venerdì 20 marzo 2009

Il Veneto e il piano inutile: case sufficienti fino al 2022:In cinque anni già dati permessi per 94 milioni di metri cubi

Pubblichiamo dal Corriere della Sera del 20 marzo 2009 questo interessante articolo di Gian Antonio Stella

MILANO - Tirar su l'equivalente d'una palazzina di tre piani alta dieci metri, larga 10 e lunga 1.800 chilometri può davvero rilanciare l'Italia «nel pieno rispetto dell'ambiente», come dice Claudio Scajola? In un paese dove solo lo 0,97% degli abusi «non sanabili» è stato demolito? Auguri. Tanto più che una regione simbolo qual è il Veneto, stando a uno studio universitario, ha già oggi tante abitazioni e cantieri aperti da soddisfare la domanda di case, onda immigratoria compresa, fino al 2022. Se poi dovesse calare l'immigrazione, fino al 2034. Quando l'oggi giovanissimo Pato sarà già in marcia verso la cinquantina.
Prendiamo la tabella dei metri quadri a disposizione oggi degli europei. Ogni italiano ha in questo momento 36,3 metri quadri di casa. Cioè quasi il doppio di un ceco o di un ungherese, più o meno quanto un francese o uno spagnolo (che vivono in territori enormemente più vasti), un po' più di un greco o di un belga. Davanti a noi stanno più comodi i tedeschi (41,3 metri quadrati a testa), gli svedesi (43,6) gli olandesi (48,3), gli austriaci (50,4), i danesi (53) e gli inarrivabili abitanti del Lussemburgo, uno staterello urbanizzato che svetta con 62,7 metri pro capite, ma per la particolarità e dimensione non andrebbe manco messo nel mazzo. Si dirà: «Visto? Siamo nella media». Vero. Tutti gli europei che hanno case più grandi, però, hanno due caratteristiche. O godono di spazi molto maggiori dei nostri, come gli austriaci che hanno il doppio di territorio pro capite di noi o gli svedesi che ne hanno quasi il decuplo. Oppure, a differenza di noi che abbiamo il 33% della superficie montagnosa e forestale, vivono in territori molto più pianeggianti, quali i tedeschi, gli olandesi o i danesi, il cui cucuzzolo più alto, il Moellehoi, svetta a 170 metri e 86 centimetri sul livello del mare.
Per capire quanto pesino queste differenze basta rileggere gli atti di un seminario di qualche anno fa promosso tra gli altri dalla allora presidente provinciale leghista Manuela Dal Lago sul consumo del suolo in una delle province forti dell'Italia, Vicenza. Seminario dal quale emerse che l'uomo, in tutta la sua storia, aveva occupato dall'età della pietra ai primi anni Cinquanta 8.674 ettari. Per poi occuparne, nell'ultimo mezzo secolo, molto più del doppio: 19.463. Una colata di cemento che ha stravolto la campagna descritta da Goffredo Parise e Luigi Meneghello fino al punto che il calcolo della «impronta ecologica» (un indice che attraverso sistemi complessi misura il livello dei nostri consumi) ogni vicentino si ritrova oggi a disporre di poco più di tremila metri quadri di territorio, ma ne consuma per 39.000.
Una scelta obbligata per uscire da secoli di fame, miseria, emigrazione? In parte, se è vero che nella seconda metà del Novecento l'aumento della popolazione non ha superato il 32% e la superficie urbanizzata è aumentata dieci volte di più: 324%. Un'accelerazione spettacolare, ma accompagnata da contraccolpi sul paesaggio, sull'inquinamento, sulla viabilità. E addirittura accentuata nell'ultimo decennio del Novecento con un aumento della popolazione del 3% (52 mila abitanti in più dei quali 37 mila immigrati) e un'impennata dell'edilizia abitativa del 13%. Per non dire della parallela impennata industriale che, seminando dubbi perfino fra i più eccitati esaltatori del mitico Nordest, portò a un dato paradossale: ogni neonato vicentino arrivato nel decennio si ritrovava in dote un blocco di 3.718 metri cubi di calcestruzzo. Il tutto distribuito non uniformemente, ma quasi sempre in pianura. Esattamente come nel resto del Veneto dove, tolti quelli di montagna e larga parte di quelli collinari, i 444 comuni adagiati nell'ormai ex campagna hanno quattro o cinque aree industriali ciascuno se non, in certi casi, otto o nove.
Il prezzo? Elevatissimo, rispondono gli esperti: ogni miliardo di euro di crescita reale in più sarebbe costato un consumo di mille ettari di campagna. Il che significherebbe, appunto, che se avesse ragione il ministro Scajola a sostenere che il «piano casa» può mettere in moto 60 miliardi di euro, questo porterebbe a occupare come minimo 60 mila ettari di territorio con l'equivalente in cemento d'un mostro come quello calcolato all'inizio. Ne vale la pena? Mah... Una ricerca di Tiziano Tempesta, ordinario del Dipartimento Territorio dell'Università di Padova, lascia qualche perplessità. Almeno nel Veneto. E non solo sul piano dell'ambiente, del paesaggio, delle margherite e delle violette.
Spiega il professore che non solo una nuova colata di cemento rischia di dare il colpo di grazia a una pianura dove negli anni Ottanta si costruivano mediamente 10 milioni di metri cubi di capannoni l'anno saliti via via fino a una mostruosa quota di 38 milioni nel 2002, tirati su spesso solo per approfittare della Tremonti Bis e oggi malinconicamente vuoti. Ma che la case a disposizione sono già più che abbondanti. Se è vero che lo standard di riferimento per ogni programmazione di questi anni è stato di 120 metri cubi per abitante (cioè 40 metri quadri: quattro più dell'attuale media nazionale), «tra 2001 e 2006 sono state rilasciate concessioni edilizie per nuove abitazioni o ampliamenti per un volume pari a 94,6 milioni di metri cubi» contro un aumento della popolazione intorno all'1% l'anno. Risultato: sono già state costruite in questi anni «abitazioni sufficienti a dare alloggio a circa 788.000 persone». Il triplo delle 243.000 in più (in buona parte straniere) registrate.
Morale: se anche proseguissero (difficile, di questi tempi) gli «elevatissimi tassi d'immigrazione degli ultimi anni, le concessioni edilizie» già rilasciate saranno «sufficienti a soddisfare la domanda di case per i prossimi 13 anni». Con un tasso immigratorio ridotto a quello (che già era alto) degli anni Novanta, basterebbero per altri 25. Fino, appunto, al lontano 2034. Non basta. Nello studio di Tempesta si sottolinea una contraddizione che farà drizzare le orecchie a diversi: negli ultimi anni di risacca segnati da un calo del manifatturiero del 5,6%, «uno dei motori dell'immigrazione è stato il boom edilizio: il 65% dei nuovi posti di lavoro creati nel Veneto dal 2001 al 2006 ha riguardato il settore delle costruzioni».
Non basta ancora: «Analizzando i dati Istat sul rilascio di concessioni edilizie e sul valore aggiunto del settore costruzioni, si può stimare che nel Veneto, per aumentare dell'1% il prodotto interno lordo, sia necessario realizzare ogni anno non meno di 6,5 milioni di metri cubi di abitazioni, pari a una capacità insediativa aggiuntiva di circa 55.000 abitanti». Irreale, secondo i demografi. Tanto più se qualcuno puntasse a 55 mila neonati di «pura razza Piave». E allora? Allora «non sembra plausibile che, in una situazione di crisi del credito e di eccesso di offerta di abitazioni» la faccenda possa tradursi davvero in un affare. Se poi ci mettiamo anche le ferite che rischiano di essere inferte al patrimonio artistico e monumentale che è il tesoro dell'Italia...
Gian Antonio Stella20 marzo 2009

Da parte mia: mi piacerrebbe fosse fatto questo studio in tutte le regioni, in particolare nella mia regione Marche...si scoprirebbero molte cose.....

"NO AL CONSUMO DI SUOLO AGRICOLO"




Pubblichiamo l'intervento di Vittoria Brancaccio, presidente di Agriturist (Confagricoltura):
“Il Piano Casa non consumi altro suolo agricolo”


L’Agriturist, associazione di Confagricoltura per la valorizzazione turistica delle imprese agricole e dello spazio rurale, ha recentemente avviato una campagna di informazione sul fenomeno, ormai insostenibile, del “consumo” di suolo agricolo. Negli ultimi 25 anni, infatti, all’agricoltura italiana sono stati sottratti dall’urbanizzazione tre milioni e mezzo di ettari, edificando soprattutto sui terreni migliori, vicini alle città, alle principali vie di comunicazione, alle località turistiche.

Mentre nuove zone residenziali, centri commerciali e infrastrutture varie, coprono di cemento il nostro territorio - sottolinea Agriturist - si indebolisce ulteriormente la potenzialità produttiva del settore primario e si arrecano danni enormi al paesaggio con ripercussioni molto negative anche sull’economia turistica.

Inevitabile, dunque, l’attenzione di Agriturist verso il Piano Casa, recentemente annunciato dal Governo, chiaramente espressa dal Presidente, Vittoria Brancaccio: “Il Piano Casa non può e non deve essere una occasione per sottrarre nuovo suolo all’agricoltura e per aggredire ulteriormente il paesaggio. Deve, al contrario, essere una occasione importante per ripensare l’urbanizzazione del territorio tenendo presenti anche le esigenze della qualificazione turistica e della salvaguardia ambientale, al di fuori di pericolose logiche emergenziali che aggiungerebbero crisi a crisi”.

“Chiediamo - prosegue il Presidente di Agriturist - che il Piano Casa vincoli i Comuni ad una attenta valutazione delle unità abitative disponibili e del reale bisogno di nuova edilizia residenziale, consentendo, laddove realmente necessario, di costruire esclusivamente su aree già urbanizzate (abbandonate o sottoutilizzate). Come già avviene nei principali paesi europei, anche l’Italia deve darsi una legge che impedisca di sottrarre altro suolo all’agricoltura.”

“Il suolo - conclude Vittoria Brancaccio - non è risorsa illimitata che possa consegnarsi esclusivamente all’interesse individuale o settoriale, soprattutto in un paese come l’Italia, ad alta densità di popolazione e con vasti territori montani. Se non ci rendiamo conto subito, al di fuori di qualsiasi preconcetto ideologico, che un paese moderno deve saper gestire il suolo guardando intelligentemente al futuro, fra qualche anno saremo davvero nei guai, per dipendenza alimentare dall’estero, paesaggi degradati, depressione dello sviluppo turistico, crescita dell’inquinamento ambientale. ”

19 marzo 2009

giovedì 19 marzo 2009

ALTRO IMPORTANTE CONVEGNO ad ASCOLI PICENO SUL PAESAGGIO il 28 marzo 2009


A seguire, dopo il convegno del 17 marzo, un altra giornata di lavori sul paesaggio presso la Provincia di Ascoli Piceno, con eminenti studiosi e amminstratori provenienti da tutta Italia e connotati da diverse esperienze.
Seguiamo, se possibile questi lavori , perchè sono unici nel loro genere, nel panorama "scempio edilizio Italia-consumo di territorio"!

mercoledì 18 marzo 2009

PAESAGGIO, BENE DI TUTTI. L'Europa e le Marche scelgono il piceno quale capitale del paesaggio




Dal sito della Provincia AP, pubblichiamo:
"Paesaggio, bene di tutti”: questo semplice slogan potrebbe riassumere i temi discussi nella giornata del 13 marzo 2009 ad Ascoli, nella bella sala dell’hotel Guiderocchi che ha ospitato il V Meeting del Consiglio Direttivo della RECEP (Rete Europea di enti di governo per l’applicazione della Convenzione Europea del Paesaggio”.Proprio a sottolineare il ruolo di membro fondatore della Provincia, la rete europea ha chiesto di svolgere la sua quinta riunione del Consiglio Direttivo ad Ascoli dopo le città di Barcellona e Palma di Maiorca che già lo avevano ospitato. Erano presenti rappresentanti delle amministrazioni di Maiorca, Tenerife e le regioni di Murcia, Andalusia, Catalogna (Spagna) e Prahova (Romania). Per l’Italia, le regioni Marche (rappresentata dal vicepresidente Paolo Petrini), Umbria, Piemonte e Toscana, la provincia di Reggio Emilia, i comuni di San Quirico d’Orcia (SI) e Altidona. Era presente inoltre, Bas Pedroli, Direttore dell’Uniscape, la rete delle Università europee unite per l’applicazione della Convenzione Europea del Paesaggio.All’importante giornata erano anche presenti i rettori delle quattro università marchigiane, Giovanni Bogliolo, Fulvio Esposito, Marco Pacetti e Roberto Sani, per annunciare le ultime iniziative promosse in riferimento al tema del paesaggio.Petrini ha annunciato il varo della legge regionale che ha formalizzato l’adesione dell’Ente alla rete RECEP, mentre i quattro rettori hanno presentato un documento con il quale si sancisce l’inizio di un’alleanza che li coinvolge insieme nella promozione del paesaggio come risorsa culturale ed ambientale, oltre che come fondamento essenziale delle politiche per lo sviluppo sostenibile, in coerenza con i principi della Convenzione Europea del Paesaggio.Il prossimo appuntamento per stabilire un primo confronto tra Enti locali ed Università è previsto per il 28 marzo, in occasione del convegno dal titolo “Per scegliere il proprio paesaggio. Osservatori dinamici e partecipati delle qualità paesaggistiche”. In questa giornata, organizzata anch’essa dalla Provincia di Ascoli nell’ambito del festival “Saggi Paesaggi”, le esperienze del Piceno e delle Marche avranno occasione di dialogare con quelle di diverse Province italiane e straniere.

martedì 10 marzo 2009

DOPO LE MAREGGIATE DI DICEMBRE, ECCO IL RISULTATO A CUPRA!!

Avevamo già scritto su questo blog della dissennata operazione cementificatrice sul demanio , permessa dal comune di Cupra Marittima (non più di un anno fa) e dei permessi dati di costruire nuovi chalet su una delle spiagge più belle rimaste ed amatissime dalla popolazione, quella tra Grottammare e Cupra, una lingua di sabbia finissima ,completamente libera da stabilimenti balneari.
Come avevamo prospettato, quello che anche un incosciente bambino avrebbe capito, ciò che è costruito a ridosso del mare in poco tempo può essere spazzato via dalla natura: questo è successo in dicembre , dopo le mareggiate forti, sì ma non eccezionali (è pur sempre mare!!). Il nuovissimo chalet "Il Borghetto" è stato disastrosamente travolto dal mare con le conseguenze che si vedono nella foto. Ora danno la colpa al mare, alla forza, al cambiamento delle stagioni. Si dovrebbe invece avere il coraggio di dire che la colpa è degli uomini e della loro avidità: non si costruisce a 5 metri dalla riva!!!
La natura si riprende ciò che le è stato sottratto, e speriamo anche gli uomini che forse potranno tornare in possesso della spiaggia DEMANIALE, ripeto DEMANIALE e quindi appartenente a TUTTA LA POPOLAZIONE .
Ma di quell'obbrobrio dimenticato ora sul demanio ( e chissà per quanto tempo), a chi dovremmo chiedere conto? Molti vorrebbero citare per danni il comune di Cupra e il suo sindaco Torquati. Si sono distinti per inettitudine e avidità. Speriamo che a Cupra non diano più alcuna bandiera blu dopo quello che hanno avuto il coraggio di fare...Che tristezza, che tristezza....

giovedì 26 febbraio 2009

CENTRALE NUCLEARE NELLE MARCHE?






Pubblichiamo da: Sanbenedettoggi.it
L'assessore regionale all'Ambiente, Marco Amagliani, contrario all'ipotesi di centrali atomiche nelle Marche («Si parla di farne una a San Benedetto»): «Scelta antieconomica e antistorica, per avvantaggiare pochi a danno di molti».
ANCONA - La Regione Marche preferisce Obama a Berlusconi. Almeno sulla politica energetica. Mentre, infatti, il Presidente del Consiglio annunciata la costruzione di quattro centrali nucleari, la prima in funzione nel 2020, il presidente degli Stati Uniti segnava la svolta verso un futuro di energie rinnovabili (sole e vento in primis).
L'assessore Regionale all'Ambiente, Marco Amagliani, segnala il parere fortemente negativo della Regione Marche rispetto alle volontà del Presidente del Consiglio: «Il no deciso al nucleare è il risultato di un’analisi costi-benefici. Le motivazioni del no sono scientifiche e acclarate dai più eminenti scienziati: impianti già obsoleti per quando saranno realizzati, costi elevatissimi e sempre a crescere in un periodo di stretta economica, problema delle scorie da smaltire, quando in Italia non riusciamo nemmeno a smaltire i rifiuti organici, figuriamoci quelli radioattivi dove potrebbero finire!»
«Scienziati come Carlo Rubbia sono contrari. I problemi sono noti ai più: l’uranio è una risorsa scarsa, ai ritmi attuali sarà esaurito nel giro di 20 anni, giusto il tempo per l’Italia di costruire un paio di centrali. L’uranio è una risorsa presente in pochi, 4 o 5, paesi nel mondo, rendendo così molto ricattabili i paesi che lo usano a meno di voler mantenere all’infinito i conflitti in Niger e Congo. Le centrali hanno bisogno di enormi risorse idriche e l’Italia non ha praticamente fiumi adeguati, si tratterebbe di costruire centrali sulle coste o sul Po, zone, demograficamente o ambientalmente non adeguate».
«Inoltre, non è secondaria la questione legata ai miliardi di euro di traffici che si svilupperebbero attorno all’ ‘affare nucleare’ e che dubito si riesca a governare, se non si è riusciti finora a farlo con l’eco-mafia. Il nucleare è una scelta anti-economica (vantaggiosa solo per chi costruisce le centrali) rischiosa e anacronistica. Per questo, arrivo anche a pensare che ci sia un disegno preciso da parte degli apparati statali: quello di non promuovere, anzi di bloccare, la realizzazione di impianti per l’utilizzo di fonti rinnovabili (nelle Marche ne abbiamo più di un sentore con il diniego della Soprintendenza alla realizzazione di un impianto eolico)» sostiene l'assessore regionale all'Ambiente.
«Vi è poi da considerare che ancora non è stato risolto per tutti i vecchi siti italiani il problema della messa in sicurezza dei rifiuti radioattivi derivanti dalla produzione prima del 1987 - continua Amagliani - D’accordo, si potrà ribattere con il luogo comune che siamo attorniati da Paesi confinanti che adottano questo tipo di fonte energetica, che i rischi di incidenti e di nubi radioattive si corrono comunque, ma il problema delle scorie è vitale. Accumulare nuove scorie non è sensato quando non si sa ancora come smaltire quelle vecchie. C’è poi un fatto ancora più inquietante nelle Marche. E’ girata da mesi una notizia, poi anche pubblicata da qualche quotidiano nazionale in questi giorni: la mappa delle possibili centrali da realizzare in Italia ed una sarebbe nella zona di San Benedetto del Tronto, con l’aggravante che il sito coinciderebbe con la Riserva naturale della Sentina. Non solo, dunque, in una zona di interesse turistico a livello nazionale, ma per di più in un’area protetta!»
«L’unico sì che sentiamo convinto è quello alla riduzione dei consumi e alle fonti rinnovabili - termina l'esponente della giunta Spacca - Eolico e solare rappresentano infatti il vero futuro. Come abbiamo affermato con lungimiranza nei contenuti del Piano Energetico Ambientale regionale: energia fotovoltaica ed eolica che riducono l’inquinamento fino al 50-60% e consentono un forte risparmio energetico e quindi economico. E non è neanche sostenibile parlare di quarta generazione di centrali nucleari, che produrrebbero scorie eliminabili in molti meno anni rispetto a quelle provenienti dalle vecchie centrali. Sapete in quanti anni? “Poche” migliaia, prima che non siano più radioattive».


Aggiungiamo noi: in un'Italia dove non sappiamo ancora come smaltire le bucce di arancia, costruire una centrale è quantomeno pretenzioso!

La proporremmo ad Arcore, Sardegna, a Napoli... dove o sono molto contenti di averla, o sono molto allineati , o sono molto organizzati per la raccolta rifiuti normali, o a casa di Scajola (Imperia) , in maniera tale che insorga tutta la Liguria che vive completamente sul turismo (come San Benedetto del Tronto)!!!!!!!!!!!!!!!!

giovedì 5 febbraio 2009

L'ASSESSORE MARONI E LA SALVAGUARDIA del PAESAGGIO

Riportiamo uno stralcio della nota stampa inviata dall'assessore MARONI comparsa il 4-2-09 sul Quotidiano.it

La salvaguardia del paesaggio è il risultato di un lavoro corale
Ascoli Piceno La prof.ssa Neroni richiama l'assessore Maroni nel suo libro: "Una citazione che mi ha sorpreso ma che mi ha riempito di soddisfazione, perché l’amore per la nostra terra nasce dalla consapevolezza che in essa sono le nostre radici".Ubaldo Maroni, per tanti anni sindaco di Ripatransone, oggi assessore provinciale, ringrazia pubblicamente la concittadina prof.ssa Brunilde Neroni, docente all'Università di Padova, insigne letterata ed orientalista, che gli dedica un significativo pensiero nell'introduzione nel suo libro "A casa", edito da una delle più importanti case editrici italiane, la Sellerio di Palermo, e dedicato alla memoria di suo padre Luciano, grande tenore di cui quest'anno ricorre il centenario della nascita.
Nel libro, .....dedica infatti "un pensiero particolare ad Ubaldo Maroni che in Provincia si batte perché il nostro paesaggio sia tutelato e che da tempo mi segnala e mi descrive per telefono i tramonti e le stellate "fuori porta" più belli".
"Da una persona di grande cultura e sensibilità come la prof.ssa Neroni non poteva arrivare un pensiero più bello e gradito - dice ancora Maroni - un riconoscimento che non va solo a me ma che va condiviso con tutti gli amministratori del Piceno, provinciali e comunali, e con tutti gli operatori e le associazioni che amano, salvaguardano e valorizzano il nostro paesaggio, perché è grazie al loro continuo, appassionato e umile impegno che è stato possibile conciliare esigenze abitative, produttive e paesaggistiche. Dobbiamo continuare sulla strada della salvaguardia del paesaggio, prendendo in considerazione le nuove esigenze del territorio per integrarle positivamente e senza creare inutili contrasti. Una tutela che non è solo immagine ma anche rispetto per l'ambiente e volano di nuova economia. Se molti risultati in questa direzione sono stati conseguiti, sono il frutto di un lungo, costante e appassionato lavoro degli amministratori, degli operatori, delle associazioni e anche dei nostri agricoltori e dell'impegno collegiale di cui tutti, in ugual misura, possiamo andare orgogliosi".
04/02/2009