martedì 16 dicembre 2008

Da Corriere News , intervista a Gianni Conte sul Buongoverno del territorio Marche

Qual è la tua opinione sulle modalità di utilizzo dello strumento PRG?
"La nostra percezione, per quanto riguarda i piani regolatori, è che stiamo vivendo una vera e propria deregulation, nel senso che la legge urbanistica regionale, la n.34 del 1992, ma così tutte le altre norme regionali in materia (P.P.A.R.), di fatto - anche attraverso il principio della sussidiarietà - hanno attribuito ai Comuni il governo del territorio e l'autonomia. Che in linea di principio sarebbe una cosa buona e giusta, ma purtroppo non sono stati fatti i conti con una situazione che su questa base si è venuta a creare. Intendiamoci, si tratta di un principio assolutamente democratico: chi più del Comune può essere più vicino alle reali esigenze dei suoi cittadini e del suo territorio? Ma oggi gli stessi Comuni si ritrovano con decurtazioni enormi da parte dello Stato e devono fare cassa. E per farlo hanno fino ad oggi usato lo strumento urbanistico: questo gli permette di avere la disponibilità degli oneri di urbanizzazione. La legge prevede infatti che se ne possono utilizzare fino al 75% per la spesa corrente. Questo vuol dire affrontare i costi per i pulmini scolastici, per gli asili, per altre necessità, senza investire nell'urbanistica e quindi sulla qualità della vita delle persone nel contesto urbano. Si deve inoltre aggiungere una situazione a carattere nazionale che iniziamo a soffrire, e molto, anche noi nelle Marche: una sorta di aggressione da parte di speculatori, investitori, imprese più o meno serie. E quindi si è nel pieno di una caccia ai siti dove poter edificare, dal capannone al centro commerciale, fino ad espansioni residenziali che non hanno ne capo ne coda. Di fatto il PRG diventa un po' un elastico, perché poi è possibile derogare anche con le varianti o con gli accordi di programma, due strumenti efficacissimi per andare a stravolgere quella che era la pianificazione a monte, quando viene redatto lo stesso PRG. All'inizio questo viene fatto in una certa maniera, che deve risultare conforme al Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale. Il PTC ha una visione strategica di tutti i piani regolatori e fornisce anche degli indirizzi con una visione sovracomunale o intercomunale, insomma, su area vasta. E la conformità al PTC deve essere una condizione inderogabile. Ma, come detto, piccole varianti o accordi di programma possono bypassare quelle che sono le strategie a lunga portata del PTC. Un pessimo PRG o una serie di scoordinate varianti non compromettono soltanto il tessuto urbano o il consumo di suolo, ma anche la qualità della vita delle persone. Va da sè che se si crea un nuovo quartiere che non ha le strade idonee, così come anche le fogne o i marciapiedi, e cosi via, si va a determinare nel tempo un carico urbanistico insostenibile che ricade nelle tasche dei cittadini. Questa è la cosa più difficile da far comprendere alle persone. La nostra cultura, per molti ancora legata al mito del terreno edificabile del periodo della ricostruzione o della speculazione edilizia degli anni ’60 e ’70, ci mette nella condizione di vedere come l'espansione edilizia, l'edificazione o comunque ciò che è riferibile a questo comparto, sia un’attività economica trainante che porta benessere o Pil. Invece, un’analisi fatta da buoni economisti, ci dice che questa visione va esattamente nella direzione opposta allo sviluppo sostenibile ed alla reale soluzione dell’attuale condizione economica.".

C'è poi la questione del Piano Paesistico Ambientale Regionale.
"La legge 34 ha delegato ai Comuni non solo la gestione del territorio, ma anche quella che è la tutela del paesaggio proprio attraverso il P.P.A.R. Il Piano Paesistico Ambientale Regionale aveva dei vincoli provvisori e poi i comuni, adeguando i P.R.G. al P.P.A.R. hanno stabilito quali potevano essere da accogliere e quali no, stravolgendo di fatto il Piano stesso. E' una legge caduta un po' dall'alto che sostanzialmente diceva: questi sono i vincoli di tutela provvisori, adesso tu Comune adegui il tuo piano regolatore generale, determinando di fatto quali vincoli mantenere e quali vuoi eliminare. Molti Comuni hanno dovuto redigere il PRG in conformità al PPAR, ma sono andati a stravolgerlo. Pochi virtuosi sono riusciti a fare proprie le indicazioni, creando anche dei siti d'interesse ambientale/paesaggistico e quant'altro. Tantissimi altri Comuni ne hanno fatto scempio. Non è un caso che molti cittadini si sono opposti a questi scempi, costituendo vari comitati che troviamo ormai in tanti luoghi della nostra regione, così come non è un caso che si è avuto un incremento degli esposti e ricorsi, compresi gli interventi della Soprintendenza.
C'è un altro aspetto: i piccoli Comuni, la prevalenza della regione, sono realtà sotto i 3.000 abitanti. Di fatto hanno spesso un ufficio tecnico composto da un solo tecnico spesso oberato da mille cose da fare e che non ha sensibilità, attenzione, aggiornamenti e competenze in campo per poter trattare una materia così complessa come quella dell'urbanistica. Così anche la competenza squisitamente tecnica e culturale necessaria per un governo lungimirante dell’urbanistica comunale viene di fatto delegata a consiglieri e assessori che, spesso privi di tale competenza tecnica, fanno il tira e molla in funzione prevalentemente di quelle che sono le situazioni elettorali."
L'onda della crisi economica sta alimentando un'autentica dismissione di capannoni e stabilimenti nel nostro territorio. Al contempo, si continuano ad "elargire" a privati nuove aree attraverso modifiche ad hoc del PRG. Infine, ogni Comune pretende la sua piccola area industriale. Insomma, troppe situazioni contraddittorie che continuano a sommarsi.
"E' proprio così: è una grande contraddizione. Faccio un esempio: alla Girola un industriale ha chiesto la trasformazione di 5 ettari di terreno agricolo per realizzare poi un'area di produzione. Parliamo di un'industria congrua, compatibile a quella che è l'attività principale del territorio: il calzaturiero. Sta di fatto che questo nuovo insediamento andrà a trasformare suolo agricolo irriguo in capannoni e parcheggi, quando poi nella stessa zona, poco distante esiste già un’'area Pip. Con capannoni vuoti… Questo è accaduto perché nella pianificazione avvenuta a monte del PRG c’è stata una mancanza di valutazione strategica e di pianificazione a lunga gittata. Su 5 ettari c'è la possibilità edificatoria di volumi enormi, superiore ai 25.000 metri cubi. Magari a fianco ci possono essere 2 o 3 capannoni, di fatto in affitto o in vendita perché inutilizzati, che insieme possono raggiungere la stessa volumetria. Ma la collocazione di queste strutture può non soddisfare le necessità dell'imprenditore. Allora cosa è successo? Che l'imprenditore è andato a chiedere una variante al PRG, oggi esposta al pubblico all'albo pretorio per le osservazioni, ma che ha già superato lo screening della valutazione ambientale strategica. Questo fa capire come andiamo a modificare in maniera repentina e irreversibile il territorio. Naturalmente faccio valutazioni a carattere generale, non entro nello specifico di chi lo fa o di chi non lo fa. Va detto che è tutto conforme alle norme, perché non abbiamo nelle nostre leggi del governo del territorio dei principi fondanti che salvaguardino queste situazioni. Se li avessimo, ed è quello che stiamo cercando di fare insieme a tutte le associazioni che hanno aderito al coordinamento regionale, allora forse avremmo risolto la metà di questi problemi che penalizzeranno il futuro del nostro territorio e le risorse disponibili."
Restiamo sulle associazioni ambientaliste. La vostra presenza e l'influenza è molto cresciuta in ambito regionale.
"E' cresciuta una certa attenzione, un certo ascolto, soprattutto perché abbiamo potuto toccare con mano il lavoro della Provincia di Ascoli Piceno, che sotto questo aspetto sta facendo da caposcuola. Hanno fatto un PTC molto ben studiato, progettato e congruo con quelle che sono le nostre peculiarità. Hanno individuato gli esempi virtuosi, che purtroppo tanti cercano di aggirare o stravolgere, ma che nascono con intenti positivi che noi auspichiamo, tanto è vero che tutta la regione sta guardando con favore a questo tipo di PTC perché è quello più percorribile, più sostenibile, pur avendo ovviamente qualche miglioramento che si potrebbe apportare. Le altre province si stanno ispirando a questo piano: parlo di urbanisti, architetti, associazioni che hanno a cuore una coerenza con quello che è il rispetto delle risorse. Perché sbagliare urbanistica significa non rispettare le nostre risorse di base: energia, qualità della vita, economia, patrimonio e paesaggio. E sono risorse che non possiamo giocarci. Un occhio di attenzione al nostro PTC è riscontrabile anche da parte di numerose province di altre regioni italiane. All'interno del Piano troviamo dei disciplinari d'area, come il Piano Direttore Valdaso, che vanno a dare degli indirizzi molto precisi in aree con una vocazione. Non si va a stravolgerle, anzi si valorizzano e si potenziano perché possono determinare realmente delle economie trainanti e andare a migliorare e consolidare quanto già svolto. Il Piano Direttore Valdaso è già di per se un grande piano regolatore e comprende una zona geografica ben delimitata, con dentro 27 Comuni.
La sfida per le amministrazioni che hanno aderito è quella di essere capaci di interagire tra loro, mettere da parte il campanilismo e ragionare su un'area vasta che li accomuna e li mette nella condizione di sviluppare il marchio d'area, i dop, i doc, persino il brand dell'artigianato. E l'integrità del paesaggio e della propria cultura forniscono, come immagine, un valore aggiunto al territorio e a tutto ciò che da esso proviene. Eliminare il campanilismo permetterebbe di scongiurare il problema di singole aree produttive, cosa che sta accadendo proprio nella Valdaso, dove ognuno sta facendo la sua parte in negativo. Manca soltanto una superstrada sopraelevata per fare la replica della Valle del Tronto! Abbiamo degli esempi davanti e non è difficoltoso pensare che questo comunque non ci porta niente di buono, non ci da quel valore aggiunto. Nell'immediato qualcuno può vedersi trasformare il proprio terreno in edificabile, ma alla lunga cosa cambierebbe rispetto ad aree compromesse, come la Valle del Tronto o la Valtesino?Non sembra che la loro economia sia più solida di altre!
Siamo nella condizione di poter usare la testa e dire 'fermi tutti, forse non è questo lo sviluppo vero’ o quello che possa scongiurare l'abbandono dei nostri paesi a beneficio di una costa sempre più congestionata:"
Proviamo a fare altri esempi. Quali sono le situazioni più preoccupanti nel Fermano?
"Per rimanere nell'ambito della città di Fermo e dintorni, abbiamo uno sviluppo urbanistico determinato dalle zone B, che sono poi tutte varianti al PRG. Questa modalità di sviluppo va contro ogni principio di buona programmazione urbanistica perché le zone B in realtà non dovrebbero quasi più esistere. Dovevano essere il completamento di situazioni già di per sé molto urbanizzate, caratterizzate da buone infrastrutture, fogne, scuole, etc. In quel caso si andava a fare una sorta di riassetto edificatorio, dove si dava l'opportunità di completare, individuando aree compatibili. Oggi è invece diventato uno strumento pianificatorio. E un'intera città come Fermo si ritrova articolata in una miriade di zone B, che si vanno a sviluppare su superfici enormi che nulla hanno di urbanizzato. Partono già, ancora prima di essere fatte, come delle invivibili periferie. Ed è un problema che si tocca con mano: a Fermo con questo processo si potrebbe arrivare a centinaia di migliaia di metri cubi di edificazione. Altri esempi? Basta andare nei piccoli comuni. Prendiamo Lapedona: siamo di fronte ad una incongruità della pianificazione. Nel 2003-2004 è stato fatto un PRG che fino a questo momento non è riuscito ad assolvere il 70% delle previsioni di quel PRG perché la pianificazione probabilmente non andava a soddisfare le reali necessità, e dopo pochissimo tempo viene presentata una variante così sostanziale da andare ad incrementare in una maniera ingiustificata quelli che sono i nuovi insediamenti abitativi. Parliamo di insediamenti di centinaia di persone, su un paese di 1.000 abitanti… E soprattutto una variante priva di ogni attenzione per quanto riguarda le peculiarità del territorio, che andava a interessare zone paesaggistiche di rilievo, crinali, versanti, zone agricole fertili. Gli strumenti di oggi, così come è interpretata la legge, metterebbero comunque le amministrazioni nella posizione di poter fare tante piccole varianti per arrivare a quell'obiettivo. Nel caso di Lapedona, per giustificare le scelte di quella variante era stato prospettato di creare 9 zone turistico ricettive, vale a dire 9 villaggi turistici per circa 70.000 metri cubi. Proviamo a pensare che razza di turismo poteva crearsi sulle colline di Lapedona. Non sarebbe bastato neanche l'acquedotto per rifornire a sufficienza i turisti, per non parlare delle strade, delle fogne, dell’assorbimento di energia, etc.
E’ opinione comune e condivisibile che questi esempi di pianificazione rasentano la fantascienza, non a caso a regolare questi eventi è intervenuto più volte il PTC provinciale ."

“Mi piacerebbe poter fornire alcuni cenni sulla pianificazione territoriale che potrà avvenire nella nuova provincia di Fermo.
Presto avremo un Ufficio Urbanistica provinciale che dovrà redigere il proprio PTC che andrà a disciplinare, regolare ed armonizzare gli interventi urbanistici dei Comuni della nuova provincia. Auspichiamo che tale strumento possa percorrere quanto è stato fatto nella provincia di Ascoli Piceno, attraverso un studio di piano condiviso che ha saputo accogliere istanze ed osservazioni, ma che è rimasto coerente con una visione del territorio come bene comune.
La pianificazione urbanistica infatti non può essere determinata dagli interessi di pochi o dalle istanze di quanti vorrebbero investire, edificare o speculare, ma deve avvenire attraverso una partecipazione consapevole e democratica dei cittadini . Le Amministrazioni nella loro opera di buona politica di previsione e programmazione non debbono sottostare alle pressioni, la delicatissima politica di pianificazione del territorio deve poter essere libera da tutti quei condizionamenti dettati il più delle volte da chi ha immediati o effimeri interessi economici. E’ necessario avere prospettive di lungo respiro, capacità di una visione ampia, congruità e coerenza con quelle che sono le risorse a disposizione e le reali necessità.
Il territorio, il paesaggio, l’agricoltura, sono risorse esauribili!
Il paesaggio marchigiano, questo grande Bene attraverso cui transita la percezione della qualità della nostra vita, l’ambiente, la cultura, le tradizioni, il futuro, di cui possiamo dire di avere ancora la fortuna di poter disporre, deve essere quindi salvaguardato e dove necessario qualificato o valorizzato con idonei interventi che pongono al centro l’equità sociale ed il benessere delle persone. Ma bisogna avere il coraggio anche di esprimere una rigorosa tutela, con orgoglio ed intelligenza, perché patrimonio di tutti, perché l’abbiamo ereditato dai padri, ma soprattutto perché lo abbiamo ricevuto in prestito dalle generazioni che verranno”.


Gianni Conte
Presidente del Circolo Legambiente Fermo – Valdaso
Membro del “Coordinamento Salviamo il Paesaggio delle Marche”, componente del tavolo tecnico.

giovedì 4 dicembre 2008

GASSIFICATORE A RIPATRANSONE:i cittadini insorgono


Il Comitato per la salvaguardia ambientale di Piazza di Coso - S. Egidio, di Ripatransone interviene in merito alla realizazione in un inceneritore-gassificatore che dovrà sorgere in quell'area, facendo appello al Sindaco per bocciare tale progetto.


Dal comitato per la salvaguardia ambientale di Piazza di Coso - S. EgidioRipatransone pubblichiamo quanto segue:

"A volte viene da domandarsi: perché una zona così bella come quella di Piazza di Coso-S. Egidio di Ripatransone debba essere costantemente presa di mira per interessi di qualcuno?Per capire meglio proviamo brevemente a ripercorrere la storia di questi ultimi decenni ; inizialmente cave di ghiaia abusive tentarono di far sparire intere colline, poi si pensò ad una discarica comprensoriale per rifiuti, nonostante il terreno ghiaioso avrebbe sicuramente provocato un disastro ambientale, poi arrivò il turno del mega-pollaio da 300.000 polli con il suo super inquinamento, negli ultimi anni è stata la volta degli incendi dolosi che hanno inferto qua e là pesanti ferite.Con l'impegno dei cittadini residenti e di quelli che nel frattempo hanno investito in attività turistico-ricettive, tutti questi tentativi sono stati sventati, riuscendo a preservare l'integrità ambientale della zona che è una delle più importanti non solo di quelle a ridosso della costa ma dell'intera Provincia, infatti su tale zona ricadono numerosi e importanti vincoli ambientali.

Ora siamo venuti a conoscenza che la ditta Enervolta del Gruppo Malavolta ha presentato presso il Comune di Ripatransone un progetto per la produzione di energia elettrica, tale progetto prevede l'installazione di un impianto a pannelli fotovoltaici ed un inceneritore-gassificatore a biomasse, interessando un'area di circa 20.000 mq.Nessuno può essere contrario a priori alla produzione di energia da fonti alternative, ma siamo contrari che ciò comporti devastazioni del territorio, infatti in questa zona, tali installazioni sono fortemente incompatibili con il paesaggio, in quanto il progetto prevede la costruzione di capannoni industriali di 2800 mq. con un'altezza di 10 mt. (un palazzo a 3 piani) posti proprio sulla sommità della collina, sono fortemente incompatibili con la vocazione ambientale della zona, infatti essa si caratterizza con vaste estensioni della tipica macchia mediterranea.Sono altresì fortemente incompatibili con le attività presenti nella zona, infatti il gassificatore emetterebbe nell'atmosfera polveri sottili, carbonio organico totale, monossido di carbonio, ossidi di azoto, composti inorganici del cloro sotto forma di gas o vapori. Sono infatti molte le attività turistico-ricettive e altrettanto numerose le aziende agricolo-vitivinicole, anche di eccellenza, che praticano l'agricoltura biologica, tali attività hanno investito su questo territorio puntando sulla valorizzazione della qualità dell'ambiente circostante che adesso vedono minacciata.

Pertanto, i cittadini e le attività di Piazza di Coso-S.Egidio fanno appello alla sensibilità del Sindaco e di tutta l'Amministrazione di Ripatransone, affinché tale progetto sia respinto, fanno inoltre appello alla Provincia , alla Regione , a tutte le Associazioni ambientaliste ed a tutte le persone che hanno a cuore l'ambiente, al fine di salvaguardare questa zona così importante dal punto di vista ambientale e di paesaggio rurale,tale ricchezza non è solo di chi ci abita, ma di tutti, deve rimanere intatta in modo che possa essere lasciata come patrimonio alle future generazioni".

"Gassificatore: D'Erasmo fa marcia indietro

Zona in cui dovrebbe sorgere il gassificatore


Pubblichiamo da "Sanbenedettoggi.it" del 2-12-2008



Luigi Cava, consigliere comunale di Alleanza Nazionale, dichiara che il sindaco di Ripatransone, durante l'ultimo Consiglio, avrebbe ammesso alcuni errori nella gestione della vicenda dell'inceneritore di "Piazza Coso".
RIPATRANSONE - «Le tante polemiche sono valse a qualcosa e Paolo D'Erasmo fa marcia indietro sul sul progetto del gassificatore ripano»: Luigi Cava, consigliere comunale di Alleanza Nazionale, fa il punto sulla situazione dell'inceneritore che, si era ipotizzato, il comune ripano volesse impiantare nella zona di "Piazza di Coso"
«Nel consiglio comunale del 27 novembre il sindaco di Ripatransone ha riconosciuto di non aver sufficientemente coinvolto il proprio partito e ha anticipato che nelle sedi opportune porrà in essere tutti gli atti necessari per rimandare la conferenza dei servizi prevista per il gassificatore - scrive Cava - rimettere in discussione la proposta di realizzare dell'impianto fortemente incompatibile con il paesaggio del luogo in cui sarebbe prevista la realizzazione».
«Del resto - continua il consigliere comunale - la vocazione ambientale della località "Piazza di Coso", caratterizzata dalle vaste estensioni della macchia mediterranea, rende necessaria una profonda riflessione su interventi come la realizzazione di un gassificatore».
«Tale marcia indietro del sindaco D'Erasmo riscuote l'approvazione e il consenso di tutti - conclude Cava - ma questa decisione, per quanto condivisa ed opportuna, non può far dimenticare l'atteggiamento di totale chiusura dell'attuale amministrazione che evita qualsiasi confronto con la minoranza, in particolare, e con la cittadinanza in generale».

CUPRA MARITTIMA - «Oggi abbiamo bisogno di un impianto del genere, ma non deve essere realizzato in una zona sottoposta a vincoli ambientali»: Giuseppe Torquati, sindaco di Cupra Marittima, commenta la costruzione di un gassificatore nella zona Sant'Egidio. Prosegue: «Il luogo in questione è sì ripano, ma è confinante con Cupra e per raggiungerlo bisogna percorrere via Sant'Egidio che attraversa il territorio cuprense e per questo dovevamo essere coinvolti direttamente dal comune di Ripatransone, invece abbiamo appreso di questo progetto dalla stampa». Torquati aggiunge:«Quando poi ho espresso la mia opinione a riguardo, consigliando cioè di costruire il gassificatore nella Val Tesino in quanto zona più agevolmente raggiungibile e non sottoposta a vincoli, mi è stato risposto indirettamente di non interessarmi della questione».
«La cosa ancora più grave - conclude il sindaco - è che sono venuto a sapere che il 9 dicembre è indetta la conferenza dei servizi per la realizzazione del gassificatore ma il comune di Cupra non è stato chiamato a partecipare: l'amministrazione farà presente questa anomalia agli organi di competenza, perchè Cupra non può pagare per le scelte degli altri, effettuate a discapito del suo territorio, senza essere minimamente interpellata».

mercoledì 19 novembre 2008

Interrotta la strada litoranea a Marina Palmense per l’arretramento della spiaggia: un esempio di gestione avventata della costa.

COMUNICATO STAMPA



Ci risiamo, di nuovo gravi problemi di arretramento della spiaggia a Marina Palmense.
A Marina Palmense, dopo i lavori di ampliamento delle barriere soffolte e dopo il ripascimento dello scorso anno che nel loro complesso sono costati circa 3 milioni di euro, come appreso dalla stampa locale, la spiaggia si è ritratta a nord delle barriere costringendo il comune alla chiusura della strada litoranea.
L’arretramento infatti ha inghiottito tutta la spiaggia a nord delle barriere, ha coinvolto la strada litoranea e ha creato una scarpata di circa 2 metri pericolosa al transito.
Inoltre, molto probabilmente, con l’inizio dell’inverno e le relative mareggiate il processo di cedimento della strada sarà ancora più intenso.
Secondo Legambiente tale erosione è il risultato di una gestione della costa che non tiene conto di una visione complessiva del sistema costiero ma che cerca di risolvere singoli problemi su pressione di amministratori locali e operatori economici interessati, con soluzioni adatte a soddisfare gli interessi locali immediati, ma che sono inefficaci o controproducenti in tempi più lunghi.
Basti ricordare la quasi completa sparizione del primo ripascimento di Marina Palmense in coerenza con una nostra previsione di inidoneità del materiale impiegato. Col cedimento della spiaggia a nord gli interventi finora fatti si sono rivelati inutili o addirittura dannosi.
Il tutto mentre la Regione Marche sta provvedendo a finanziare altri ripascimenti con sabbie fini su spiagge ciottolose o addirittura con barriere radenti, destinati quindi a durare fino alle prime mareggiate invernali.
Legambiente ritiene che questa pratica di intervenire sui sistemi costieri senza studi appropriati condotti da organismi indipendenti (come università ed enti di ricerca) e senza una visione complessiva, ma dettata da richieste ed interessi particolari, sia particolarmente deleteria e che comporti solo sperpero di denaro pubblico, senza risolvere il problema, anzi con il rischio di aggravarlo. Ciò comporta conseguenze negative per tutti i seri operatori economici che hanno interesse ad una reale risoluzione del problema dell’arretramento delle spiagge, in visione anche di una valorizzazione dell’ambiente naturale.


Fermo 18 novembre 2008
il presidente
G. Conte

giovedì 13 novembre 2008

ITALIA SOMMERSA DAL CEMENTO







ITALIA SOMMERSA DAL CEMENTO : IL PRESIDENTE DI AGRITURIST (CONFAGRICOLTURA) PRENDE CARTA E PENNA...
E SCRIVE A SILVIO BERLUSCONI

Signor Presidente, ogni giorno scompaiono quasi 1000 ettari di suolo destinato all’agricoltura: produzione agroalimentare, turismo ed ambiente, distrutti!



Tutti convengono sulla necessità di rilanciare il turismo valorizzando i nostri paesaggi e l’offerta enogastronomica, tutti convengono sulla necessità di tutelare le produzioni agricole italiane, tutti convengono sulla necessità di conservare il nostro patrimonio ambientale per difenderci dall’inquinamento e favorire l’ossigenazione dell’aria... Ma pochi sanno che tutto questo è fuori della realtà. La realtà è un’altra: dal 1982 al 2005, in appena 25 anni, ci siamo mangiati quasi 6 milioni di ettari di suolo agricolo, con una riduzione della superficie coltivata di 3,1 milioni di ettari.

Per suonare la sirena di emergenza il Presidente di Agriturist, Vittoria Brancaccio, ha preso carta e penna e ha scritto al Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, esponendogli i dati ISTAT che documentano questo saccheggio, e ricordando come in Germania, già nel 1999, l’allora Ministro dell’Ambiente, Angela Merkel (oggi Primo Ministro), emanò una legge che obbligava, per nuove costruzioni, a recuperare almeno il 70% di suolo già urbanizzato. L’ha seguita il Primo Ministro britannico Tony Blair, nel 2001, con una legge simile che ha permesso la successiva crescita urbanistica di Londra senza rubare un solo ettaro alle campagne circostanti.

Aggiunge, senza alcuna illusione, il Presidente di Agriturist: “Autorevoli studi di urbanistica affermano che, quando saranno realizzati i piani di sviluppo territoriale già approvati dai comuni per i prossimi anni, il ritmo di sottrazione di suolo all’agricoltura segnerà una ulteriore rilevante accelerazione”.


Ecco “i numeri” raccolti ad Agriturist da fonte ISTAT.

Confronto delle destinazioni dei terreni agricoli nell’intervallo 1982-2005
Fonte ISTAT (milioni di ettari) - Eventuali non corrispondenze dei totali sono determinate dagli arrotondamenti

Destinazione 1982 1990 2000 2005
Seminativi 8,33 8,13 7,33 7,08
Legnose 2,98 2,79 2,46 2,29
Prati e pascoli 4,52 4,13 3,42 3,35
Superficie Agricola Utilizzata
15,84 15,05 13,21 12,71
Boschi (1) 5,64 5,51 4,58 3,65
Altro (2) 2,15 2,15 1,82 1,45
Superficie Agricola Totale
23,63 22,70 19,61 17,80
Riduzione SAT ha/ giorno
318,5 846,6 991,8

(1) La riduzione del patrimonio boschivo negli anni 2000 e 2005 è influenzata dall’esclusione di alcuni boschi pubblici dal rilevamento agricolo, in quanto inseriti in aree naturalistiche protette.
(2) La voce si riferisce a: arboricoltura da legno, superficie non utilizzata, altra superficie.


“Ci rivolgiamo a Lei, signor Presidente - conclude il Presidente di Agriturist - perché la sistematica sottrazione di suolo all’agricoltura è un problema intersettoriale che investe ampiamente l’interesse nazionale sotto il profilo agricolo, turistico, paesaggistico, ambientale. Ed esprimiamo l’auspicio che Ella voglia attivare immediatamente una iniziativa governativa per affrontarlo efficacemente”.

Il messaggio è stato inviato per conoscenza ai Ministri dell’Agricoltura, Luca Zaia, e dell’Ambiente, Stefania Prestigiacomo, e al Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega per il Turismo, Michela Vittoria Brambilla.


12 novembre 2008

martedì 11 novembre 2008

LEGAMBIENTE MARCHE CONDANNA ASPRAMENTE LA QUADRILATERO:


SINTOMO DI UNA MIOPIA SEMPRE PIU' GRAVE DI CHI GOVERNA

PERCHE' NON RIESCE A CAPIRE LE REALI ESIGENZE DI QUESTA REGIONE


ANCONA – Legambiente Marche spara a zero sulla Quadrilatero:'Il più grande errore politico degli ultimi decenni”.
Dopo la recente notizia dell'ulteriore finaziamento di 536 milioni di euro deliberato dal Cipe per il completamento della SS77, l'associazione ambientalista attacca duramente la Regione Marche rea di continuare a favorire una politica sempre più miope quindi distante dalle reali esigenze del nostro territorio.
Legambiente, pur consapevole che alcuni tratti stradali vadano riqualificati (come ad esempio è necessaria la messa in sicurezza della Muccia-Colfiorito) continua a condannare l'idea che lo sviluppo economico della regione dipenda principalmente dal sistema viario. C'è ancora chi è convinto che le nostre imprese saranno favorite da qualche strada in più mentre invece proprio questo contribuirà ad indebolirle. Come pure l'agricoltura subirà un duro colpo se ad esempio le gallerie previste nella zona delle sorgenti del fiume Chienti diverranno realtà (oltra naturalmente al conseguente deturpamento del paesaggio). Al contrario di quanto sta avvenendo in altre regioni italiane e nelle politiche europee, nelle Marche nessuno fa niente per potenziare il trasporto ferroviario. Devono ancora essere presi provvedimenti per la linea Civitanova-Albacina come pure non è stato spero nemmeno un eruo per migliorare la tratta adriatica che copre un territorio dove vive e lavora la maggior parte dei marchigiani oppure ancora non è stato fatto niente per il raddoppio della Falconara-Orte. Un'infrastruttura intermodale (Treno-Nave-Aereo) che ci faccia tenere il passo europeo, è possibile già da ora.
Per questo, per la sfida al futuro, le Marche hanno bisogno invece di più mobilità sostenibile (più investimenti su treni e metropolitane di superficie, più servizi di trasporto pubblico……) recuperando il progetto del Corridoio Adriatico e molte infrastrutture ‘dolci’, come quelle telematiche, dei presidi sanitari e scolastici, dei servizi di cura e manutenzione del territorio, dei servizi alle imprese, dei centri di ricerca e innovazione, delle reti dell’ospitalità per la valorizzazione anche turistica dei nostri paesaggi, ambienti, beni culturali, saperi, produzioni agricole tipiche, parchi, artigianato e manifatture di qualità Solo così potremo migliorare in conoscenza, ricerca, innovazione e sviluppo per essere competitivi in un mondo in continua evoluzione a prescindere da qualche kilometro di strada in più.Legambiente Marche lancia infine un appello affinché quelle forze politiche e sociali ma anche tutti i cittadini e comitati che sono contrari all'opera e al meccanismo di finanziamento della stessa (sottraendo cioè territorio e risorse finanziare agli enti locali) facciano sentire la loro voce.

mercoledì 5 novembre 2008

Dal "Il Messagero"- 3novembre 2008 : ELIO delle STORIE TESE a DIFESA del PAESAGGIO MARCHE


Son0 passati quasi trent’anni di carriera e, nonostante il sangue piceno nelle vene, giovedì sera si potrà tranquillamente parlare di debutto al teatro Ventido Basso. E tutto grazie a...Frankenstein, di cui Elio -mitico leader delle Storie Tese- prenderà le sembianze nel Concerto mostruoso, primo appuntamento della stagione musicale allestita dalla Società Filarmonica Ascolana. Si tratta, quindi, di una specie di esordio nel capoluogo piceno per un artista che proprio nell’Ascolano vanta una parte di albero genealogico (la madre è nata a Cossignano), possiede una casa per i momenti di relax (sempre a Cossignano) e che da sempre si muove in prima linea per la tutela del paesaggio piceno. Come quando si presentò alla première del nuovo disco Studentessi, lo scorso maggio alla Feltrinelli di Ancona, indossando una t-shirt con l’eloquente scritta Salviamo il paesaggio delle Marche.Oppure quando ha preso una posizione forte contro la costruzione del tratto Valtenna-Valtesino della Mezzina, la strada medio/collinare a scorrimento veloce che dovrebbe collegare il Maceratese all’Ascolano. «Non capisco a cosa serva -ha sempre sostenuto Elio, laureato in ingegneria e attento studioso delle dinamiche del territorio- Conosco benissimo queste zone, sono cresciuto qui e torno spessissimo. Secondo me non ha senso e continuo a non comprendere chi consideri utile la creazione di questa vera e propria autostrada».Inoltre Elio è tra i promotori del Coordinamento regionale per la salvaguardia del paesaggio delle Marche, insieme a personaggi come Giobbe Covatta, pugliese ma originario di Colli del Tronto, e soprattutto il pittore Tullio Pericoli nato proprio a Colli. Insomma prima o poi doveva arrivare anche un’esibizione nel Massimo ascolano. Eccolo dunque il Concerto mostruoso che dopo il piccolo rodaggio dello scorso gennaio arriva ad esordire con una nuova produzione, in cui spicca l’ensemble dei 35 elementi dell’Orchestra Sinfonica Abruzzese diretta da Danilo Grassi. Sarà uno spettacolo in pieno Elio-style in cui il cantante de La terra dei cachi varcherà i confini tra teatro, cabaret e musica per cimentarsi con Frankenstein! Pan-demonium per chansonnier e orchestra, l’opera neogotica scritta da Heinz Carl Gruber nel 1977. «Non è un caso ha dichiarato Stefano Belisari vero nome di Elio Il mostro nella musica è rimasto l’unico spazio di libertà, il mostro come figura dell’ultimo anarchico possibile».

di LUCA Capponi