martedì 1 aprile 2008

RIUNIONE ad ANCONA del COORDINAMENTO PAESAGGIO MARCHE

VENERDI' PROSSIMO 4 aprile p.v ore 16 presso la sede di Legambiente Marche ad Ancona in via Vittorio Veneto 11 si terrà una riunione IMPORTANTISSIMA del COORDINAMENTO PAESAGGIO MARCHE

Questa riunione sarà l'occasione per fare il punto sulle prossime attività del Coordinamento. Sarà quindi indispensabile che anche i rappresentanti di quelle associazioni che pur aderendo al Coordiamento non hanno mai potuto partecipare agli incontri precedenti, siano presenti il 4 aprile. E' possibile dare conferma il prima possibile (comunicando i nominativi di chi verrà e numeri di telefono di riferimento) rispondendo a questa e-mail oppure chiamando il numero 071 200852.

All'ordine del giorno:

1) stato della raccolta firme ( chi non l'ha ancora fatto, durante la riunione sarà possibile portare il documento con le firme raccolte)

2) rapporti con la Regione

3) prossime iniziative del Coordinamento

4) progetto sito web

BLOCCATO IL CEMENTO INGIUSTIFICATO A LAPEDONA

Cari amici,
vi annuncio una importante notizia.

Ho aspettato solo ora che sono venuto in possesso della Nota trasmessa dalla Provincia al Comune di Lapedona il 19 marzo 2008 per annunciarvi che:
la famigerata Variante al P.R.G. di Lapedona, già apparsa sulle cronache locali per la temuta "Colata di cemento", è stata bocciata dalla Provincia di Ascoli Piceno in quanto non conforme al P.T.C.P. (Piano territoriale di Coordinamento Provinciale) e per altre macroscopiche difformità alla Legge Regionale n. 34/92, alla Legge dello Stato n. 1150/42 ed alla Legge Regionale n. 7/2004. Se leggerete con attenzione l'allegato che vi trasmetto, gli addetti ai lavori meglio di altri, potranno capire che la Variante non solo dovrà essere ripubblicata, ma in particolare dovrà essere integrata in maniera tale che dovrà essere rifatta completamente, ponendo particolare attenzione agli ambiti di crinale. Pensate che potrà essere accettata solo se il P.R.G. vigente sarà stato completato al 70%!
Le Osservazioni fatte dai cittadini (ormai Comitato Tutela Valle dell'Aso) e dal Coordinamento Ambientalista del Fermano erano tutte esatte.
Pensate che il Consiglio Comunale nella sua incompetenza e su indicazione dell'Ufficio Tecnico aveva respinto completamente le nostre Osservazioni, la Provincia invece, ha accolto tutto il correttissimo contenuto delle stesse!!!
Credo che abbiamo ottenuto un'importante risultato che potrà fare da caposcuola a tante altre situazioni di "sprawl" (costruzioni a dispersione) che dilagano nella nostra Regione.
Basta al consumo scriteriato del nostro pregiato territorio! Basta aggredire queste colline impareggiabili, patrimonio di tutti!
Grazie a tutti coloro che hanno collaborato a questo importante risultato, ma vi chiedo ancora qualche sforzo perchè dovremo ancora vigilare...
Un cordiale saluto a tutti,
Gianni Conte
Comitato Tutela Valle dell'Aso e Coordinamento Ambientalista del Fermano

giovedì 13 marzo 2008

PROPOSTA DI UNA CARTA DEL TERRITORIO MARCHE

CANTIERE “ALTRE MARCHE”

CARTA DEI DIRITTI DEL TERRITORIO


Premessa
Il territorio è stato per lungo tempo considerato come lo spazio in cui si esplica l’agire ed il dominio dell’uomo. Deposito di risorse a nostra disposizione ed infinitamente utilizzabile.
Il suolo è stato suddiviso in proprietà e classificato in base alla rendita derivante dalle attività primarie che si potevano svolgere su di esso.
Con l’avvento dell’economia di mercato, il suolo ha assunto nuovo valore come bene immobiliare ed ha moltiplicato la sua rendita in funzione della edificabilità. Per regolamentare l’usufrutto di tali rendite e governare gli interessi concorrenziali sullo sfruttamento dei suoli in favore della disponibilità di spazi pubblici è nata la disciplina urbanistica.
Sotto la spinta della crescita demografica e delle speculazioni derivanti dalla possibilità di trasformare, attraverso l’urbanistica, la destinazione d’uso delle aree, abbiamo assistito negli ultimi decenni alle de-composizione del territorio, alla perdita di riconoscibilità degli elementi costitutivi, delle interrelazioni e della stessa identità dei luoghi.
E’ ormai scomparsa una chiara distinzione tra città e campagna. Grazie alla tecnica abbiamo ritenuto di poter superare i legami di necessità tra le forme del costruito e le forme della terra. Abbiamo così alterato profondamente le gerarchie insediative, le antiche regole costruttive del paesaggio, senza introdurne di nuove.
Il paesaggio, manifestazione essenziale di quel territorio antico che definiamo “il territorio della necessità”, viene aggredito dal non-paesaggio, immagine standardizzata di una periferia omologa, manifestazione essenziale del “territorio dello sviluppo”, dove anche i luoghi vengono soppiantati dai non-luoghi (1).
Recuperare una visione unitaria del territorio. E’ questa la speranza che ci deve muovere se vogliamo evitare che tutto vada distrutto.
Dobbiamo tornare a pensare il territorio come un’opera d’arte. Un’architettura della terra (2), dove ogni nostro gesto sia manifestazione di una Sunesis, di una comprensione intima, e di una compassione, della terra.
Oggi ricerchiamo la sola funzionalità ma alla fine non riusciamo ad ottenere neanche quella, perché l’utilità di una cosa dipende anche dalla sua stabilità e dalla sua bellezza.
Per questo il territorio non va considerato come cumulo di risorse ed è un passo avanti troppo debole assicurarsi soltanto la riproducibilità delle risorse, come vuole il concetto di sviluppo
Il valore del territorio è il valore stesso della comunità che lo abita.
Contrapponiamo al termine sviluppo quello di sostenibilità per determinare la bontà di una scelta.
Contrapponiamo al termine sviluppo, come liberazione dai legami col contesto, quello di limite come riconoscimento e rispetto di quegli stessi legami.

(1) dalla definizione data da Marc Augè
(2) dalla definizione data da Amos Masè

Principi generali
1 – Il territorio è un bene comune. Qualunque politica territoriale deve avere origine e fine nell'esclusivo interesse della collettività, secondo modalità coerenti con i caratteri fisici, morfologici, biologici, storico-culturali e paesaggistici propri del territorio considerato.
2 – Le strategie e le scelte delle amministrazioni locali in materia di politiche territoriali devono vedere il completo coinvolgimento delle comunità locali. Qualunque decisione in materia deve essere il risultato condiviso di una discussione aperta a tutti i i cittadini, ai quali va assicurata la possibilità di esprimere la propria opinione in sede di progetto, individuando la migliore tra le possibili situazioni, che privilegi il rispetto del territorio, dell'ambiente e della salute di tutti.
3 – Il territorio è un'opera d'arte. La sua architettura è il risultato di un processo storico di adattamento alla morfologia originaria da parte delle diverse culture umane che lo hanno abitato. Questo processo ha definito l'identità del luogo. Ogni intervento nel territorio deve comporsi nella sua architettura e riconoscerne l'identità.
4 – Il paesaggio è l'immagine del territorio. Il paesaggio è espressione autentica e vivida di un'idea di territorio, di una cultura. Pertanto non ha senso museificare un ideale paesaggio rurale per salvarlo dall'avanzare del paesaggio della periferizzazione urbana. Occorre affermare l'idea del territorio come opera d'arte perché il paesaggio ritorni ad essere immagine di bellezza.
5 – Il territorio – in particolare quello delle Marche – ha storicamente saputo coniugare lo spazio urbano e lo spazio rurale in un sistema insediativo diffuso dove i “vuoti” hanno il medesimo carattere strutturale dei “pieni”. Occorre porre dei limiti alle espansioni urbane in modo da salvaguardare gli spazi aperti che permettono di conservare l'organizzazione insediativa e l'identità dei diversi luoghi. Occorre dare “forma” ai luoghi di produzione in modo da renderli elementi definiti, capaci di porsi in relazione con le altre componenti del territorio. Ogni costruzione ha valore in sé, ma anche in quanto partecipe di una costruzione più grande, composta dalla città e il territorio.
6 – Il territorio è fatto di edifici, di strade, ma anche di colline e montagne, di boschi, di fiumi e di mare. Il territorio è soprattutto fatto di ciò che non è costruito. L'agricoltura è lo sfondo essenziale, costitutivo del territorio e del paesaggio delle Marche. Occorre qualificare l'agricoltura per riportarla alla base di ogni discorso sul territorio, promuovendo una economia basata sulla cooperazione tra le persone, sull'autoproduzione e l'autoconsumo. Gli spazi naturalistici, dove il suolo non è sfruttato a fini produttivi, garantiscono la tenuta bio-ecologica del sistema. Sono la linfa vitale di un territorio. Occorre favorire l'estensione e la connessione delle aree naturalistiche, attraverso il rinnovamento delle modalità di coltivazione dei suoli agrari, attraverso l'istituzione di nuove aree protette, attraverso l'estensione degli spazi verdi inseriti nelle aree urbanizzate.
7 – Le infrastrutture viarie sono spesso elementi che si sovrappongono ad un territorio. Mere connessioni virtuali di due punti, quelli della partenza e dell'arrivo. Le infrastrutture della mobilità sono al contrario elementi costitutivi dell'architettura di un territorio ed attraverso di esse definiamo in che modo noi stessi ci rapportiamo allo spazio che abitiamo. Per questo va favorita una mobilità basata sul trasporto pubblico rispetto a quello privato (bus, metropolitane di superficie, treni locali) e va incentivato l'uso della bicicletta incrementando la diffusione dei percorsi ciclabili. Per questo va utilizzata prioritariamente la ferrovia per il trasporto delle merci.
8 – Ogni intervento volto a modificare il territorio comporta un dispendio di energia. Ecco allora che occorre meditare bene l'opportunità di ogni gesto, in termini di necessità effettiva e di reale beneficio finale per la collettività. E' preferibile utilizzare bene ciò che si ha a disposizione prima di pensare di occupare nuovo territorio. E' meglio ristrutturare che ampliare ed è auspicabile, ove possibile, decostruire, là dove il limite è già stato superato.
9 – Il territorio non è un qualcosa di astratto da disegnare sulle carte, ma una realtà con una propria identità, seppur in divenire. Per questo ispirarsi al bioregionalismo significa tenere presenti le caratteristiche reali di un dato contesto territoriale: le vallate, i fiumi, le tradizioni degli abitanti, il tipo di flora, di fauna, ecc. Si tratta di riconoscere che i luoghi dove viviamo hanno una loro geografia e una loro storia. Capirlo ci può consentire di creare un rapporto armonioso con l'habitat naturale e favorire buone pratiche sociali, economiche, culturali. Impedire politiche territoriali schizofreniche, dove nel giro di pochi chilometri possano convivere scelte virtuose con logiche cementificatrici e distruttive per l'ambiente e gli esseri viventi.

Le Marche
1 – Seppur le nostra regione ha avuto un processo di industrializzazione meno invasivo rispetto ad altre zone del nostro Paese, ormai sono sotto gli occhi di tutti i danni arrecati da una politica industriale e urbanistica invasiva e fortemente impattante. E’ quindi prioritario avviare un processo che modifichi fortemente le scelte del passato.
2 – Il progetto Quadrilatero va assolutamente contrastato perché distruttivo e basato su una logica che vede il territorio come una grande torta da divorare. Inoltre saccheggia le casse dei Comuni facendo pagare ai cittadini una scelta sulla quale, ancora una volta, non hanno potuto avere voce in capitolo.
3 – E’ necessario redigere una mappa dei luoghi ad alto livello di inquinamento e avviare processi di dismissione di tali impianti. La Raffineria Api di Falconara è sicuramente uno di questi e la sciagurata scelta di rinnovare la concessione va rivista scegliendo una politica energetica regionale basata sulla riduzione dei consumi e sulle fonti rinnovabili così come dettato dal Piano energetico regionale approvato.
Ma oltre il caso della raffineria falconarese esistono, appunto, altre criticità, molte riconducibili alla questione energetica: dalle centrali fossili, alle infrastrutture energetiche portatrici di elettrosmog, al problema delle centrali eoliche. Inoltre il problema pressante delle cave, con tutte le speculazioni che ci sono dietro e le pesanti conseguenze ambientali.
4 – Una piccola regione come la nostra non può subire una presenza asfissiante del traffico urbano ed extraurbano. Il nostro territorio ogni giorno deve subire un costante assedio dal traffico privato di ogni genere. Va rilanciata una politica della mobilità che limiti il pendolarismo e comunque metta il trasporto pubblico al centro del progetto. Per i centri lungo la costa deve essere lanciata una grande campagna atta a favorire l’uso della bicicletta come mezzo di spostamento.
5 – Le Marche hanno un'antica tradizione contadina. Negli ultimi decenni un processo di industrializzazione capillare ha snaturato questa sua vocazione, favorendo anche lo spopolamento del suo entroterra. In questi anni si è andata affermando un’agricoltura basata sulla qualità, basti pensare alla crescita del biologico, e sulla filiera corta, a discapito dell’agrobusuness. Questa tendenza va favorita rafforzando il legame tra mondo dell’agricoltura e i cittadini. Inoltre le municipalità devono favorire quelle attività di piccola autogestione e autoconsumo (orti condominiali, recupero di piccole zone incolte) che cambino il volto delle nostre piccole città, spesso ormai diventate metropoli in miniatura.
6 – La piccola dimensione delle nostre città rende più facile il coinvolgimento dei cittadini di fronte alle scelte delle amministrazioni locali per quanto riguarda anche le politiche territoriali. La nascita un po’ ovunque, anche nella nostra regione, di comitati contro le decisioni dei Comuni dimostra come ci sia una cronica incapacità di promuovere percorsi di partecipazione per evitare che i cittadini si trovino di fronte al fatto compiuto. Naturalmente esistono anche comitati estremamente corporativi che si muovono in un’ottica estremamente settoriale e che stentano ad avere una visione più generale dei problemi. Ma la loro nascita testimonia un disagio diffuso che va orientato alla partecipazione e alla crescita di una coscienza ecologica che vada oltre l’aspetto specifico oggetto della mobilitazione.
7 – Le nostre zone montane sono un grande patrimonio di bellezza naturale e architettonica che va salvaguardato. La dismisura tra insediamento sulle coste e presenza nell’entroterra va riequilibrato non a vantaggio di un invasione delle zone interne, ma attraverso scelte che nel rivedere gradualmente le politiche fatte in questi decenni sul litorale basate sulla cementificazione selvaggia, favoriscano un riequilibrio basato anche in questo caso, sulla qualità degli interventi.
Sulla costa va fermata la logica speculativa di cementificazione. Vanno invece proposte politiche urbanistiche basate sul riutilizzo degli edifici, su un turismo di qualità dove la riconversione ecologica delle strutture dia un segnale, anche attraverso il coinvolgimento e la sensibilizzazione degli operatori turistici, di netta inversione di tendenza.
Nelle comunità montane vanno aumentate le zone di riserva naturale che rischiano di essere stravolte da megaprogetti, come la Pav. Un parziale ripopolamento non deve avvenire attraverso l’edificazione di nuove case, ma recuperando il patrimonio abitativo esistente. Vanno anche qui privilegiate le attività turistiche basate sul rispetto dell’ambiente e del territorio. Vanno individuati eventuali insediamenti industriali fortemente inquinanti, costringendo la proprietà ad un intervento che annulli le emissioni dannose per chi lavora e per l’ambiente.
Vanno impediti tutti quegli insediamenti privati, industriali e della stessa proprietà pubblica lesive del territorio e del paesaggio.
8 – L'utilizzo intensivo dell'acqua dei fiumi a fini agricoli e industriali rischia di arrecare danni e alterare l'habitat. Una buona e virtuosa politica economica non può prescindere dal recupero dell'equilibrio idrogeologico, attraverso anche la ripiantumazione delle siepi, il rimboschimento dei fossi e dei corsi d'acqua, anche in un'ottica di recupero della biodiversità floristica e di rifugio della fauna selvatica.

CONVEGNO A FERMO SUL TERRITORIO MARCHE

Si é svolto domenica 9 marzo 2008 a Fermo, nell’ambito dell’annuale incontro di “TIPICITA’”, la ormai consueta fiera delle migliori produzioni eno-gastronomiche del territorio, il Convegno promosso dalla Regione Marche “Vivere il territorio valorizzando il paesaggio”.
All’incontro erano presenti il presidente del Consiglio Regionale Raffaele Bucciarelli, il sindaco di Fermo Saturnino Di Ruscio, la Presidente della IV Commissione Consiliare Rosalba Ortenzi, l’assessore Regionale Loredana Pistelli, Maria Luisa Polichetti per il coordinamento scientifico del Piano Paesistico Regionale, Renato Novelli responsabile del progetto “Laboratorio Marche” e Tiziana Maffei dell’Ordine degli architetti di Ascoli Piceno.
Tutti interessanti e condivisibili gli interventi dei relatori. La proposta dei politici riguardava la proposta di modifiche alla legge regionale per l’Urbanistica, la n. 34 del 1992 ed alla legge regionale per le zone agricole, la n. 13 del 1990. Tra gli spunti più interessanti, sicuramente la dissertazione del professor Novelli che ha analizzato il paesaggio nella sua evoluzione e nei suoi significati più profondi, illustrando come potrebbe essere vissuto il “paesaggio” in questa nostra epoca post-industriale e quanto il paesaggio rappresenti il nostro modo di vivere.
La sala era gremita di cittadini, ma soprattutto di addetti ai lavori, professionisti, politici, architetti e tecnici tra cui numerosi esponenti del “Coordinamento Regionale Salviamo il Paesaggio delle Marche”, movimento a cui hanno aderito oltre 60 associazioni e comitati di cittadini che intendono tutelare questo prezioso bene che, spesso viene ignorato e vilipeso da interventi che non hanno alcuna giustificazione.
La relazione dell’architetto Tiziana Maffei, davvero appassionata e coinvolgente, ha introdotto gli argomenti più caldi per il dibattito con il pubblico che è stato accesissimo.
Uno degli aspetti rilevati da Giovanni Conte, aderente al Coordinamento Regionale per il Paesaggio, nonché animatore del Comitato per la Valle dell’Aso, è stata la profonda contraddizione che emerge dalle proposte di modifiche delle due leggi regionali, rispetto all’obbiettivo di voler qualificare e valorizzare il nostro territorio. Ha dichiarato che tali proposte di modifiche introducono una vera e propria “deregolazione” ad imitazione di quanto è avvenuto nella Regione Lombardia, la quale ha determinato conseguenze dannose per il territorio, inaccettabili per la realtà marchigiana. Per questo motivo ha posto l’accento su alcuni esempi allarmanti che aggrediscono il nostro territorio e che le nuove leggi elaborate in questo modo, non riuscirebbero mai ad impedire.
Franco Frapiccini del Coordinamento Regionale per il Paesaggio ha introdotto una serie di osservazioni di alta valenza tecnica, quali preziosi suggerimenti per elaborare una nuova legge del “Governo del Territorio” che comprenda tutti gli aspetti per un corretto e sostenibile sviluppo. Altri preziosi interventi hanno sottolineato la necessità di porre maggiore attenzione all’ osservanza delle leggi in vigore, operando quindi controllo più rigorosi e denunce degli scempi e degli abusi che cominciano ad aggredire irrimediabilmente il territorio della nostra Regione.
I lavori si sono conclusi con una presa d’atto del presidente Bucciarelli e della presidente Ortenzi, i quali hanno ribadito la democraticità della procedura adottata per l’elaborazione delle predette leggi. Infatti grazie a questo tipo di confronti ed ai preziosi contributi di quanti, ancorchè veri esperti, vivono a contatto con il “territorio”, le leggi in questione possono e devono essere concertate con la base, ovvero i cittadini che ritornano ad essere così parte attiva con la politica.
L’incontro si è concluso positivamente, rimandando a breve un incontro tra i Comitati e la parte politica per le integrazioni o le modifiche necessarie.

mercoledì 20 febbraio 2008

I CITTADINI DICONO NO in VALDASO a NUOVI CAPANNONI PER GALLINE!

BATTUTA DI ARRESTO PER I CAPANNONI IN VAL D’ASO

Si è svolta il 13 febbraio 2008 presso la sala della bocciofila del Comune di Monte Vidon Combatte l’inchiesta pubblica per la Valutazione di Impatto Ambientale (V.I.A.), richiesta dal Comune e dall’Associazione “Agritur Aso” con il Coordinamento Ambientalista del Fermano (Italia Nostra, Legambiente, WWF, Archeoclub, Lipu e River Keep), dal “Comitato per la Tutela della Valle dell’Aso” e dai cittadini firmatari di una petizione, per valutare il progetto di insediamento di 5 nuovi capannoni industriali per l’allevamento di circa 580.000 polli proposto dalla ditta F.lli Monaldi.
L’argomento era piuttosto scottante perché si trattava di valutare il nuovo insediamento in quanto trattasi di industria insalubre di prima classe. Infatti erano presenti in sala molti sindaci dei comuni limitrofi, l’assessore all’agricoltura della Provincia di Ascoli Piceno, il Consigliere Regionale Ciriaci, i titolari della ditta Monaldi ed i funzionari della Regione incaricati di condurre l’inchiesta pubblica: dott. Piccinini e arch. Cremonesi.
La regione ha coordinato l’assemblea chiedendo ai tecnici dell’azienda Monaldi di illustrare il progetto agli oltre trecento cittadini presenti in sala.
Preciso, circostanziato ed esplicativo il primo intervento di Giovanni Conte, rappresentante del “Coordinamento Ambientalista del Fermano” ed in rappresentanza del “Comitato per la Tutela del Territorio della Valle dell’Aso”. Ha illustrato in sintesi le Osservazioni che erano state presentate il 6 dicembre, sollevando gli interrogativi sull’opportunità del progetto dell’azienda, in palese conflitto con gli interessi diffusi dell’intera vallata ed in contrasto con lo sviluppo di questa Valle che, più di ogni altra nella Regione Marche, conserva la cultura, le tradizioni, le eccellenze rurali e la bellezza di un “paesaggio” minacciato da aggressioni insostenibili; le stesse che in altre valli invece hanno già gravemente compromesso il territorio. L’intervento di Conte ha poi dato risalto ai dubbi manifestati dai cittadini sul già notevole impatto ambientale dei tre capannoni esistenti. Non da meno è stato l’intervento dell’architetto Riccardo Picciafuoco in rappresentanza del Coordinamento Regionale “Salviamo il paesaggio delle Marche” a cui aderiscono circa 45 associazioni; in sintesi ha descritto le ragioni per una valutazione ampia del tipo di insediamento, ponendo l’attenzione sulle ricadute negative all’insieme del territorio della Valle dell’Aso.
Roberto Ferretti dell’Associazione “Agritur Aso” ha suggerito nel corso del suo intervento all’azienda Monaldi soluzioni alternative in luogo degli impianti industriali, per esempio la realizzazione di un centro di studio e ricerca di zootecnia agro-alimentare di eccellenza a carattere internazionale.
Numerosi sono stati i successivi interventi, tra cui ricordiamo quello del direttore del Coldiretti, di Renzo Ciriaci dell’Associazione, dell’Assessore provinciale all’agricoltura, del sindaco di Ortezzano e altri, tutti concordi dell’incongruità del progetto Monaldi in questa qualificata area agricola, fortemente caratterizzata da insediamenti agrituristici e da un paesaggio ancora intatto, se non fosse per la presenza dei tre capannoni che la ditta Monaldi ha insediato nel 2000.
La svolta ai contenuti dell’assemblea è avvenuta verso la fine, a seguito del secondo intervento di Conte che ha sollevato dubbi sull’aspetto tecnico e procedurale dell’iter del progetto. Infatti il qualificato intervento dell’architetto Stefanini, membro della Commissione Nazionale per la V.I.A. che ha decretato l’assoluta carenza degli elementi fondamentali necessari all’esame di Valutazione di Impatto Ambientale.
Il coordinatore dell’inchiesta pubblica della Regione, dott. Piccini ha infatti rilevato e confermato tale carenza ed ha invitato la ditta Monaldi a ripresentare il progetto.
L’iter amministrativo si è quindi interrotto ed i cittadini hanno tirato un respiro di sollievo!
Si aprono ora diverse possibilità per l’azienda Monaldi, soprattutto alla luce di quanto è emerso: potrebbe valutare l’opportunità di presentare un nuovo progetto o cogliere i suggerimenti per studiare un diverso tipo di intervento che si inserisca meglio nel contesto territoriale e che sia rispondente alle peculiarità della Valle dell’Aso, al piano di sviluppo della stessa e avvantaggiarsi del nascente marchio di qualità “Valdaso”.
Restano ferme le richieste dei cittadini di vedere a breve la risoluzione ai fastidiosi problemi causati dagli attuali impianti esistenti. Chiedono infatti di ridurre l’impatto ambientale in generale, di mitigare l’impatto paesistico delle attuali strutture con idonea cintura di alberi, di eliminare i cattivi odori e le innumerevoli mosche che l’estate scorsa hanno infestato tutta la zona.

giovedì 24 gennaio 2008

Appello "Salviamo il paesaggio delle Marche"


E' in atto una grossa mobilitazione d'opinione per salvare il paesaggio marche. All'appello hanno aderito Elio delle storie Tese, Neri Marcorè, Tullio pericoli, Giobbe Covatta. Potete trovare l'appello e la possibilità di firma online sul sito di legambiente marche www.legambiente-marche.com
RIUNIONE PAESAGGIO MARCHE il 28 gennaio 2008

Vi invitiamo lunedi 28 gennaio, ore 17, presso l'agriturismo dei nostri amici "La Scentella" di Petritoli, per discutere dell'avanzamento dell'iniziativa "Salviamo il paesaggio delle Marche" , a cui aderiamo, e delle novità in corso!

Intervenite numerosi. Più siamo e più ci confrontiamo