'anno ricorre il centenario della nascita.
Nel libro, .....dedica infatti "un pensiero particolare ad Ubaldo Maroni che in Provincia si batte perché il nostro paesaggio sia tutelato e che da tempo mi segnala e mi descrive per telefono i tramonti e le stellate "fuori porta" più belli".
"Da una persona di grande cultura e sensibilità come la prof.ssa Neroni non poteva arrivare un pensiero più bello e gradito - dice ancora Maroni - un riconoscimento che non va solo a me ma che va condiviso con tutti gli amministratori del Piceno, provinciali e comunali, e con tutti gli operatori e le associazioni che amano, salvaguardano e valorizzano il nostro paesaggio, perché è grazie al loro continuo, appassionato e umile impegno che è stato possibile conciliare esigenze abitative, produttive e paesaggistiche. Dobbiamo continuare sulla strada della salvaguardia del paesaggio, prendendo in considerazione le nuove esigenze del territorio per integrarle positivamente e senza creare inutili contrasti. Una tutela che non è solo immagine ma anche rispetto per l'ambiente e volano di nuova economia. Se molti risultati in questa direzione sono stati conseguiti, sono il frutto di un lungo, costante e appassionato lavoro degli amministratori, degli operatori, delle associazioni e anche dei nostri agricoltori e dell'impegno collegiale di cui tutti, in ugual misura, possiamo andare orgogliosi".
04/02/2009

martedì 16 dicembre 2008

Da Corriere News , intervista a Gianni Conte sul Buongoverno del territorio Marche

Qual è la tua opinione sulle modalità di utilizzo dello strumento PRG?
"La nostra percezione, per quanto riguarda i piani regolatori, è che stiamo vivendo una vera e propria deregulation, nel senso che la legge urbanistica regionale, la n.34 del 1992, ma così tutte le altre norme regionali in materia (P.P.A.R.), di fatto - anche attraverso il principio della sussidiarietà - hanno attribuito ai Comuni il governo del territorio e l'autonomia. Che in linea di principio sarebbe una cosa buona e giusta, ma purtroppo non sono stati fatti i conti con una situazione che su questa base si è venuta a creare. Intendiamoci, si tratta di un principio assolutamente democratico: chi più del Comune può essere più vicino alle reali esigenze dei suoi cittadini e del suo territorio? Ma oggi gli stessi Comuni si ritrovano con decurtazioni enormi da parte dello Stato e devono fare cassa. E per farlo hanno fino ad oggi usato lo strumento urbanistico: questo gli permette di avere la disponibilità degli oneri di urbanizzazione. La legge prevede infatti che se ne possono utilizzare fino al 75% per la spesa corrente. Questo vuol dire affrontare i costi per i pulmini scolastici, per gli asili, per altre necessità, senza investire nell'urbanistica e quindi sulla qualità della vita delle persone nel contesto urbano. Si deve inoltre aggiungere una situazione a carattere nazionale che iniziamo a soffrire, e molto, anche noi nelle Marche: una sorta di aggressione da parte di speculatori, investitori, imprese più o meno serie. E quindi si è nel pieno di una caccia ai siti dove poter edificare, dal capannone al centro commerciale, fino ad espansioni residenziali che non hanno ne capo ne coda. Di fatto il PRG diventa un po' un elastico, perché poi è possibile derogare anche con le varianti o con gli accordi di programma, due strumenti efficacissimi per andare a stravolgere quella che era la pianificazione a monte, quando viene redatto lo stesso PRG. All'inizio questo viene fatto in una certa maniera, che deve risultare conforme al Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale. Il PTC ha una visione strategica di tutti i piani regolatori e fornisce anche degli indirizzi con una visione sovracomunale o intercomunale, insomma, su area vasta. E la conformità al PTC deve essere una condizione inderogabile. Ma, come detto, piccole varianti o accordi di programma possono bypassare quelle che sono le strategie a lunga portata del PTC. Un pessimo PRG o una serie di scoordinate varianti non compromettono soltanto il tessuto urbano o il consumo di suolo, ma anche la qualità della vita delle persone. Va da sè che se si crea un nuovo quartiere che non ha le strade idonee, così come anche le fogne o i marciapiedi, e cosi via, si va a determinare nel tempo un carico urbanistico insostenibile che ricade nelle tasche dei cittadini. Questa è la cosa più difficile da far comprendere alle persone. La nostra cultura, per molti ancora legata al mito del terreno edificabile del periodo della ricostruzione o della speculazione edilizia degli anni ’60 e ’70, ci mette nella condizione di vedere come l'espansione edilizia, l'edificazione o comunque ciò che è riferibile a questo comparto, sia un’attività economica trainante che porta benessere o Pil. Invece, un’analisi fatta da buoni economisti, ci dice che questa visione va esattamente nella direzione opposta allo sviluppo sostenibile ed alla reale soluzione dell’attuale condizione economica.".

C'è poi la questione del Piano Paesistico Ambientale Regionale.
"La legge 34 ha delegato ai Comuni non solo la gestione del territorio, ma anche quella che è la tutela del paesaggio proprio attraverso il P.P.A.R. Il Piano Paesistico Ambientale Regionale aveva dei vincoli provvisori e poi i comuni, adeguando i P.R.G. al P.P.A.R. hanno stabilito quali potevano essere da accogliere e quali no, stravolgendo di fatto il Piano stesso. E' una legge caduta un po' dall'alto che sostanzialmente diceva: questi sono i vincoli di tutela provvisori, adesso tu Comune adegui il tuo piano regolatore generale, determinando di fatto quali vincoli mantenere e quali vuoi eliminare. Molti Comuni hanno dovuto redigere il PRG in conformità al PPAR, ma sono andati a stravolgerlo. Pochi virtuosi sono riusciti a fare proprie le indicazioni, creando anche dei siti d'interesse ambientale/paesaggistico e quant'altro. Tantissimi altri Comuni ne hanno fatto scempio. Non è un caso che molti cittadini si sono opposti a questi scempi, costituendo vari comitati che troviamo ormai in tanti luoghi della nostra regione, così come non è un caso che si è avuto un incremento degli esposti e ricorsi, compresi gli interventi della Soprintendenza.
C'è un altro aspetto: i piccoli Comuni, la prevalenza della regione, sono realtà sotto i 3.000 abitanti. Di fatto hanno spesso un ufficio tecnico composto da un solo tecnico spesso oberato da mille cose da fare e che non ha sensibilità, attenzione, aggiornamenti e competenze in campo per poter trattare una materia così complessa come quella dell'urbanistica. Così anche la competenza squisitamente tecnica e culturale necessaria per un governo lungimirante dell’urbanistica comunale viene di fatto delegata a consiglieri e assessori che, spesso privi di tale competenza tecnica, fanno il tira e molla in funzione prevalentemente di quelle che sono le situazioni elettorali."
L'onda della crisi economica sta alimentando un'autentica dismissione di capannoni e stabilimenti nel nostro territorio. Al contempo, si continuano ad "elargire" a privati nuove aree attraverso modifiche ad hoc del PRG. Infine, ogni Comune pretende la sua piccola area industriale. Insomma, troppe situazioni contraddittorie che continuano a sommarsi.
"E' proprio così: è una grande contraddizione. Faccio un esempio: alla Girola un industriale ha chiesto la trasformazione di 5 ettari di terreno agricolo per realizzare poi un'area di produzione. Parliamo di un'industria congrua, compatibile a quella che è l'attività principale del territorio: il calzaturiero. Sta di fatto che questo nuovo insediamento andrà a trasformare suolo agricolo irriguo in capannoni e parcheggi, quando poi nella stessa zona, poco distante esiste già un’'area Pip. Con capannoni vuoti… Questo è accaduto perché nella pianificazione avvenuta a monte del PRG c’è stata una mancanza di valutazione strategica e di pianificazione a lunga gittata. Su 5 ettari c'è la possibilità edificatoria di volumi enormi, superiore ai 25.000 metri cubi. Magari a fianco ci possono essere 2 o 3 capannoni, di fatto in affitto o in vendita perché inutilizzati, che insieme possono raggiungere la stessa volumetria. Ma la collocazione di queste strutture può non soddisfare le necessità dell'imprenditore. Allora cosa è successo? Che l'imprenditore è andato a chiedere una variante al PRG, oggi esposta al pubblico all'albo pretorio per le osservazioni, ma che ha già superato lo screening della valutazione ambientale strategica. Questo fa capire come andiamo a modificare in maniera repentina e irreversibile il territorio. Naturalmente faccio valutazioni a carattere generale, non entro nello specifico di chi lo fa o di chi non lo fa. Va detto che è tutto conforme alle norme, perché non abbiamo nelle nostre leggi del governo del territorio dei principi fondanti che salvaguardino queste situazioni. Se li avessimo, ed è quello che stiamo cercando di fare insieme a tutte le associazioni che hanno aderito al coordinamento regionale, allora forse avremmo risolto la metà di questi problemi che penalizzeranno il futuro del nostro territorio e le risorse disponibili."
Restiamo sulle associazioni ambientaliste. La vostra presenza e l'influenza è molto cresciuta in ambito regionale.
"E' cresciuta una certa attenzione, un certo ascolto, soprattutto perché abbiamo potuto toccare con mano il lavoro della Provincia di Ascoli Piceno, che sotto questo aspetto sta facendo da caposcuola. Hanno fatto un PTC molto ben studiato, progettato e congruo con quelle che sono le nostre peculiarità. Hanno individuato gli esempi virtuosi, che purtroppo tanti cercano di aggirare o stravolgere, ma che nascono con intenti positivi che noi auspichiamo, tanto è vero che tutta la regione sta guardando con favore a questo tipo di PTC perché è quello più percorribile, più sostenibile, pur avendo ovviamente qualche miglioramento che si potrebbe apportare. Le altre province si stanno ispirando a questo piano: parlo di urbanisti, architetti, associazioni che hanno a cuore una coerenza con quello che è il rispetto delle risorse. Perché sbagliare urbanistica significa non rispettare le nostre risorse di base: energia, qualità della vita, economia, patrimonio e paesaggio. E sono risorse che non possiamo giocarci. Un occhio di attenzione al nostro PTC è riscontrabile anche da parte di numerose province di altre regioni italiane. All'interno del Piano troviamo dei disciplinari d'area, come il Piano Direttore Valdaso, che vanno a dare degli indirizzi molto precisi in aree con una vocazione. Non si va a stravolgerle, anzi si valorizzano e si potenziano perché possono determinare realmente delle economie trainanti e andare a migliorare e consolidare quanto già svolto. Il Piano Direttore Valdaso è già di per se un grande piano regolatore e comprende una zona geografica ben delimitata, con dentro 27 Comuni.
La sfida per le amministrazioni che hanno aderito è quella di essere capaci di interagire tra loro, mettere da parte il campanilismo e ragionare su un'area vasta che li accomuna e li mette nella condizione di sviluppare il marchio d'area, i dop, i doc, persino il brand dell'artigianato. E l'integrità del paesaggio e della propria cultura forniscono, come immagine, un valore aggiunto al territorio e a tutto ciò che da esso proviene. Eliminare il campanilismo permetterebbe di scongiurare il problema di singole aree produttive, cosa che sta accadendo proprio nella Valdaso, dove ognuno sta facendo la sua parte in negativo. Manca soltanto una superstrada sopraelevata per fare la replica della Valle del Tronto! Abbiamo degli esempi davanti e non è difficoltoso pensare che questo comunque non ci porta niente di buono, non ci da quel valore aggiunto. Nell'immediato qualcuno può vedersi trasformare il proprio terreno in edificabile, ma alla lunga cosa cambierebbe rispetto ad aree compromesse, come la Valle del Tronto o la Valtesino?Non sembra che la loro economia sia più solida di altre!
Siamo nella condizione di poter usare la testa e dire 'fermi tutti, forse non è questo lo sviluppo vero’ o quello che possa scongiurare l'abbandono dei nostri paesi a beneficio di una costa sempre più congestionata:"
Proviamo a fare altri esempi. Quali sono le situazioni più preoccupanti nel Fermano?
"Per rimanere nell'ambito della città di Fermo e dintorni, abbiamo uno sviluppo urbanistico determinato dalle zone B, che sono poi tutte varianti al PRG. Questa modalità di sviluppo va contro ogni principio di buona programmazione urbanistica perché le zone B in realtà non dovrebbero quasi più esistere. Dovevano essere il completamento di situazioni già di per sé molto urbanizzate, caratterizzate da buone infrastrutture, fogne, scuole, etc. In quel caso si andava a fare una sorta di riassetto edificatorio, dove si dava l'opportunità di completare, individuando aree compatibili. Oggi è invece diventato uno strumento pianificatorio. E un'intera città come Fermo si ritrova articolata in una miriade di zone B, che si vanno a sviluppare su superfici enormi che nulla hanno di urbanizzato. Partono già, ancora prima di essere fatte, come delle invivibili periferie. Ed è un problema che si tocca con mano: a Fermo con questo processo si potrebbe arrivare a centinaia di migliaia di metri cubi di edificazione. Altri esempi? Basta andare nei piccoli comuni. Prendiamo Lapedona: siamo di fronte ad una incongruità della pianificazione. Nel 2003-2004 è stato fatto un PRG che fino a questo momento non è riuscito ad assolvere il 70% delle previsioni di quel PRG perché la pianificazione probabilmente non andava a soddisfare le reali necessità, e dopo pochissimo tempo viene presentata una variante così sostanziale da andare ad incrementare in una maniera ingiustificata quelli che sono i nuovi insediamenti abitativi. Parliamo di insediamenti di centinaia di persone, su un paese di 1.000 abitanti… E soprattutto una variante priva di ogni attenzione per quanto riguarda le peculiarità del territorio, che andava a interessare zone paesaggistiche di rilievo, crinali, versanti, zone agricole fertili. Gli strumenti di oggi, così come è interpretata la legge, metterebbero comunque le amministrazioni nella posizione di poter fare tante piccole varianti per arrivare a quell'obiettivo. Nel caso di Lapedona, per giustificare le scelte di quella variante era stato prospettato di creare 9 zone turistico ricettive, vale a dire 9 villaggi turistici per circa 70.000 metri cubi. Proviamo a pensare che razza di turismo poteva crearsi sulle colline di Lapedona. Non sarebbe bastato neanche l'acquedotto per rifornire a sufficienza i turisti, per non parlare delle strade, delle fogne, dell’assorbimento di energia, etc.
E’ opinione comune e condivisibile che questi esempi di pianificazione rasentano la fantascienza, non a caso a regolare questi eventi è intervenuto più volte il PTC provinciale ."

“Mi piacerebbe poter fornire alcuni cenni sulla pianificazione territoriale che potrà avvenire nella nuova provincia di Fermo.
Presto avremo un Ufficio Urbanistica provinciale che dovrà redigere il proprio PTC che andrà a disciplinare, regolare ed armonizzare gli interventi urbanistici dei Comuni della nuova provincia. Auspichiamo che tale strumento possa percorrere quanto è stato fatto nella provincia di Ascoli Piceno, attraverso un studio di piano condiviso che ha saputo accogliere istanze ed osservazioni, ma che è rimasto coerente con una visione del territorio come bene comune.
La pianificazione urbanistica infatti non può essere determinata dagli interessi di pochi o dalle istanze di quanti vorrebbero investire, edificare o speculare, ma deve avvenire attraverso una partecipazione consapevole e democratica dei cittadini . Le Amministrazioni nella loro opera di buona politica di previsione e programmazione non debbono sottostare alle pressioni, la delicatissima politica di pianificazione del territorio deve poter essere libera da tutti quei condizionamenti dettati il più delle volte da chi ha immediati o effimeri interessi economici. E’ necessario avere prospettive di lungo respiro, capacità di una visione ampia, congruità e coerenza con quelle che sono le risorse a disposizione e le reali necessità.
Il territorio, il paesaggio, l’agricoltura, sono risorse esauribili!
Il paesaggio marchigiano, questo grande Bene attraverso cui transita la percezione della qualità della nostra vita, l’ambiente, la cultura, le tradizioni, il futuro, di cui possiamo dire di avere ancora la fortuna di poter disporre, deve essere quindi salvaguardato e dove necessario qualificato o valorizzato con idonei interventi che pongono al centro l’equità sociale ed il benessere delle persone. Ma bisogna avere il coraggio anche di esprimere una rigorosa tutela, con orgoglio ed intelligenza, perché patrimonio di tutti, perché l’abbiamo ereditato dai padri, ma soprattutto perché lo abbiamo ricevuto in prestito dalle generazioni che verranno”.


Gianni Conte
Presidente del Circolo Legambiente Fermo – Valdaso
Membro del “Coordinamento Salviamo il Paesaggio delle Marche”, componente del tavolo tecnico.

giovedì 4 dicembre 2008

GASSIFICATORE A RIPATRANSONE:i cittadini insorgono


Il Comitato per la salvaguardia ambientale di Piazza di Coso - S. Egidio, di Ripatransone interviene in merito alla realizazione in un inceneritore-gassificatore che dovrà sorgere in quell'area, facendo appello al Sindaco per bocciare tale progetto.


Dal comitato per la salvaguardia ambientale di Piazza di Coso - S. EgidioRipatransone pubblichiamo quanto segue:

"A volte viene da domandarsi: perché una zona così bella come quella di Piazza di Coso-S. Egidio di Ripatransone debba essere costantemente presa di mira per interessi di qualcuno?Per capire meglio proviamo brevemente a ripercorrere la storia di questi ultimi decenni ; inizialmente cave di ghiaia abusive tentarono di far sparire intere colline, poi si pensò ad una discarica comprensoriale per rifiuti, nonostante il terreno ghiaioso avrebbe sicuramente provocato un disastro ambientale, poi arrivò il turno del mega-pollaio da 300.000 polli con il suo super inquinamento, negli ultimi anni è stata la volta degli incendi dolosi che hanno inferto qua e là pesanti ferite.Con l'impegno dei cittadini residenti e di quelli che nel frattempo hanno investito in attività turistico-ricettive, tutti questi tentativi sono stati sventati, riuscendo a preservare l'integrità ambientale della zona che è una delle più importanti non solo di quelle a ridosso della costa ma dell'intera Provincia, infatti su tale zona ricadono numerosi e importanti vincoli ambientali.

Ora siamo venuti a conoscenza che la ditta Enervolta del Gruppo Malavolta ha presentato presso il Comune di Ripatransone un progetto per la produzione di energia elettrica, tale progetto prevede l'installazione di un impianto a pannelli fotovoltaici ed un inceneritore-gassificatore a biomasse, interessando un'area di circa 20.000 mq.Nessuno può essere contrario a priori alla produzione di energia da fonti alternative, ma siamo contrari che ciò comporti devastazioni del territorio, infatti in questa zona, tali installazioni sono fortemente incompatibili con il paesaggio, in quanto il progetto prevede la costruzione di capannoni industriali di 2800 mq. con un'altezza di 10 mt. (un palazzo a 3 piani) posti proprio sulla sommità della collina, sono fortemente incompatibili con la vocazione ambientale della zona, infatti essa si caratterizza con vaste estensioni della tipica macchia mediterranea.Sono altresì fortemente incompatibili con le attività presenti nella zona, infatti il gassificatore emetterebbe nell'atmosfera polveri sottili, carbonio organico totale, monossido di carbonio, ossidi di azoto, composti inorganici del cloro sotto forma di gas o vapori. Sono infatti molte le attività turistico-ricettive e altrettanto numerose le aziende agricolo-vitivinicole, anche di eccellenza, che praticano l'agricoltura biologica, tali attività hanno investito su questo territorio puntando sulla valorizzazione della qualità dell'ambiente circostante che adesso vedono minacciata.

Pertanto, i cittadini e le attività di Piazza di Coso-S.Egidio fanno appello alla sensibilità del Sindaco e di tutta l'Amministrazione di Ripatransone, affinché tale progetto sia respinto, fanno inoltre appello alla Provincia , alla Regione , a tutte le Associazioni ambientaliste ed a tutte le persone che hanno a cuore l'ambiente, al fine di salvaguardare questa zona così importante dal punto di vista ambientale e di paesaggio rurale,tale ricchezza non è solo di chi ci abita, ma di tutti, deve rimanere intatta in modo che possa essere lasciata come patrimonio alle future generazioni".

"Gassificatore: D'Erasmo fa marcia indietro

Zona in cui dovrebbe sorgere il gassificatore


Pubblichiamo da "Sanbenedettoggi.it" del 2-12-2008



Luigi Cava, consigliere comunale di Alleanza Nazionale, dichiara che il sindaco di Ripatransone, durante l'ultimo Consiglio, avrebbe ammesso alcuni errori nella gestione della vicenda dell'inceneritore di "Piazza Coso".
RIPATRANSONE - «Le tante polemiche sono valse a qualcosa e Paolo D'Erasmo fa marcia indietro sul sul progetto del gassificatore ripano»: Luigi Cava, consigliere comunale di Alleanza Nazionale, fa il punto sulla situazione dell'inceneritore che, si era ipotizzato, il comune ripano volesse impiantare nella zona di "Piazza di Coso"
«Nel consiglio comunale del 27 novembre il sindaco di Ripatransone ha riconosciuto di non aver sufficientemente coinvolto il proprio partito e ha anticipato che nelle sedi opportune porrà in essere tutti gli atti necessari per rimandare la conferenza dei servizi prevista per il gassificatore - scrive Cava - rimettere in discussione la proposta di realizzare dell'impianto fortemente incompatibile con il paesaggio del luogo in cui sarebbe prevista la realizzazione».
«Del resto - continua il consigliere comunale - la vocazione ambientale della località "Piazza di Coso", caratterizzata dalle vaste estensioni della macchia mediterranea, rende necessaria una profonda riflessione su interventi come la realizzazione di un gassificatore».
«Tale marcia indietro del sindaco D'Erasmo riscuote l'approvazione e il consenso di tutti - conclude Cava - ma questa decisione, per quanto condivisa ed opportuna, non può far dimenticare l'atteggiamento di totale chiusura dell'attuale amministrazione che evita qualsiasi confronto con la minoranza, in particolare, e con la cittadinanza in generale».

CUPRA MARITTIMA - «Oggi abbiamo bisogno di un impianto del genere, ma non deve essere realizzato in una zona sottoposta a vincoli ambientali»: Giuseppe Torquati, sindaco di Cupra Marittima, commenta la costruzione di un gassificatore nella zona Sant'Egidio. Prosegue: «Il luogo in questione è sì ripano, ma è confinante con Cupra e per raggiungerlo bisogna percorrere via Sant'Egidio che attraversa il territorio cuprense e per questo dovevamo essere coinvolti direttamente dal comune di Ripatransone, invece abbiamo appreso di questo progetto dalla stampa». Torquati aggiunge:«Quando poi ho espresso la mia opinione a riguardo, consigliando cioè di costruire il gassificatore nella Val Tesino in quanto zona più agevolmente raggiungibile e non sottoposta a vincoli, mi è stato risposto indirettamente di non interessarmi della questione».
«La cosa ancora più grave - conclude il sindaco - è che sono venuto a sapere che il 9 dicembre è indetta la conferenza dei servizi per la realizzazione del gassificatore ma il comune di Cupra non è stato chiamato a partecipare: l'amministrazione farà presente questa anomalia agli organi di competenza, perchè Cupra non può pagare per le scelte degli altri, effettuate a discapito del suo territorio, senza essere minimamente interpellata».

mercoledì 5 novembre 2008

Dal "Il Messagero"- 3novembre 2008 : ELIO delle STORIE TESE a DIFESA del PAESAGGIO MARCHE


Son0 passati quasi trent’anni di carriera e, nonostante il sangue piceno nelle vene, giovedì sera si potrà tranquillamente parlare di debutto al teatro Ventido Basso. E tutto grazie a...Frankenstein, di cui Elio -mitico leader delle Storie Tese- prenderà le sembianze nel Concerto mostruoso, primo appuntamento della stagione musicale allestita dalla Società Filarmonica Ascolana. Si tratta, quindi, di una specie di esordio nel capoluogo piceno per un artista che proprio nell’Ascolano vanta una parte di albero genealogico (la madre è nata a Cossignano), possiede una casa per i momenti di relax (sempre a Cossignano) e che da sempre si muove in prima linea per la tutela del paesaggio piceno. Come quando si presentò alla première del nuovo disco Studentessi, lo scorso maggio alla Feltrinelli di Ancona, indossando una t-shirt con l’eloquente scritta Salviamo il paesaggio delle Marche.Oppure quando ha preso una posizione forte contro la costruzione del tratto Valtenna-Valtesino della Mezzina, la strada medio/collinare a scorrimento veloce che dovrebbe collegare il Maceratese all’Ascolano. «Non capisco a cosa serva -ha sempre sostenuto Elio, laureato in ingegneria e attento studioso delle dinamiche del territorio- Conosco benissimo queste zone, sono cresciuto qui e torno spessissimo. Secondo me non ha senso e continuo a non comprendere chi consideri utile la creazione di questa vera e propria autostrada».Inoltre Elio è tra i promotori del Coordinamento regionale per la salvaguardia del paesaggio delle Marche, insieme a personaggi come Giobbe Covatta, pugliese ma originario di Colli del Tronto, e soprattutto il pittore Tullio Pericoli nato proprio a Colli. Insomma prima o poi doveva arrivare anche un’esibizione nel Massimo ascolano. Eccolo dunque il Concerto mostruoso che dopo il piccolo rodaggio dello scorso gennaio arriva ad esordire con una nuova produzione, in cui spicca l’ensemble dei 35 elementi dell’Orchestra Sinfonica Abruzzese diretta da Danilo Grassi. Sarà uno spettacolo in pieno Elio-style in cui il cantante de La terra dei cachi varcherà i confini tra teatro, cabaret e musica per cimentarsi con Frankenstein! Pan-demonium per chansonnier e orchestra, l’opera neogotica scritta da Heinz Carl Gruber nel 1977. «Non è un caso ha dichiarato Stefano Belisari vero nome di Elio Il mostro nella musica è rimasto l’unico spazio di libertà, il mostro come figura dell’ultimo anarchico possibile».

di LUCA Capponi