Visualizzazione post con etichetta fotovoltaico. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta fotovoltaico. Mostra tutti i post

martedì 10 gennaio 2012

L'ENERGIA CHE MANGIA LE CAMPAGNE

L' energia che mangia le campagne  di Carlo Petrini


28 luglio 2011 — pagina 33-34-35 da LaRepubblica

Agricoltura industriale. Riflettiamo sull' ossimoro. In suo nome, l' uomo ha pensato di poter produrre il cibo senza contadini, finendo con l' estrometterli dalle campagne. Oggi siamo addirittura arrivati all' idea che possano esserci campi coltivati senza produrre alimenti: agricoltura senza cibo. Agricoltura che, se si basa soltanto sul profitto e sulle speculazioni, riesce a rendere cattivo tutto ciò che può essere buono: il cibo, i terreni fertili (che sono sempre meno), ma anche l' energia pulita e rinnovabile. Come il fotovoltaico, come il biogas. S' è già parlato di come l' energia fotovoltaica possa diventare una macchina mangia-terreni e mangia-cibo. Se i pannelli fotovoltaici sono posati direttamente a terra e per grandi estensioni essi tolgono spazi alla produzione alimentaree desertificano i suoli fino a renderli inservibili. Allora bisogna dirlo chiaro: sì al fotovoltaico, ma sui tetti, nelle cave dismesse, lungo le strade. No a quello sul terreno libero. Adesso poi è il momento delle centrali a biogas che sfruttano le biomasse, valea dire liquami zootecnici, sfalci e altri vegetali. Questi materiali si mettono in un digestore, qui si genera gas che serve a produrre energia elettrica e ciò che avanza - il "digestato" adeguatamente trattato poi può essere utilizzato come ammendante per i terreni. Questi impianti sarebbero ideali per smaltire liquami (problema annoso di chi fa allevamento) e altri rifiuti biologici, integrando il reddito con una produzione di energia che può essere utilizzata in azienda o venduta. Se sono piccoli o ben calibrati rispetto al sistema chiuso dell' azienda agricola funzionano e sono una benedizione - esattamente come può fare il fotovoltaico sul tetto di un capannone o di una stalla. Ma se c' è di mezzo il business, se si fanno sotto gli investitori che fiutano affari e a cui non importa che l' agricoltura produca cibo e che lo faccia bene, allora il biogas può diventare una maledizione. Sta già succedendo in molte zone della Pianura Padana, soprattutto laddove ci sono forti concentrazioni di allevamenti intensivi. È una cosa che stanno denunciando alcune associazioni ambientaliste a livello localee per esempio da Slow Food Cremona mi segnalano che nella loro provincia ormai la situazione è sfuggita al controllo. Tant' è vero che hanno chiesto alla Provincia una moratoria sull' installazione e autorizzazione di nuove centrali a biogas. Che succede? Molti agricoltori, stremati dalla crisi generalizzata del settore, si trasformano in produttori di energia, smettendo di fare cibo. In pratica, si limitano a coltivare mais in maniera intensiva per farlo "digerire" dagli impianti a biogas. C' è anche chi lo fa solo in parte, ma sta di fatto che tutto quel mais non sarà mangiato dagli animali e quindi indirettamente neanche dagli umani. Gli investitori li aiutano, a volte li sfruttano. Esistono soccide in cui gli agricoltori sono pagati da chi ha costruito l' impianto per coltivare mais: sono diventati degli operai del settore energia, altro che contadini. Tutto è cominciato nel 2008 con la finanziaria che prevedeva un nuovo certificato verde "agricolo" per la produzione di energia elettrica con impianti di biogas alimentati da biomasse. Impianti "piccoli", di potenza elettrica non superiore a 1 Megawatt. Ma 1 Mw è tanto: ciò ha incentivato il business, perché a chi produce viene riconosciuta una tariffa di 28 cent/kWh, circa tre volte quanto si paga per l' energia prodotta "normalmente". Ecco allora che il sistema degli incentivi, cui si uniscono quelli europei per la produzione di mais, ha fatto sì che convenga costruire impianti grandie costosi (anche4 milioni di Euro), che possono essere ammortizzati in pochi anni. Soltanto nel cremonese nel 2007 c' erano 5 impianti autorizzati, oggi sono 130.E lì oggi si stima che il 25% delle terre coltivate sia a mais per biogas. In tutta la Lombardia si prevede che entro il 2013 dovrebbero esserci 500 impianti. Ci sarebbe da riflettere su quante volte un cittadino che versa anche le tasse arrivi a pagare quest' energia "pulita", ma l' emergenza è di altro tipo: così si minacciano l' ambiente e l' agricoltura stessa. Primo e lapalissiano: si smette di produrre cibo per produrre energia. Secondo: la monocoltura intensiva del mais è deleteria per i terreni perché deve fare largo uso di concimi chimici e consuma tantissima acqua, prelevata da falde acquifere sempre più povere e inquinate. Senza rotazioni sui terreni si compromette la loro fertilità e si favorisce la diffusione di parassiti come la diabrotica, da eliminare con un' ulteriore aggiunta di antiparassitari. (segue dalla copertina) Se il mais non è per uso alimentare, poi, sarà più facile mettere due dosi di tutto invece di una, senza farsi tanti scrupoli. Terzo: chi produce energia coltivando mais può permettersi di pagare affitti dei terreni molto più alti, anche fino a 1500 euro per ettaro, il che crea una concorrenza sleale nei confronti di chi invece ne ha bisogno per l' allevamento. È lo stesso fenomeno che si è creato con i parchi fotovoltaici, dunque sta piovendo sul bagnato. A chi alleva servono terreni soprattutto per rientrare nella "direttiva nitrati", che dovrebbe regolare lo smaltimento dei liquami in maniera sostenibile. Chiedete ai contadini e agli allevatori: i terreni non sono mai stati così costosi come oggi, e per un' azienda che già subisce i danni di un mercato drogato da speculazioni e imposizioni di prezzi bassi da parte del sistema distributivo può voler dire soltanto una cosa, la chiusura. Ma andiamo avanti. Quarto: gli impianti stessi, quelli da1 Mw, sono grandi strutture e per costruirle si consuma terreno agricolo sacrificandolo per sempre. Quinto: ci sono già le prime voci sulla nascita di un mercato nero di rifiuti biologici, come gli scarti dei macelli, venduti illegalmente per fare biogas. Non andrebbero mai utilizzati come biomasse, perché ciò che avanza dalla "digestione" poi viene sparso per i campi come ammendantee in questi casi oltre a inquinare potrebbe anche diffondere malattie. Il problema è la scala. Diciamo chiaramente che in sé il biogas da biomasse non avrebbe nessun difetto. Ma se è realizzato a fini speculativi ed è sovradimensionato, se fa produrre mais al solo scopo di metterlo nell' impianto, se fa alzare i prezzi del terreno, lo consuma e lo inquina, allora bisogna dire no, forte e chiaro. Da questo punto di vista sarà bene che le amministrazioni (comunali per impianti piccoli, provinciali per quelli più grandi) comincino a valutare i fini reali degli impianti prima di concedere autorizzazioni, e sicuramente questi problemi andranno affrontati e debellati con la nuova PAC, la politica agricola comune, che si è iniziata a discutere a Bruxelles. Da un punto di vista umano capisco gli agricoltori che hanno intravisto con il biogas un modo per risalire la china di un' agricoltura industriale sempre più in crisi. Ma sono sicuro che ci sono altri modi di fare agricoltura, più puliti, diversificati, che puntano alla vera qualità. Questa agricoltura può essere molto remunerativa e dare futuro ai giovani, mentre è soprattutto quella di stampo industriale che sta collassando. Inoltre, primao poi gli incentivi finiranno. Il biogas con grandi impianti è una pezza sporca che alcuni stanno mettendo alla nostra agricoltura malata, ottenendo l' effetto di darle così il colpo di grazia. Sarà molto difficile tornare indietro: i terreni fertili non si recuperano, le falde s' inquinano, la salubrità sparisce, chi fa buona agricoltura è costretto a smettere a causa di una concorrenza spietata e insostenibile. Agricoltura industriale, che ossimoro. - CARLO PETRINI

martedì 1 febbraio 2011

"LA PROVINCIA RICONFERMI LA DELIBERA SUL FOTOVOLTAICO"

Da Picus online, 2 febbraio 2011-

L'Associazione Agricoltura Oggi scrive alla Provincia e alla Regione

Fotovoltaico, ribadire quanto deliberato dalla Provincia di Ascoli
Auspichiamo che la Provincia non infligga un'ulteriore ferita ad un territorio

Ascoli - In merito al dibattito sull'annosa quanto temibile questione della delibera sul fotovoltaico presso la Provincia di Ascoli Piceno la nostra associazione invita a ribadire quanto già approvato in Consiglio a tutela del paesaggio rurale e dell'economia agricola di questo territorio e di quello regionale.


Egregio Presidente della provincia di Ascoli Piceno Celani, egregi Consiglieri e per conoscenza egregi Presidente Spacca e consiglieri regionali, in qualità di libera associazione di imprenditori agricoli e agrituristici del territorio piceno e fermano, in vista della prossima seduta provinciale in cui verranno discussi eventuali disconoscimenti della precedente delibera del 16 luglio 2010 in merito alle regole sul fotovoltaico, vi INVITIAMO a ribadire con forza le vostre posizioni che furono convintamente e trasversalmente espresse lo scorso anno per addivenire alla delibera a tutti nota.
Vorremmo sottolineare come tale delibera abbia sin qui posto dei precisi paletti alla proliferazione incontrollata sul territorio di megaimpianti fotovoltaici da parte di società che nulla c'entrano col Piceno (e parimenti col Fermano) o che, cosa ben più grave, perseguono l'esclusiva volontà di "abuso" del territorio per proprio immediato e specifico tornaconto senza ostacolare peraltro in alcuno modo, l'installazione di impianti privati e aziendali ampiamente realizzati nel frattempo sul territorio.

Oggi alcuni esponenti politici locali hanno mostrato senza ormai alcun velo di etico pudore , un incontenibile moto di "esultanza " (beati loro !) largamente pubblicizzato ai quattro venti per il disconoscimento che, a loro dire, avrebbe emesso il TAR nei confronti della delibera provinciale del 16 luglio 2010.

Ricordiamo loro che:
- difficilmente tale sentenza potrà invalidare nella sostanza la precedente delibera provinciale in quanto essa si propone di indicare linee guida generali e siti idonei da precisarsi da parte delle amministrazioni locali con riguardo per zone agricole e paesaggistiche.
- non è in genere possibile per una provincia avere regole più ampie rispetto a quelle regionali ma il contrario, se suffragato da limiti ragionevoli per zone di rispetto e di valenza territoriale, può essere plausibile e convivere con le leggi regionali.

Molte situazioni di protesta locale contro "pannello selvaggio" sono in atto in tutta Italia dove però il dissenso sta portando i politici a regole sempre più rispettose dell'ambiente (vedi regione Toscana in testa ) e non ad una puerile quanto suicida "esultazione" per l'aggressione a mano libera del territorio (sigh!).

Ricordiamo ai nostri ruspanti esponenti politici che in merito al fotovoltaico e altri problemi territoriali è in corso un clamoroso dissenso in tutta la regione , da nord a sud pervasa da appelli, riunioni, leggi di iniziativa popolare per difendere il territorio dallo stupro dissennato ad opera di soggetti economici oscuri e stampelle della politica di bassa lega che fanno il loro esclusivo gioco.

Ricordiamo ai nostri esponenti locali e a tutta la dirigenza politica anconetana che :
-non tollereremo più da ora in poi spot pubblicitari di Dustin Hoffman (ampiamente e abbondantemente rifinanziati con soldi pubblici anche quest'anno) a passeggio per meravigliose colline ritoccate al photoshop, salvo poi mostrare al turista la cruda realtà e scusarci amaramente.
- non tollereremo più pubblicità politiche ingannevoli di paladini della difesa del paesaggio dell'ultima ora quali in primis il nostro presidente Spacca, il quale mise tra i primi punti del suo programma politico la difesa del paesaggio (sigh!)
- non tollereremo più il silenzio della maggior parte delle associazioni locali ampiamente conniventi con il potere politico e quello delle lobbies dell'energia.
-non permetteremo più silenziosamente che comizi politici pre-elettorali vengano fatti presso quartieri generali di lobbies del fotovoltaico industriale , dicendocela lunga sui reali interessi che muovono certi soggetti politici nella difesa del "pannello- ad- ogni- costo- e- in- ogni- dove-meglio- se- non -sul -capannone- industriale"
-non permetteremo più che la difesa di alcuni industrialucoli locali abbia sempre il sopravvento sugli interessi della collettività e di altri operatori economici quali gli addetti al turismo, all'agricoltura, alla enogastronomia, alla viticoltura, ecc. e che si faccia passare il messaggio " non vuoi il fotovoltaico allora sei contro la crescita economica e occupazione"
-non permetteremo oltre che un bene pubblico, indisponibile e non rinnovabile quale il territorio venga usurpato da pochi
-non permetteremo che venga negato l'art.9 della costituzione: "La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione."

PRETENDIAMO, infine che al TERRITORIO e al paesaggio venga riconosciuta una volta per tutte la valenza di BENE ECONOMICO a TUTTI GLI EFFETTI e per tutti i soggetti, indicando con questo un uso non esclusivo e deturpante da parte di alcune persone e società.

Certi che non vorrete tornare indietro sulle vostre posizioni a suo tempo espresse, vi invitiamo a non svendere il nostro territorio per il quale abbiamo cominciato a farci conoscere nel mondo : agricoltura di qualità, produzione vinicola, turismo, welfare diffuso, enogastronomia, paesaggio, parchi, ecc ecc. Non ci risulta che al momento la nostra miglior fama sia dovuta a "colline al pannello".

Pur ribadendo la nostra approvazione all'uso del fotovoltaico su coperture, capannoni, tetti, territorio urbano ed extraurbano degradato , AUSPICHIAMO apertamente che la Provincia non infligga un'ulteriore ferita ad un territorio già ampiamente provato dal cemento, dall'abuso edilizio, dal guadagno economico facile di pochissimi soggetti che nulla hanno dato o stanno dando alla collettività nè alla nostra qualità di vita e promuoveremo azioni concertate ed adeguate presso la provincia e la regione per esigere seri impegni e adempimenti al fine di proteggere il nostro paesaggio .

venerdì 28 gennaio 2011

"FOTOVOLTAICO: E' IL CAOS"

Da Riviera oggi:
http://www.rivieraoggi.it/2011/01/20/111822/fotovoltaico-e-caos-il-pd-delibera-provinciale-inefficace-per-legge/
Questa estate era stato posto un limite di 50 kw per la potenza degli impianti a terra, ma secondo una linea guida del Ministero dello Sviluppo “questa non sarebbe compatibile” e ciò è evidenziato da una sentenza del Tar Marche

di: Pier Paolo Flammini 20 gennaio 2011 @18:08ASCOLI PICENO – Pannelli volanti: sul fotovoltaico, espressamente sugli impianti a terra, è caos. Dopo che la scorsa estate, con delibera numero 29 del 16 luglio 2010, la Provincia di Ascoli aveva sancito dei limiti di potenza per gli impianti, a tutela del paesaggio (massimo 50 kw), adesso, fa sapere il gruppo consiliare provinciale del Partito Democratico, “la stessa delibera è priva di efficacia e quindi di essa non va tenuto conto”.

“A tale determinazione – prosegue la nota del Pd – scaturita dopo l’emanazione da parte del Ministero dello Sviluppo Economico delle linee guida nazionali ed alla individuazione dei siti non idonei da parte della Regione Marche, è addivenuta la stessa Provincia che, nel costituirsi in giudizio presso il Tar Marche avverso un ricorso presentato da un’azienda privata, ha espressamente dichiarato che la deliberazione 29/2010 è inefficace”. Tuttavia “poiché tale delibera però non è stata ancora revocata, essa continua a produrre i suoi effetti ed è quindi necessario che il Consiglio Provinciale la annulli”.

Il Pd, fa notare, “in consiglio provinciale si era fortemente opposto all’approvazione di tale atto ritenendolo illegittimo, ha presentato una proposta di delibera per la sua revoca, chiedendo che venga posta all’ordine del giorno del prossimo Consiglio Provinciale”.

“E’ paradossale, oltre che irresponsabile – dichiara il capogruppo Emidio Mandozzi – che l’Amministrazione Provinciale in sede giudiziaria, per non essere condannata, dichiari l’inefficacia della deliberazione e dall’altro la tenga ancora in piedi non proponendo al Consiglio Provinciale la sua revoca. Noi del gruppo Pd abbiamo presentato una proposta di revoca immediata di tale atto e chiediamo che venga posta all’ordine del giorno del prossimo Consiglio. Fin da quando è stata presa questa deliberazione era palesemente illegittima perché già erano state approvate le linee guida nazionali che escludevano esplicitamente qualunque competenza della provincia”.

Mandozzi è critico riguardo maggioranza di centrodestra e opposizione di sinistra: “Hanno voluto testardamente approvare questa delibera con il falso alibi della salvaguardia ambientale – salvaguardia che è garantita dalle norme nazionali e da quelle regionali – producendo volutamente gravi danni all’economia picena ed alle tante aziende, imprenditori, dipendenti che operano in tale settore che sono stati in questi mesi ingiustamente penalizzati rispetto agli altri territori marchigiani e di fuori regione. Già da settembre scorso avrebbero dovuto annullare tale deliberazione; non lo hanno fatto e sono quindi responsabili dei gravi danni prodotti all’economia ed alle aziende picene. Con la nostra proposta di revoca vogliamo ristabilire subito la legittimità delle procedure ed evitare ulteriori penalizzazioni al nostro territorio già così fortemente da una grave crisi economica”.

giovedì 20 gennaio 2011

I Verdi: “Sì fotovoltaico sui terreni, ma con regole precise” (???)

Pubblichiamo  da Riviera oggi:
del 18 gennaio 2011
Luciano Spinozzi, portavoce degli ambientalisti nella provincia picena, molto critico contro centrodestra e Rifondazione Comunista: “Giullari di corte che fanno il gioco delle multinazionali dell’atomo e del petrolio”

di: Pier Paolo Flammini 18 gennaio 2011 @18:45ASCOLI PICENO – Sole che ride, eccome se ride. I Verdi, attraverso il portavoce provinciale Luciano Spinozzi, prendono una posizione sui pannelli fotovoltaici con impianto a terra e contemporaneamente attaccano il centrodestra piceno e i “neo Romantici di una certa sinistra” per le norme limitatorie a questa tipologia di impianto emanate la scorsa estate.

Scrive Spinozzi, infatti, “che la presenza di impianti di notevoli dimensioni è ovviamente impattante sul paesaggio, intendendo però con questo la presenza di impianti che superano un ettaro di estensione e non i 50 kw di potenza espressa con delibera del Consiglio Provinciale approvata dai rappresentanzi della Destra e di Rifondazione Comunista, uniti nell’esprimere solidarmente idiozie”.

“Noi Verdi Piceni – continua Spinozzi – siamo con il sindaco di Colli del Tronto che recentemente si è espresso favorevolmente sul fotovoltaico, con motivazioni molto sensate: un impianto fotovoltaico a terra non è una lottizzazione di cemento ed asfalto, ma una struttura metallica alta 2-3 metri, intervallata e sopraelevata dal terreno, non richiede uso di pesticidi o diserbanti, i pannelli sono distanti tra loro per non creare zone d’ombra e soprattutto l’impatto visivo e panoramico, che sarebbe il piccolo sacrificio che si bisogna compiere, può essere ridotto di molto con opportune opere di mitigazione al contorno con piantumazioni adeguate. Inoltre un impianto dura 20-25 anni, dopo di che può essere smantellato e tutto torna come prima”.

“Questo dovrebbe fare la politica – si legge – Fissare poche ed elementari norme di salvaguardia del paesaggio, distacchi minimi dai fabbricati rurali, dai confini di proprietà e stabilire la consistenza delle opere di mitigazione per l’impatto visivo, stabilire il quantitativo massimo installabile in ogni comune in base alla propria estensione territoriale ed ai suoi assorbimenti energetici, ma come al solito a legiferare inmateria troviamo personaggi non qualificati che “arronzano” soluzioni improponibili e inadeguate, o in malafede, che, per difendere piccoli interesse di parte arrecano danni alla collettività, vestendosi da paladini del paesaggio rurale ma in realtà mostrano solo di essere dei Giullari di corte che fanno il gioco delle multinazionali del petrolio e dell’atomica”.

“Occorre una maggiore scientificità critica – termina l’ampia nota – e ascoltare le imprese della green economy e gli imprenditori agricoli delle vere aziende agricole e vitivinicole, per ascoltare, guidare ed indirizzare senza lasciarsi trasportare da valutazioni improvvisate. La green economy ha creato negli ultimi anni, solo nella nostra provincia, . Quindi diciamo sì al fotovoltaico sui tetti degli opifici industriali nuovi e già esistenti, ma anche sul terreno, con poche e precise regole a tutela del paesaggio. No invece alle mistificazioni populiste, sia di destra che di sinistra, rozze, ignoranti e inqualificate

PERCHE' ESIGIAMO UN FOTOVOLTAICO NON SUI TERRENI AGRICOLI

Ovunque, tranne che in Italia e men che meno nelle Marche, si è capito che proprio sulla produzione del cibo, attraverso l’attività agricola e il collegamento di essa con l’industria di trasformazione, si gioca la partita decisiva per il futuro del mondo globalizzato. Questo paese dipende a tal punto dal commercio estero da far stimare (previsioni non mie ma della finanza internazionale, leggete i documenti di bruxelles) che, qualora una crisi internazionale arrestasse il commercio di alimenti, la nostra popolazione italiana sarebbe ridotta alla fame nel giro di poche settimane. L’esempio del rincaro del grano duro per la pasta (ve lo ricordate?) , dovrebbe insegnarci qualcosa. Esso ha gettato nell’allarme più totale l’Italia per mesi e mesi, per via dei rincari ( rincari, non scomparsa!!) della pasta, piatto nazionalpopolare. Eppure, con una disinvoltura che non ha eguali nel resto del mondo, si pianifica di trasferire una cospicua fetta delle terre agricole residue dalla produzione alimentare a quella elettrica e di farlo in particolare su quelle fertili di pianura e fondovalle, delle colline più produttive, con l’assurda motivazione che queste sono più facili da installare e nascondere, con l’ausilio di siepucce , alla vista del passante “distratto”. Sono anche BELLE. Come ci dice, se ancora non l’avessimo pensato, un certo Luciano Spinozzi , "portavoce " dei "verdi"  nel piceno (Arg!!). ma anche…vari compagni del partito dei verdi, a quanto sembra. Ricordo che il PRIMO CONTO ENERGIA che dobbiamo sostenere è il nostro CIBO di QUALITA’, senza quello dopo pochi giorni moriamo. Un governo responsabile ed oculato come quello tedesco ha capito questo problema per tempo e, nel luglio scorso, ha abolito qualsiasi forma di incentivazione sul FV istallato su terreni agricoli. Quello italiano, invece, dopo aver fatto sperare ad una progressiva riduzione delle aliquote a partire dalla fine del 2010 (soldi nostri) , ha fatto votare in un senato dimezzato dalle ferie estive una proroga degli elevatissimi incentivi del D.L. sul Contoenergia fino al giugno del 2011. Qualcuno poi ci dovrà spiegare perchè si continua questa installazione selvaggia nelle Marche quando la Regione ha pure ufficializzato che si è di GRAN LUNGA superato il tetto che la regione aveva stabilito di raggiungere nell’ambito delle rinnovabili. Dobbiamo aggiungere altro a Spinozzi e verdolini? O stanno anche loro facendo una fine scilipotiana?
mimma, con libero pensiero




Replica Lascia un Commento

martedì 18 gennaio 2011

PUNTI SALIENTI DELLA LEGGE DI INIZIATIVA POPOLARE SUL PAESAGGIO

COORDINAMENTO REGIONALE PER LA TUTELA DEL
PAESAGGIO DELLE MARCHE
Contributo per la modifica della proposta di legge n. 156 del 01.03.2007 avente ad oggetto:
“Norme per lo sviluppo sostenibile ed il governo del territorio regionale”
(modifiche alla L.R. 5 agosto 1992 n. 34)

1. Premessa
2. Considerazioni generali
3. Proposte normative
4. Elementi da approfondire

1. PREMESSA
Il “Coordinamento regionale per la tutela del Paesaggio delle Marche”, costituitosi da quasi tre anni con l’obiettivo prioritario di portare un contributo fattivo per la conoscenza, salvaguardia e valorizzazione del Paesaggio della nostra regione, riconoscendo nella sua globalità un valore inestimabile per l’intera comunità regionale sotto i profili culturale, socio-economico, psico-fisico ed identitario e condividendo i principi ispiratori e le finalità della “Convenzione Europea del Paesaggio”,

con il presente documento intende adoperarsi per il miglioramento del testo legislativo di cui all’oggetto, - adottato dalla Giunta Regionale precedente, discusso dalla IV Commissione Consiliare della scorsa legislatura e mai arrivato al Consiglio Regionale -, ritenendo di assoluta importanza che l’Ente Regione si doti di una legislazione di altissimo profilo culturale, capace di avviare una nuova stagione di piani paesaggistico - territoriali ed urbanistici orientati alla prioritaria ed irrinunciabile salvaguardia dei beni culturali e del paesaggio delle Marche, considerati nella loro complessità ed integrità come patrimonio comune inalienabile ed inscindibile, quale risultato di secolare e sapiente interrelazione tra opera dell’uomo e della natura.

A tal fine riteniamo però che sia di fondamentale importanza che l’organo legislativo disponga ed effettui, prima della stesura definitiva del testo di legge, una specifica ed esaustiva indagine sull’attuale stato della pianificazione nella Regione tale da mettere a confronto le attuali disponibilità di aree e volumetrie edificabili con le realistiche esigenze provenienti dal territorio e questo per i diversi usi: abitativi, industriali e artigianali, commerciali, direzionali, servizi pubblici.

L’indagine potrà essere opportunamente condotta per ogni singola Provincia con il supporto degli attuali strumenti informativi (SIT e GIS) verificando tutte le previsioni dei piani regolatori comunali in modo da effettuare un’ attendibile analisi prospettica utilissima anche per la predisposizione del nuovo PPAR adeguato al Codice dei BB.CC. Questa indagine costituirà così il presupposto stesso della legge così da renderla efficace nel suo primario scopo di governare in maniera sapiente e lungimirante l’attuale e futura realtà territoriale regionale in funzione del perseguimento di quegli imprescindibili obiettivi di lungo termine di tutela e di corretto uso del territorio.

2. CONSIDERAZIONI GENERALI
La proposta di legge regionale n. 156 avente ad oggetto “Norme per lo sviluppo sostenibile ed il governo del territorio regionale”, modificativa ed integrativa dell’attuale L.R. n. 34/92, è ben lontana dal poter essere considerata una vera ed organica riforma della legge vigente.
Si tratta infatti di una revisione dell’attuale legge urbanistica che non riesce a rappresentare quella svolta culturale e politica necessaria a garantire un’efficace e coerente tutela del Paesaggio delle Marche e un partecipato, efficiente e rigoroso Governo del territorio.
Gli aspetti ancora irrisolti rimangono troppi e troppo importanti per essere certi che la nuova generazione di Piani che seguiranno la nuova legge “urbanistica”, sia locali che territoriali, possa salvaguardare adeguatamente le immense e delicate risorse naturalistiche, storico-culturali, socio-economiche ed urbanistiche a noi pervenute.

Ad esempio, nell'oggetto della proposta di legge si dà per scontato il concetto di “sviluppo sostenibile”, senza che sia definito in modo chiaro di cosa si tratti e di quali contenuti ad esso sottendano; al contrario riteniamo sostanziale che l'ente proponente fornisca una precisa definizione di tale concetto in quanto esso è strettamente connesso alla futura “identità regionale”, da cui derivare gli obiettivi fondativi di tutti gli strumenti individuati per la gestione del territorio; identità che dovrebbe costituire il focus dell’intera legislazione in materia di territorio e di Paesaggio.

Tale identità, inoltre, dovrebbe scaturire da una partecipazione ampia e articolata di una serie di soggetti non istituzionali, oltre ai soliti “stakeholders”, che quasi sempre rimangono avulsi dai comuni processi di costruzione delle leggi e che invece potrebbero portare un grande contributo di conoscenza e di sensibilità.

In merito ai concetti sopra espressi, riteniamo sia utile rifarsi a quanto pubblicato nella deliberazione amministrativa n. 99 del 29.07.2008 – documento unitario di programmazione regionale (pubblicato sul B.U.R.M. n.79 del 20.08.2008).

3. PROPOSTE NORMATIVE
Ora passiamo ad illustrare nel dettaglio alcune proposte specifiche di modifica della legge, partendo dai principi fondativi.
2.1 Il principio fondativo della nuova legge, da inserire all’art. 1, dovrebbe essere quello che il territorio, l’ambiente ed il paesaggio costituiscono “beni comuni”, appartenenti all’intera collettività regionale, a cui associare valore sociale e culturale (e non solo economico) e che quindi vanno considerati nel loro insieme “patrimonio non alienabile e inscindibile”, salvo che per dimostrati e palesi motivi di pubblico interesse, dato che soltanto il loro corretto uso, la loro tutela, risanamento e valorizzazione possono garantire il “benessere durevole” dei singoli esseri viventi e dell’intera comunità marchigiana, come pure la conservazione del patrimonio naturale (ecosistemi e biodiversità).

Da questo assunto culturale ed etico, ne deriva che le trasformazioni del territorio devono essere rese possibili solamente se non compromettono la conservazione e la vitalità delle risorse non rinnovabili, siano esse materiali o immateriali, siano esse beni culturali, paesaggistici o ambientali e migliorino le condizioni specifiche e complessive dei contesti di intervento.
2.2 Un secondo principio basilare, peraltro già presente nell’attuale testo, ma privo dei necessari regolamenti attuativi, deve essere quello dell’equità sociale, della compensazione ambientale e del riequilibrio territoriale delle scelte di governo del territorio, da garantire attraverso strumenti di tipo perequativo.
Una “perequazione urbanistica” per garantire un’equa ripartizione tra diritti ed oneri all’interno degli ambiti di trasformazione (art. 5 del testo attuale); una “perequazione territoriale ed ambientale” che deve operare per un riequilibrio tra enti locali che sopportano differenti pesi urbanistici ed ambientali. (un buon passo l’art. 6 sulla perequazione intercomunale).
Da notare che i buoni propositi inseriti nel PTC della Provincia di Ancona a riguardo delle aree produttive sono rimasti purtroppo disattesi in mancanza di una regolamentazione operativa e cogente.

Una particolare perequazione tra diritti edificatori ed oneri sociali riferiti all’Ente pubblico ed ai privati proprietari potrebbe essere inserita, previa opportuna verifica della sua legittimità costituzionale, mediante la limitazione temporale del diritto di edificabilità in capo al privato al pari della decadenza dei vincoli espropriativi finalizzati alla realizzazione di opere pubbliche, limite già introdotto nella legislazione statale per effetto di note sentenza della Suprema Corte.

2.3 Un terzo principio fondativo dovrebbe essere costituito dalla “partecipazione consapevole e democratica” delle comunità locali alle scelte di governo del territorio, oltre le normali procedure oggi in vigore (osservazioni); una partecipazione da rendere obbligatoria, effettiva e strutturata attraverso la codificazione di metodologie già sperimentate con successo o in fase di sperimentazione in altre regioni italiane o paesi europei (vedi la recentissima legge della Toscana del 20.12.07 o i più sperimentati modelli anglosassoni di urbanistica partecipata); l’attuale norma dell’art. 14 sull’inchiesta pubblica è troppo debole e discrezionale a questo riguardo, soprattutto se paragonata alle procedure previste per la Valutazione di Impatto Ambientale delle grandi opere (L.R. n. 7/04 sulla VIA) e per la Valutazione Ambientale Strategica (VAS) di piani e programmi (D.Lgs. n. 152/06 e D.Lgs. n. 4/2008), e quindi va resa obbligatoria nei casi di piani e progetti che rivestono anche il minimo interesse pubblico.

2.4 E’ inoltre opportuno inserire in questa legge a pieno titolo le disposizioni relative alle procedure VAS di cui alla L.R. n.6 del 12/06/2007 e successive linee guida (ci risulta di imminente approvazione). Nel contempo occorre far sì che la nuova legge renda obbligatori i processi di adeguamento del PPAR da parte dei PTC per superare il limite perverso dei soli adeguamenti comunali a livello di PRG. Tale processo di adeguamento va avviato subito dopo l’approvazione della legge. Inoltre la legge deve riattribuire alla Regione il ruolo di controllo e verifica degli adeguamenti dei PRG e dei PTC al PPAR da parte dei Comuni e delle Province.

2.5 Altro principio ineludibile da inserire nella nuova legge dovrà essere quello del contenimento del “consumo di suolo”, o meglio del “risparmio di suolo”, partendo dall’assunto che il territorio è tra le principali risorse non rinnovabili del pianeta.
L’obiettivo ambizioso, ma necessario e strategico in prospettiva futura, del “consumo di suolo zero” potrà essere perseguito per gradi a partire dalla fissazione di livelli intermedi, mediante attribuzione di obblighi, limiti, incentivi e disincentivi ai Comuni in fase di adozione dei propri strumenti urbanistici, a partire dai piani strutturali.
Uno degli obblighi potrebbe essere costituito dalla verifica del livello di attuazione dei PRG vigenti da parte delle Province in sede di espressione del previsto parere di conformità al PTC (o, come da noi suggerito, di verifica di conformità a leggi e piani sovraordinati prima della approvazione dei PRG da riattribuire alle Province) e dalla possibilità di prevedere nuovi insediamenti (residenziali, produttivi, commerciali e direzionali) solo dopo aver raggiunto e completato una certa quota delle potenzialità edificatorie disponibili (per esempio almeno l’80%). Vanno inoltre ammesse le sole varianti parziali che prevedano trasferimenti di volumetria realizzabile, cambi di destinazione d’uso di aree ed immobili a parità di carichi e standards urbanistici.
Un interessante incentivo potrebbe essere quello della attribuzione di limitati “bonus” edificatori in caso di Comuni che decidano di procedere ad una pianificazione associata per ambiti intercomunali omogenei, tale da razionalizzare l’individuazione delle zone produttive e/o di servizi pubblici territoriali. Certamente è necessario prevedere specifici finanziamenti per la redazione dei Piani Strutturali di piccoli e medi Comuni; oppure, quale alternativa da valutare con attenzione, inserire una norma che individui il nuovo PTC adeguato al PPAR quale piano strutturale per i piccoli Comuni (p.es. sotto la soglia dei 5000 abitanti).
Viceversa un elemento disincentivante potrebbe essere rappresentato dall’impossibilità di prevedere nuove espansioni urbanistiche in assenza di una puntuale ed attenta verifica del possibile recupero e riuso di aree ed immobili dismessi.
E’ anche necessario impedire il ricorso a varianti parziali ai Piani Strutturali che prevedano aumenti del carico insediativo senza che sia verificata la loro necessità oggettiva e sempre che le nuove previsioni non riducano le aree di riserva ecologica ed ambientale.

2.6 Altro elemento sostanziale è quello del risparmio energetico e della ecocompatibilità degli interventi.
Anche in questo caso lo strumento dell’incentivo/disincentivo (sempre però limitando il ricorso ai soli incentivi volumetrici) potrà essere efficace nell’indirizzare i Comuni verso sempre migliori “buone pratiche” che prevedano un obbligatorio ricorso almeno integrativo a fonti rinnovabili.
Un buon inizio sarebbe comunque l’inserimento per legge dell’applicazione di criteri di valutazione ex ante dei nuovi interventi edificatori sul modello del “protocollo ITACA” e del Metodo di Valutazione Integrata (Me.V.I.), strumenti già in parte sperimentati con buoni esiti rispettivamente a livello regionale e territoriale (Parco del Conero).
Su questo aspetto il Piano Energetico Ambientale Regionale (PEAR) deve assumere un ruolo centrale e strategico all’interno della pianificazione provinciale e comunale, orientando sempre più verso il contenimento dei consumi delle risorse naturali non rinnovabili e dell’acqua piuttosto che sulla produzione di nuova energia.
A questo proposito è necessario che il PEAR sia articolato in Piani Energetici Provinciali e Comunali al fine di rendere organica e capillare una normativa che impedisca la realizzazione di interventi energivori.
Un'altra scelta positiva ed originale potrebbe essere rappresentata dall'incentivare l’adozione di criteri progettuali e costruttivi innovativi, sia per le nuove costruzioni che per gli edifici da recuperare, ossia l'uso dell'”edilizia mimetica”, quale soluzione per rendere meno impattanti gli interventi di nuova costruzione e meno “invasive” le ristrutturazioni. Tale azione sarebbe estremamente utile anche per riqualificare le aree produttive esistenti che hanno spesso brutalizzato il nostro paesaggio.

2.7 Un ulteriore punto che riteniamo essenziale per un equilibrato e sostenibile sviluppo urbanistico delle nostre città, per il recupero e la rivitalizzazione dei nostri piccoli centri alto collinari, pedemontani e montani in fase di continuo abbandono e per una sempre migliore tutela del paesaggio, è quello di attribuire maggior forza ed incisività al livello provinciale di pianificazione e programmazione territoriale che oggi si esprime attraverso il Piano Territoriale di Coordinamento (PTC); uno strumento attualmente troppo debole e disomogeneo tra le quattro Province, che si sta rivelando incapace di indirizzare in modo incisivo e determinante le politiche di governo delle singole amministrazioni comunali, spesso troppo condizionate dalla necessità di “fare cassa” attraverso il reperimento di risorse finanziarie derivanti da oneri di urbanizzazione, ICI ed imposte accessorie.

• Tra gli obiettivi ed indirizzi cogenti da assumere a livello di PTC dovrebbero essere prioritari quello della introduzione di limiti drastici ed invalicabili alla crescita ulteriore dei centri urbani costieri (introducendo p.es. il limite di 300-500 metri di inedificabilità dalla costa) e delle zone produttive sparse (in particolare industriali e commerciali di grande distribuzione) e quello del decongestionamento della viabilità intercomunale ed urbana mediante ricorso a piani territoriali della mobilità che prevedano anche l’imposizione di limiti e disincentivi al traffico privato nei casi di particolare insostenibilità ambientale e l’individuazione di parcheggi di scambio intermodale a ridosso delle stazioni ferroviarie e delle autolinee. A tal fine i PTC obbligatoriamente devono individuare fra i suoi contenuti le conurbazioni continue per le quali deve essere attivata una pianificazione strutturale intercomunale e gli ambiti sovracomunali laddove il piano strutturale deve assumere efficacia di piano intercomunale, previa concertazione preventiva con i Comuni interessati.

2.8 E’ inoltre necessario rivedere le procedure per l’approvazione dei Piani Regolatori Generali, in prospettiva almeno al livello dei previsti Piani Strutturali, che riteniamo non possa essere ancora attribuita ai Comuni, ma che debba tornare di competenza almeno provinciale, fatte salve alcune eccezioni da stabilirsi con il massimo rigore (p.es. le città capoluogo prevedendo procedure concertative specifiche).
Anche il rilascio delle autorizzazioni paesaggistiche, relative ad interventi ricadenti in ambiti di tutela paesaggistico-ambientale, andrebbe attribuito a specifici uffici provinciali dotati di competenze professionali adeguate, anche qui con la sola eccezione dei Comuni maggiori che possono usufruire di adeguata capacità organizzativa e dell’opera di tecnici di provata preparazione professionale.
Si ricorda in proposito che il Codice dei BB.CC. e del Paesaggio già prevede che la Regione verifichi la sussistenza di un adeguato livello di competenze tecnico-scientifiche e di autonomia gestionale delle strutture comunali delegate al rilascio delle autorizzazioni paesaggistiche (art. 146, comma 6).

A tal proposito va eliminata la possibilità per gli sportelli unici di autorizzare la realizzazione degli insediamenti produttivi al di fuori delle previsioni dei piani regolatori, in particolare laddove essi comportino occupazione di suolo libero.

2.9 Altro punto di grande preoccupazione è costituito dalla proposta di legge sugli insediamenti in territorio agricolo, modificativa della vigente L.R. n. 13/90.
Riteniamo che l’importanza della tutela del paesaggio rurale delle Marche, inestimabile e primario patrimonio socio-culturale prima ancora che economico della nostra regione, debba essere affrontato all’interno della nuova legge sul governo del territorio e non attraverso una riforma parziale della L.R. 13/90, che rischierebbe di vanificare anche il previsto e necessario processo di revisione del PPAR.

4. ELEMENTI DA APPROFONDIRE
Ulteriori elementi da inserire come criteri, requisiti od obiettivi da dettagliare ed attuare attraverso specifici regolamenti regionali o piani di settore, potranno essere costituiti da:
• Sussidiarietà, differenziazione ed adeguatezza nella ripartizione delle competenze tra soggetti istituzionali
• Autonomia e responsabilità nell’azione di governo del territorio
• Tempi certi nella conclusione dei procedimenti, con relative sanzioni per le inadempienze gravi (fino alla decadenza delle procedure già concluse e relativi poteri sostitutivi)
• Fissazione di regole per lo svolgimento delle conferenze di copianificazione e degli altri strumenti concertativi
• Fissazione di regole certe ed efficaci per lo svolgimento e la conclusione di accordi procedimentali e negoziali tra soggetti pubblici e privati, da basare sui principi della concorsualità e concorrenzialità delle proposte ed oggettività e trasparenza delle scelte
• Salvaguardia delle “dotazioni territoriali” (aree per servizi pubblici) e loro incremento non solo quantitativo ma soprattutto qualitativo
• Tutela del territorio agricolo e del paesaggio rurale in quanto patrimonio collettivo culturale, oltre che socio- economico, nel quale limitare l’estendersi del fenomeno della residenza civile e se possibile fermare quello delle seconde case
• Salvaguardia ed incremento delle “dotazioni ecologiche ed ambientali” (quali le aree naturali, le reti ecologiche, gli habitat delle specie faunistiche locali, non solo quelle già protette, ecc.) al fine di costituire un patrimonio inalienabile e non negoziabile di risorse indispensabili per garantire la vitalità del paesaggio e dell’ambiente regionale, completando prioritariamente gli studi sulla Rete Ecologica regionale
. Introduzione di strumenti penalizzanti per limitare l’adozione di soluzioni tecniche energivore per le nuove costruzioni e le ristrutturazioni edilizie
• Un'ulteriore tema specifico su cui focalizzare l'attenzione della nuova legge è quello della “manutenzione del territorio”. Tutti noi assistiamo, più o meno costantemente ed impotenti, ai danni che il territorio subisce a causa di eventi naturali eccezionali. Molti dei problemi si possono far risalire alla mancanza di costante manutenzione dei corsi d'acqua, dei suoli agricoli di versante e dei crinali che, fino a non molti anni fa, veniva attuata dagli agricoltori nella normale buona pratica agricola e che ora, con l'imporsi dell'agricoltura meccanizzata, è venuta quasi sempre a mancare.

Altri danni sono dovuti alle aree di espansione urbanizzate che, oltre ad essere state attuate anche in aree a rischio geologico o idrogeologico, dovrebbero essere curate dalle Amministrazioni Comunali che ne hanno permesso la realizzazione, ma che poi non dispongono delle risorse economiche per garantire un'adeguata manutenzione.

Infine esiste il problema della progressiva rigenerazione naturale e/o artificiale delle aree di cava, per le quali dovrebbe essere reso obbligatorio il risanamento a carico dei cavatori stessi naturalmente sulla base di specifici progetti.

Per il tavolo tecnico – il coordinatore

Arch. Riccardo Picciafuoco
Ancona, dicembre 2010

BELLISSIMO CONVEGNO a COSSIGNANO sulla difesa del paesaggio-legge di iniziativa popolare

Si è svolto la scorsa domenica 16 gennaio  a Cossignano, lo straordinario convegno sulla presentazione di proposta di legge di iniziativa popolare sulla difesa paesaggistica e governo del territorio delle marche. In un'aula gremitissima di gente molto attenta e motivata, si sono succeduti gli interventi del sindaco Roberto De Angelis che ha illustrato i problemi dei piccoli amministratori, della prof.ssa Olimpia Gobbi con una appassionatissima presentazione del problema (magistrale intervento)  e un chiarissima illustrazione dei punti salienti della legge  illustrati dall'architetto Picciafuoco.  In questa scaletta di interventi programmati ha fatto la sua capatina anche l'assessore regionale Donati (non invitato quale relatore) , il quale ha elencato le deleghe innumerevoli del suo assessorato senza peraltro aggiungere alcun impegno formale e ufficiale a riguardo del tema del convegno. Numerossissimi gli interventi del pubblico ad indicare, se ce ne fosse ancora bisogno, dell'interesse che questo argomento riveste presso la popolazione.

venerdì 10 dicembre 2010

Colline ricoperte dal fotovoltaico: a Monsampolo i cittadini si ribellano

Dal http://www.rivieraoggi.it/ del 21 novembre 2010

Bellissimi paesaggi che rischiano di vedere compromessa la propria anima. Tutto questo è giusto? È energia alternativa oppure è uno scempio? Per un gruppo di residenti è buona la seconda: partono i ricorsi


di: Oliver Panichi 21 novembre 2010 @13:10MONSAMPOLO – Un nuovo campo fotovoltaico che cambia l’anima delle splendide colline (ce le invidiano tutti, ma forse non sappiamo tutelarle abbastanza?) fra Acquaviva, Monsampolo e Monteprandone.

Una nuova distesa di pannelli fotovoltaici al posto delle colture, delle vigne, del paesaggio, ben 3300 pannelli dalla potenza installata di 792 kilowatt.

Secondo quanto riferisce una nota diffusa dai residenti della zona, la notizia dell’installazione sarebbe diventata di pubblico dominio solo con l’arrivo delle ruspe. La proprietaria dell’appezzamento di terra come si fa in questi casi ha ceduto il diritto di superficie ad una società che vi ha costruito il maxi-impianto. A nulla è valsa una diffida firmata dalle 50 famiglie che abitano Valle Cecchina, la zona di Monsampolo a ridosso della cantina sociale. Ad agosto l’impianto è stato realizzato ed altri quattro, come si evince da permessi di costruire reperibili anche on line, sul sito del Comune, sono stati rilasciati nella zona tra Vallone e Valle Cecchina. Un totale di cinque impianti, autorizzati prima del 16 luglio 2010, quando sono entrate in vigore le linee guida della Provincia di Ascoli che mettevano un freno al “pannello selvaggio”.

I cittadini sottolineano che sarebbe bastato un giorno in più per impedirne la nascita: non per astio verso la libertà di impresa, non per un improvviso accesso di “sindrome Nimby” contro il necessario ricorso alle energie rinnovabili. Ma solo per il desiderio di tutelare il paesaggio splendido nel quale si vive, nel quale magari si sono acquistate abitazioni proprio per la rilassante visuale.

“Non siamo contro le energie verdi – spiegano i residenti, capeggiati da Gesidia Michelangeli – purché non vadano a deturpare la vocazione rurale e le meraviglie paesaggistiche del nostro territorio. Per questo abbiamo anche presentato, noi tre famiglie confinanti con l’impianto, un ricorso al Tar per chiedere che sia tutto smantellato”.

Il legale dei residenti, Gabriella Ceneri, sta valutando le autorizzazioni rilasciate per capire se l’impianto poteva essere realizzato con il solo permesso a costruire del Comune. E cita la legge 241/90 sulla trasparenza dell’agire amministrativo. “Il Comune – come spiega il legale – non ha convocato alcuna riunione con i residenti per spiegare ed illustrare questi progetti”.

PERCHE' NESSUNO HA SUGGERITO QUESTO ALLA REGIONE MARCHE?

Cari amici , a tutti coloro che ancora fanno finta di non capire che una soluzione migliore per produrre energia pulita esiste:  anziché coprire il paesaggio agrario delle nostre colline con i  mega impianti fotovoltaici che determinano una profonda ferita al suolo agricolo, al paesaggio, al turismo  e alla economia AGRICOLA (da cui tutti dipendiamo ancor più che dalla energia), perchè non pensare di installarli lungo l'autostrada?


Anche qui nelle Marche forse sarebbe bastato chiedere alla società Autostrade di consentire alle pubbliche Amministrazioni di avvalersi di questo spazio utilizzato dai pannelli fonoassorbenti per installare chilometri quadrati di pannelli fotovoltaici. Questa poteva essere una delle opere compensative da pretendere in cambio della concessione della terza corsia ma a nessuno dei nostri lungimiranti e avvedutissimi politici è mai venuto in mente. Sono lì ancora a battersi per installare tutto e solo e sempre in ambito agricolo.Che ci siano degli strani interessi dietro ?  A pensare male  si fa peccato ...ma spesso ci si azzecca (Giulio Andreotti)
Guardate questa immagine di pannelli fotovoltici sulla autostrada del Brennero! La provincia di Bolzano, la più "fotovoltaizzata d'Italia",  ha il completo divieto di qualsiasi installazione a terra su suolo agricolo. Gli unici pannelli ammessi solo quelli su strutture industriali, fienili, case, ecc

Si accettano commenti e suggerimenti.



martedì 2 novembre 2010

Fotovoltaico Über Alles: cronache dall’anno 2010

http://www.rivieraoggi.it/2010/11/01/104436/fotovoltaico-uber-alles-cronache-dallanno-2010/

Dal quotidiano online http://www.rivieraoggi.it/, riportiamo un bell'articolo di satira sull'installazione del fotovoltaico nelle campagne
dal settimanale Riviera Oggi numero 844 uscito in edicola il 25 ottobre

SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Il 2010 venne ricordato come l’anno del boom del fotovoltaico all’italiana. Vediamo nel dettaglio quali furono le principali caratteristiche di questo periodo memorabile. Gli storici intanto continuano ancora ad arrovellarsi sulle etichette e sulle definizioni: “L’alba del silicio”, “il magico mondo delle colline a specchio”, “la consapevolezza dell’inutilità dell’agricoltura nell’economia globale”.

Cerchiamo qui di ricostruire e definire meglio quel periodo, consci della chiara lucidità di pensiero che solo la distanza temporale dai fatti può dare.

TRIONFO DELL’ECOSOSTENIBILE Protocollo di Kyoto, riscaldamento globale, energie alternative. Fino a quel momento rimanevano vuote parole, enunciazioni di principio buone solo per tarpare le ali alla preoccupante Cina. Certo, ci fu qualcuno che timidamente provò a limitare le coperture fotovoltaiche ai tetti, agli stadi, ai capannoni industriali. Ci furono cittadini e comitati che provarono a far riflettere dall’alto della loro saccenza anti imprenditoriale. Ma il Rinascimento del silicio li spazzò via. La nuova frontiera stava lì, sulle colline. Da lì venne la nostra libertà energetica. Perché limitarsi a un tetto quando possiamo prenderci il Mondo?

Le colline picene furono la Firenze di questo nuovo Rinascimento. Irregolari declivi un tempo ubertosi di inutili e polverosi frutti lasciarono spazio a morbide distese di specchi, piste di atterraggio per Ufo sponsorizzati dall’Enel, comode tettoie calorose sotto le quali i giovani che conoscevano l’Amore iniziavano a prendere confidenza con Cupido.

VIGNE? PUSSA VIA Le vigne divennero prima utili biomasse da bruciare, poi dei vuoti ricordi di un passato arcaico. Ecco il leit motiv dei fautori di sviluppo, che ringraziamo con ardore.

“La ricerca scientifica ci ha donato la polverina rossa solubile dalla quale ricavare tonalità di vino tannico e odoroso di bosco, degno di verbose dispute dialettiche fra sommelier. Basta con le vigne, basta con lo schiavismo delle vendemmie, basta con i trattori inquinanti che per giunta fanno pure rallentare i nostri Suv mentre mordono i tornanti ripani o le salite acquavivane”.

Parlarono così gli Illuminati campioni del fotovoltaico, l’innovativa classe imprenditoriale, i mecenati dei pannelli solari, disposti a sacrificare denari e terra per donare benessere ed energia a tutti, in primis a loro stessi. I maligni postcomunisti sibilavano “facile parlare di innovazione se hai gli incentivi statali”, ma erano solo stalinisti che non comprendevano quanto sia bella e brava Mamma Roma. Insensibili, in definitiva.

TURISMO DEL SILICIO Basta con la vuota retorica del paesaggio, basta con la polverosa coltivazione diretta, basta con gli agriturismi. Il nuovo turismo piceno divenne la terra promessa per frotte di esteti e studiosi di arte post-postmoderna. Colline futuristiche, lastricate di specchi neri e scintillanti, cellule di energia allo stato puro. La perennemente litigiosa Penisola aveva bisogno di regolarità, di uniformità di vedute. Le colline fotovoltaiche picene ne divennero l’emblema. Basta con le disparità, basta con le vigne di qua e i pomodori di là. Lastre di pannelli dappertutto, fu così che finalmente si compì il sogno risorgimentale dell’unità d’Italia. Dalle Alpi a Lampedusa, uniti nel silicio.

IL PROVERBIALE ALTRUISMO DEI PICENI Imprenditori alle prese con la crisi superarono la crisi, quella loro e soprattutto quella dei produttori di pannelli solari tedeschi di vecchia generazione, ormai obsoleti. Gli altruisti Piceni se li papparono tutti. Fu una fulgida prova del loro altruismo. Altrettanto si poteva dire rispetto alla Cina. Aiutammo il gigante asiatico a sfoltire la sua superproduzione di ortaggi al Ddt e di uva alla stricnina. La importammo tutta noi. Idem nel turismo. C’era troppa negatività nelle italiche genti di quel tempo, e si comprese che dipendeva dall’invidia delle nordiche popolazioni che buttavano i loro risparmi per godere (che ingenuità) dei colori delle colline picene. Intanto gli inglesi non acquistavano più i casolari in Toscana e in Umbria perché glieli stavamo vendendo noi. Non potevamo però fare questo ai fratelli centroitalici, ne avrebbero sofferto troppo. Per non cagionare invidia in loro, eliminammo la ragione del contendere. Troppo turismo, doniamolo ad altre popolazioni bisognose. Fu questo un altro atto di somma generosità. Il silicio guarì le nostre anime e i nostri portafogli. Perdemmo le coltivazioni tipiche, ma chissenefrega. Nei discount si trovava comunque di tutto e di più. I sapori erano ben diversi da quelli di prima? Chissenefrega, l’abitudine rende insensibile il palato. E il silicio invece gonfia il portafoglio.

Le cantine chiusero e si cominciò a bere vino rosso del Malawi e vino bianco del Kirghizistan. Nessuno morì di sete.

Il silicio ci aiutò, il silicio ci salvò. Ora lo comprendiamo appieno. Facciamo un brindisi con questo vino vietnamita, cari amici miei. E poi tutti a pranzo da me. Sformato di carciofini transgenici delle campagne texane, arrosticini di pecora che ha brucato erba sintetica, deliziosa minestra di pomodori all’antiruggine. E poi, chi vuole, un bel pisolino all’ombra del pannello. Evviva.

martedì 20 luglio 2010

DECISIONI PROVINCIALI SU INSTALLAZIONI FOTOVOLTAICO IN TERRENO AGRICOLO

Da http://www.sanbenedetto.oggi.it/ del 18-7-2101
http://www.rivieraoggi.it/2010/07/16/96468/il-fotovoltaico-divide-tutti-politici-e-categorie/

ASCOLI PICENO – Energie sostenibili,fonti rinnovabili, protocollo di Tokyo, tutela ambientale. A livello teorico sono parole che piacciono a tutti. Poi nel concreto, sembra impossibile trovare un accordo. Sarà che ognuno ha le proprie idee, oppure che dietro al fotovoltaico si cela un business tale che molte cose non possono essere lasciate al caso.

Sta di fatto che tutti sono divisi. Maggioranza e sinistra radicale vogliono evitare una proliferazione selvaggia e un deturpamento del paesaggio, oltre che la diminuzione di terreno da adibire all’agricoltura, e convergono sul limite dei 20 kw . Più libertà e soglie meno rigide chiedono invece Pd, Udc e Idv, che nella tarda mattinata di oggi, in conferenza stampa , hanno voluto ribadire a chiare lettere il loro punto di vista: «lo scorso 9 luglio il governo ha gettato delle linee guida, che dovranno essere recepite nella legislazione regionale entro 90 giorni. A questo proposito sarebbe opportuno attendere e prendere in considerazione tali linee guida e quindi rinviare la variante normativa che il consiglio di oggi è chiamato a votare». «Contestiamo anche la metodologia con cui sta procedendo questa Provincia. – aggiungono – In tutte le riunioni di commissione abbiamo chiesto il parere dell’ufficio tecnico, che però non è mai arrivato (sarà reso noto ai consiglieri durante il consiglio, ndr). Se si crede veramente nel fotovoltaico non possono esserci questi freni, di cui al momento non se ne vede l’esigenza. Non siamo di fronte ad un rischio di proliferazione selvaggia; si stanno al contrario creando falsi fantasmi e non si incentivano le forme di energia rinnovabile. Qualora dovessero esserci speculazioni o problemi di questo genere saremo i primi a denunciarli. Il tetto di 20 megawatt è ridicolo». Dalla parte di Pd,Udc e Idv molti operatori di imprese di istallazione di impianti fotovoltaici, che temono perdite di commissioni e poco lavoro e che hanno protestato di fronte a Palazzo San Filippo con cartelli e striscioni. Sull’altro fronte maggioranza e sinistra radicale sono d’accordo nel fatto che le soglie indicate siano utili a tenere a bada un fenomeno che altrimenti rischia di dilagare. Con loro le associazioni di agricoltori e gli operatori agrituristici. «La tutela del territorio è fondamentale – dicono – per salvaguardare una provincia che produce il 70% del prodotto agricolo regionale, e anche da un punto di vista paesaggistico rappresenta una risorsa per il turismo e per l’ambiente».

Interviene il presidente Celani: « non capisco tutte queste divisioni: una materia importante come questa richiede un dibattito sereno. Abbiamo discusso per oltre 40 giorni su questi argomenti,. Il parere tecnico esprime note negative solo per due aspetti che possono essere modificati durante questo consiglio; per il resto non va in contrasto con il contenuto del documento che è stato presentato. Non vedo la necessità di ulteriori rinvii».